16 aprile 2018

Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi c'è una recensione speciale, che testimonia la parte positiva dei social e la bellissima community di lettori che si è creata: una recensione doppia! Ebbene sì, io e Annamaria del blog La contessa rampante abbiamo legato molto e abbiamo deciso di leggere un libro insieme: il secondo volume della saga dei Cazalet. Se non sapete di cosa sto parlando, andate a leggere la recensione del primo libro (che ho amato!) qui. In ogni caso potete tranquillamente leggere anche questo articolo perché eviterò ogni spoiler importante! Eccovi quindi la recensione de Gli anni dell'attesa di Elizabeth Jane Howard.


Titolo: Il tempo dell'attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi
Data pubblicazione: 1991 / 2016
Pagine: 624


La saga dei Cazalet ha spopolato in questi ultimi anni e forse già sapete che si tratta di una saga familiare che racconta la vita e le abitudini di un'ampia famiglia inglese della prima metà del '900, composta da uomini, donne e bambini di un po' tutte le età. 
La caratteristica migliore di questi libri forse è proprio la coralità della narrazione, che spazia continuamente tra punti di vista diversi e crea nel lettore un senso di familiarità e di coinvolgimento nelle vicende e nei problemi dei personaggi.
All'inizio di questo secondo volume infatti, come mi aspettavo, sono stata catapultata totalmente nella storia: nonostante siano passati mesi dalla lettura del capitolo precedente, non ho avuto bisogno di riadeguarmi ai nomi dei numerosi protagonisti e alle loro storie; è stato un po' come tornare in un luogo perfettamente conosciuto, come quando si torna a casa dopo aver passato molto tempo lontani.

Ma, c'è un ma. Dopo l'iniziale sensazione di immediato comfort infatti qualcosa cambia: siamo nel 1939, e scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Le conseguenze, ovviamente, non tardano ad arrivare.
Si inizia a percepire un'atmosfera di gelo e ansia che non è per niente tipica della famiglia Cazalet: tutti hanno bisogno di fare qualcosa, alcune donne vogliono arruolarsi come infermiere, alcuni uomini come soldati, qualcuno si dichiara pacifista e vorrebbe agire contro il conflitto, altri non danno la giusta importanza alla situazione. La guerra entra prepotentemente nella vita dei Cazalet, e stravolge la loro quotidianità.
Ciononostante, essa rimane allo stesso tempo sullo sfondo: non si narrano le battaglie o le difficoltà affrontate da coloro che si sono effettivamente arruolati, non si parla della vita vera nella guerra; purtroppo noi rimaniamo a casa, insieme alle donne e ai più piccoli.

E dico purtroppo perché in questo modo la nostra visione della vita dei protagonisti rimane parziale: l'attenzione di tutto il libro continua ad essere rivolta alla famiglia nella villa di campagna, Home Place, o nei pressi di Londra. Quello che succede all'esterno, la Storia, lo viviamo solo attraverso notizie sussurrate o lette nei giornali, aerei militari che volano, bombardamenti nelle vicinanze.. E soprattutto attraverso le diverse abitudini che i Cazalet devono adottare: le loro giornate diventano ripetitive, tutti si trovano costretti a tanti lavori diversi, rammendare, cucinare, raccogliere legna, per far fronte alle mancanze dovute alla guerra. La noia e la monotonia, la situazione di stallo, si percepiscono moltissimo. C'è un senso di impotenza e di tristezza che aleggia nella famiglia e che si impadronisce anche del lettore.

È quindi inevitabile che la lettura sia più lenta rispetto a quella del primo libro, e anche meno avvincente.
Non c'è più la spensieratezza e la freschezza che avevo amato ne Gli anni della leggerezza, e il fatto è che non ci sono neanche emozioni forti, combattimenti, adrenalina.
Sicuramente la Howard non scherza quando sceglie i titoli dei suoi romanzi: questo secondo volume è un libro di transizione, di attesa di qualcos'altro.

Nonostante questa sia la mia visione generale del romanzo, non pensiate che non mi sia piaciuto!
C'è innanzitutto una bella novità in questo secondo volume: in alcuni capitoli viene meno la narrazione corale ed essi si concentrano su singoli personaggi. Questo permette di approfondire la conoscenza di molti membri della famiglia e di entrare in sintonia con loro.

Ad esempio ho adorato Clary, che è stata per me una rivelazione. Attraverso di lei l'autrice parla dell'ipocrisia di alcuni adulti, che credono sia meglio tenere lontani i più piccoli dalla conoscenza di eventi tragici, parla della guerra e di quanto sia terribile, parla di vecchiaia e morte. Clary diventa portatrice di tutti i messaggi più importanti di questa storia: quanto sia fondamentale la speranza in una situazione del genere, quanto possano aiutare l'amicizia e il perdono, ma allo stesso tempo anche quanto sia necessario essere diretti e onesti, evitando falsi buonismi e inutili menzogne. Clary è speciale perché non si vergogna di quello che prova e lo ammette, anche se è un sentimento negativo.
Per di più ama scrivere, e ho avuto la sensazione che la Howard abbia espresso la sua personale opinione sulla scrittura attraverso Clary: pagine meravigliose che ogni lettore amerà.

Ci sono anche tanti altri personaggi che maturano ed evolvono: Zoe, nonostante sia alquanto odiosa in alcuni momenti, inizia a trasformarsi e a crescere pian piano, diventando sempre più adulta; Polly inizia a capire la vita vera e, pur mantenendo la sua infinita dolcezza, a fare qualcosa per migliorare; Louise si trova a vivere l'adolescenza e le prime relazioni, e a scoprire il valore dell'amicizia.

I colpi di scena non mancano: c'è chi partorisce, chi subisce una perdita, chi rimane devastato dalla guerra, chi deve affrontare la malattia. I temi del libro sono troppi per essere elencati qui, ma sappiate che Elizabeth Jane Howard è sempre bravissima a presentare la vita in tutte le sue sfumature e i suoi personaggi sono sempre talmente umani da apparire reali, in carne ed ossa. Nessuno dei Cazalet infatti è perfetto, anzi.

Leggendo questo libro ho provato pietà per chi forse non se la meriterebbe, ho provato dolore per chi soffre, ho provato speranza per chi sembra aver trovato il suo personale modo di essere felice.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3.5

Insomma ragazzi, se vi è piaciuto il primo volume, continuate assolutamente con il secondo sapendo che sarà di transizione, necessario al successivo svolgersi della storia. Mi aspetto un terzo libro con i fiocchi!
Se invece non avete mai letto i Cazalet, io ve li consiglio assolutamente.

Ma, cari lettori, prima di finire questo articolo c'è una sorpresina! Io e Annamaria abbiamo pensato di fare un botta e risposta per confrontarci un po' e darvi un'idea delle nostre opinioni. Trovate qui sotto la prima parte, mentre per la seconda potete andare sul blog di Anna.

"Botta e risposta" con Annamaria del blog La contessa Rampante

Ti aspetti che il terzo volume sia migliore del secondo?
A: Lo spero vivamente.
S: Sì, spero in una narrazione più vivace, che affronti maggiormente il tema della guerra.

Qual è il tuo personaggio femminile preferito?
A: Il mio personaggio femminile preferito è Clary.
S: Clary, anche se se la gioca con Polly, che era la mia preferita nel primo volume.

Descrivi i seguenti personaggi con un solo aggettivo:
A: Polly - insicura;   Sybil - mansueta;   Louise - ambiziosa.
S: Polly - dolce;   Sybil - dignitosa;   Louise - superficiale.

Edward, Archie, Christopher: chi sposi, chi baci, chi butti via?
A: Sposo Archie, bacio Christopher, butto via ASSOLUTAMENTE Edward.
S: Sposo Christopher, bacio Archie e butto via Edward (ciao Edwarddd!).

Rachel, Sybil, Louise: chi sposi, chi baci, chi butti via?
A: Sposo Rachel, bacio Sybil e butto via Louise.
S: Sposo Sybil, bacio Rachel, butto via Louise.

Qual è il tuo capitolo preferito?
A: Quello di Clary, Maggio-Giugno 1940.
S: Anche per me Clary Maggio-Giugno '40, narrato in gran parte in forma di lettere, e il seguente, Polly 1940.



Spero che l'idea vi sia piaciuta e mi raccomando, andate a leggere la seconda parte del Botta e Risposta e la recensione di Anna sul suo blog ⇒ QUI.

Leggere insieme è stato bellissimo e come forse noterete ci siamo anche trovate d'accordo praticamente su tutto. 💕

Se volete acquistare i libri della saga potete farlo al link seguente che vi rimanderà al sito di Amazon.
Acquistando da questo link dovrei ricevere una piccola commissione sul vostro acquisto (a voi invece non cambierà niente) che userei per migliorare il blog. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Acquista i libri della saga dei Cazalet

Vi mando un bacione,
Silvia💓

9 aprile 2018

Il giardino segreto - Frances Hodgson Burnett {Recensione no-spoiler}

Buongiorno lettori!

Oggi è veramente un buongiorno: sono davvero felice di essere tornata sul blog dopo la pausa obbligata e soprattutto di farvi la recensione di una lettura che ho amato. Perché Il giardino segreto di F. H. Burnett è un libro che trasmette speranza, positività e ottimismo, non si può non adorarlo. Un libro che consiglio veramente a tutti, perché dà un insegnamento e permette vedere il mondo da un prospettiva più bella. Quindi anche se siete un po' giù e volete risollevarvi il morale, questo romanzo è quello giusto per voi.

Ecco la mia recensione.

Il giardino segreto Burnett recensione felice con un libro

Titolo: Il giardino segreto
Autore: Frances Hodgson Burnett
Data pubblicazione: 1911
Pagine: 229

La storia de Il giardino segreto racconta di una bambina, Mary, che vive in India insieme a due genitori poco presenti, che non vogliono averla intorno e non le forniscono né affetto né educazione. Mary cresce insieme alla sua balia, circondata da servitori che assecondano ogni suo desiderio e capriccio, e così ben presto diventa una bambina antipatica, viziata e dispotica, che non conosce l’amore né il divertimento, una bambina sempre arrabbiata alla quale non piace nessuno. Quando però scoppia il colera, Mary si ritrova improvvisamente orfana e sola, e viene mandata a vivere con un nobile zio, il quale possiede un enorme castello in mezzo alla brughiera dello Yoskshire. Inizia così per la piccola protagonista la vita a Misselthwaite Manor, che si rivelerà tutt’altro che noiosa. Mary infatti scopre che, da qualche parte in mezzo agli immensi prati che circondano il castello, è nascosto un giardino segreto chiuso ormai da dieci anni, nel quale è proibito entrare. Spinta da un’incessante curiosità, Mary inizia, giorno dopo giorno, ad indagare in lungo e in largo, decisa a trovare il misterioso giardino. Ma questo non è l’unico segreto del grande castello: capita a volte infatti, che Mary senta il pianto di qualcuno provenire da una delle tante stanze del maniero, ma ogni volta che prova a parlarne nessuno sembra darle ascolto.

Mano a mano che la lettura prosegue sono sempre di più le domande che nascono spontanee: Dov’è il giardino segreto? Perché nessuno può entrarci da tanto tempo? Chi è che piange dentro il castello? Una delle caratteristiche che spiccano di più di questo libro infatti è la grandissima curiosità che suscita nel lettore. La prima parte in particolare, si legge tutta d’un fiato, spinti dalla voglia di scoprire i misteri della storia.

Ovviamente tutte le domande troveranno una risposta nel corso della lettura, e sorprendentemente anche abbastanza in fretta! Sarà quindi proprio in quel momento, quando tutti i misteri verranno a galla, che la storia prenderà una piega diversa.

Quasi fin da subito infatti, si nota che i segreti di Misselthwaite Manor non sono la tematica principale del libro, essi sono invece lo sfondo di una storia più profonda e, a parer mio bellissima: la storia di una ragazzina dispotica e scorbutica (e persino bruttina) che, spinta dalla curiosità e anche da una giovane e gentile cameriera, inizia a passare le sue giornate all’aria aperta, circondata da un mondo completamente diverso da quello a cui era abituata. Grazie a Martha e al contatto con la natura vediamo in Mary una trasformazione lenta ma radicale, sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale, e soprattutto vediamo una bambina più felice e spensierata. E il lettore cresce e matura insieme a lei e si sente invaso dalla stessa felicità che anche lei prova.

Il giardino segreto è un romanzo che sa rendere felici, ed è per questo che l'ho amato così tanto. Ma non solo: ho apprezzato tantissimo anche il modo in cui vengono descritti gli ambienti intorno alla villa; i giardini, la brughiera, gli animali, la famiglia della cameriera Martha superaffollata ma piena di amore.

Il mondo descritto dalla Burnett è un mondo bellissimo, le sue meraviglie traspaiono da ogni pagina e non solo, è una natura che giova allo spirito e anche alla salute. Ed è veramente così la parte bella del mondo, solo che non ce ne rendiamo conto, troppo presi a essere arrabbiati e scorbutici, come la Mary delle prime pagine. Questo libro aiuta a vedere le meraviglie della nostra Terra, e io sono rimasta completamente rapita e affascinata, rendendomi conto di quante cose si danno per scontate, di quanta bellezza abbiamo attorno a noi che non degniamo nemmeno di uno sguardo, di quanto sia importante stare in contatto con il mondo reale, con il cielo, il sole, l’erba.
Provate ad uscire fuori, in una di queste giornate luminose, a chiudere gli occhi e respirare l'aria attorno a voi. Quella è la sensazione che Il giardino segreto vi lascerà addosso.

(C’è una parte di un capitolo, raccontata dal punto di vista di un pettirosso, che mi ha emozionata un sacco!)

Insomma lettori, date un'occasione a questo libro perché mette davvero allegria. È una storia di grande impatto, adatta  a tutti: è un libro da far leggere agli studenti, ai figli, e sicuramente da rileggere anche da adulti.

Vi sembrerà quasi che l'autrice vi parli attraverso le sue pagine per dirvi: siate gentili, ottimisti e positivi nella vita, così sarà più bella.
A me questo messaggio ha trasmesso una grande forza e nonostante siano passati mesi da quando ho concluso la (ri)lettura, ancora ci ripenso e cerco di metterlo in pratica. Spero che leggiate questo libro e che proverete a farlo anche voi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

"Uno degli aspetti più curiosi della nostra vita è che solo di tanto in tanto ci capita la certezza di vivere a lungo, molto a lungo, forse addirittura per sempre. Succede, a volte, quando ci alziamo all’alba, e usciamo in quell’ora tenera e solenne, da soli. Allora alziamo lo sguardo in alto, verso il cielo pallido che si va colorando di rosa, finché ciò che scorgiamo a oriente quasi ci strappa un grido, e il cuore sembra arrestarsi dinanzi alla strana e immutabile maestà del sole che sorge: qualcosa che accade ogni mattino da migliaia e migliaia di anni… Allora, per qualche attimo, ci sembra che vivremo per sempre. Ci succede anche quando ci troviamo soli in un bosco, al tramonto, e la pace dorata, misteriosa e profonda che vi regna sembra ripeterci dolcemente qualcosa che non riusciamo a comprendere del tutto… Altre volte, invece è la quiete immensa del cielo notturno con il suo azzurro cupo popolato da milioni di stelle a comunicarci tale certezza; oppure l’eco di una musica lontana; o ancora, lo sguardo che qualcuno ha negli occhi."

Se volete acquistare il libro potete farlo al link seguente che vi rimanderà al sito di Amazon, dove troverete varie edizioni del romanzo.

Inoltre acquistando da questo link dovrei ricevere una piccola commissione sul vostro acquisto (a voi invece non cambierà niente) che userei per migliorare il blog. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Un bacione grande,
Silvia 💖

19 marzo 2018

Il giro del mondo in ottanta giorni - Jules Verne {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Oggi vi parlo di una storia famosissima, una storia di cui avete sicuramente sentito parlare tante volte: Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne.
C'è chi ha letto il libro, chi ne ha visto il film, chi semplicemente la conosce per sentito dire; beh, io fino a qualche settimana fa di questo romanzo conoscevo solo il titolo. Sentito nominare decine e decine di volte, un po' ovunque, non avevo mai avuto l'occasione di scoprire effettivamente di che tipo di libro si trattasse. Un giorno invece, ad un mercatino di scambio libri, mi è capitato sott'occhio e l'ho preso senza pensarci. Adesso che l'ho letto, sono davvero felice di averlo fatto: si è rivelata una lettura perfetta per il periodo pieno e stressante che sto attraversando.


Titolo: Il giro del mondo in ottanta giorni
Autore: Jules Verne
Data pubblicazione: 1873
Pagine: 206


Quando pensavo a Il giro del mondo in ottanta giorni mi immaginavo un librone che volesse narrare un'avventura alla scoperta delle bellezze della Terra, descrittiva e piena di particolari.
No.
Idea completamente sbagliata! (Succede :P ).

Questo classico di Jules Verne è un libriccino, abbastanza snello, che racconta sì di un giro del mondo, però non per ammirarne le meraviglie, no; ma piuttosto per vincere una scommessa.
Ebbene sì, io non avevo proprio idea di quale fosse l'evento scatenante, che avrebbe portato al monumentale viaggio intorno al pianeta, e sono rimasta meravigliata scoprendo che si tratta proprio di una folle e improbabile scommessa. Non vi dirò altro, nel caso non sappiate i particolari, ve li lascerò scoprire da soli.

Quello che è fenomenale in questo romanzo dunque, non sono le descrizioni, ma i suoi personaggi: Phileas Fogg, protagonista assoluto della vicenda, e Passepartout, il suo nuovo domestico.
Il primo è un giovane e ricco gentleman dell'alta società inglese assai enigmatico: solitario, taciturno e rigoroso, il signor Fogg non manifesta alcun tipo di sentimento, e la sua espressione non si discosta mai da quella di una totale imperturbabilità. Non c'è ruga che solchi il suo volto, non esiste evento che possa provocare in lui sorpresa, o rabbia, o felicità; non ha amici né parenti, rigidamente attento al suo orologio, il gentleman segue scrupolosamente il programma sempre uguale delle sue giornate, senza ammettere mai, per nessun motivo, uno sbaglio o un minuto di ritardo.
E proprio per un piccolo errorino, il signor Fogg ha dovuto licenziare il vecchio domestico e si ritrova adesso a sostituirlo con uno nuovo: Passepartout.
Passepartout è un giovane e vivace francese che ha molto viaggiato e si sente pronto a fermarsi per condurre una vita più tranquilla; il suo nuovo capo sembra accordarsi perfettamente con questo intento, il destino però ha in serbo per lui qualcosa di molto diverso.

Quando ho iniziato a leggere Il giro del mondo in ottanta giorni sono rimasta subito sorpresa nel rendermi conto di avere davanti una storia davvero divertente ed esilarante. In pochi capitoli mi sono ritrovata a sorridere spesso e ad affezionarmi immediatamente ai due personaggi, tanto diversi tra di loro, quanto simpatici e perfetti per compiere un avventura insieme.

Non aspettatevi visite alle più importanti capitali mondiali, descrizioni di luoghi e monumenti, perché quello di Phileas Fogg e Passepartout non è un semplice viaggio, ma una corsa contro il tempo. Le città scorrono davanti agli occhi del lettore in brevissimi trafiletti che ne riassumono il più possibile l'aspetto e le caratteristiche peculiari, così come gli abitanti e le loro usanze. Questa narrazione concisa ha come risultato quello di far emergere nella mente di chi legge l'idea di quanto il mondo sia vasto e vario, di come i modi di vivere siano diversi tra popolo e popolo ma, allo stesso tempo, di come tutti noi siamo simili, parte dello stesso Universo.

Chiaramente, nonostante la velocità con cui i nostri protagonisti viaggiano, inconvenienti ed incidenti di percorso saranno sempre dietro l'angolo, rendendo la storia avventurosa e originale. E chissà, forse questo viaggio mostrerà i lati più nascosti dell'indecifrabile signor Fogg?

Quello del viaggio ovviamente è un tema cardine in tutta la lettura nonché un argomento a me molto caro. Credo fermamente che ogni volta che si intraprende un viaggio, al ritorno si sarà un po' cambiati, arricchiti di un'esperienza che non avremmo potuto fare in nessun altro modo. Ed è quello che succede anche qui, in questo libro: il lettore ha la possibilità di vedere gli incontri felici e quelli infelici con altri personaggi, il sentimento di stima e affetto che cresce tra i protagonisti, e anche il mutare di qualcosa nel loro animo.

Una delle cose che mi sono piaciute di più di questo libro è la forte contrapposizione tra eccitazione e totale relax che la lettura riesce a trasmettere. Da un lato c'è la voglia di arrivare alla fine del viaggio, di scoprire se la missione sarà compiuta; ci coglie la stessa frenesia di Passepartout ogni volta che una nave ha un ritardo o un qualsiasi inconveniente si manifesta. Dall'altro lato invece c'è il personaggio di Phileas Fogg, che con il suo atteggiamento flemmatico ed imperturbabile, ci fa riflettere su quanto sia inutile agitarsi, e ci trasmette la sua calma, il suo atteggiamento zen.

Per questo motivo il libro di Jules Verne è stato perfetto per me, per il periodo pieno di stress e di impegni che sto attraversando: avevo bisogno di qualcosa che mi catturasse ma allo stesso tempo mi rilassasse. Quindi consiglio a tutti voi di considerarlo il vostro asso nella manica per momenti del genere che, si sa, capitano a tutti ogni tanto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Decisamente consigliato!

Se volete acquistare il libro potete farlo al link seguente che vi rimanderà al sito di Amazon, dove troverete varie edizioni del romanzo.
Inoltre acquistando da questo link dovrei ricevere una piccola commissione sul vostro acquisto (a voi invece non cambierà niente) che userei per migliorare il blog. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Acquista Il giro del mondo in 80 giorni


E voi avete mai letto niente di Jules Verne? Avete visto il film?

Vi mando un bacione come sempre,
Silvia 💞

12 marzo 2018

Ristorante al termine dell'Universo - Douglas Adams {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! La recensione di oggi non è per tutti, perché vi parlerò del secondo volume di una "trilogia in cinque parti" (sì avete capito bene), ovvero Ristorante al termine dell'Universo di Douglas Adams. Se questo titolo non vi risulta familiare sicuramente però conoscete l'autore e, nel caso non lo abbiate ancora letto, vi rimando alla recensione del primo volume: Guida galattica per autostoppisti (qui), che oltre ad essere un classico del genere fantascientifico, è un titoli che tutti dovrebbero leggere per sperimentare la gioia di ridere leggendo. Ma il secondo libro di questa saga è all'altezza del primo? Ve ne parlo qui.


Titolo: Ristorante al termine dell'Universo
Autore: Douglas Adams
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 1980
Pagine: 172

In Ristorante al termine dell'Universo ritroviamo i personaggi principali a cui ci eravamo affezionati nel primo libro: 
Arthur Dent, uno degli umani sopravvissuti alla distruzione della Terra avvenuta per far posto ad un'autostrada intergalattica; 
il suo amico Ford Prefect, un alieno che ha vissuto per anni fra i terrestri e che si è dato questo strano nome pensando che le forme di vita intelligenti sul pianeta fossero le automobili; 
Zaphod Beeblebrox, alieno a due teste ed ex presidente della Galassia, che ha rubato l'astronave con il motore più potente (e improbabile) che esista; 
Trillian, umana scappata dalla Terra insieme a Zaphod; e infine Marvin, il robot più depresso del mondo.

Sono questi gli strambi protagonisti del secondo capitolo di una delle saghe fantascientifiche più famose in circolazione. A differenza del primo libro però, qui i cinque personaggi saranno spesso divisi: Arthur con Ford; e Trillian e Marvin con Zaphod. È proprio quest'ultimo che, secondo me, viene approfondito e sviluppato maggiormente e diventa più apprezzabile agli occhi del lettore.
Zaphod è un personaggio singolare: nel volume precedente rivela di aver oscurato una parte della propria mente, in modo che nessuno potesse scoprire il suo vero progetto, ma adesso è lui stesso ad essere ignaro della missione che deve compiere e si ritrova ad agire senza sapere il perché. In questo secondo libro scopriamo qualcosa in più su questo aspetto della storia davvero interessante.

Non mancheranno comunque anche avventure che coinvolgeranno tutti i protagonisti, come ad esempio la visita al Ristorante che dà il titolo al libro: il luogo in cui tutti, mangiando allegramente, possono ammirare la fine dell'Universo con i propri occhi. Un'assurdità vero? Beh no. Douglas Adams dà una spiegazione favolosa di come ciò possa essere possibile. Ma non vi faccio spoiler..

Che dire, anche in questo secondo volume l'autore dimostra una genialità stupefacente. È impossibile non chiedersi in continuazione come abbia fatto Adams ad inventare tutte le straordinarie creature che popolano la serie, tutti i diversi mondi del Cosmo, e tutti gli strani eventi che il lettore si trova a vivere.
È inspiegabile la moltitudine di elementi assurdi che si possono trovare in questo libro eppure essi, intrecciati tutti insieme, magicamente assumono una loro logica.
E ancora una volta ho riso come nessun altro autore riesce a farmi ridere. L'ironia di Douglas Adams arriva all'improvviso, non te l'aspetti e ti coglie di sorpresa.

Leggere questa saga è rinvigorente: costante sorriso stampato sulle labbra, cenni di assenso, occhi sbarrati di fronte alla logica delle assurdità che l'autore racconta e risate spontanee.

Che volete di più?

Ma quali differenze ci sono tra questo e il volume precedente?
Beh nel primo c'era ovviamente l'effetto sorpresa, la novità della storia e dello stile di scrittura dell'autore. I volumi successivi nelle saghe sono sempre un po' svantaggiati dalle alte aspettative.
E come previsto, credo che Guida galattica per autostoppisti sia superiore: trovo che in questo secondo volume sia meno presente l'aspetto critico che c'era nel primo, vi è invece una predominanza di elementi prettamente fantascientifici e quindi scollegati dal nostro mondo. Anche se le perle dell'autore non sono del tutto assenti:

"Il guaio di quasi tutte le forme di trasporto, pensò, era che procuravano più svantaggi che vantaggi. Sulla Terra c'era stato per esempio il problema delle macchine. Gli svantaggi che comportava l'estrarre mucchi di bitume nero e colloso dal suolo dove era stato fino a un certo tempo (e per fortuna della gente) opportunamente nascosto, il trasformarlo in catrame con cui coprire la terra, in fumo con cui riempire l'aria, in scorie con cui inquinare il mare sembravano avere ben più peso dell'unico vantaggio costituito dal fatto di riuscire ad andare più in fretta da un posto all'altro. Considerato anche che, molto spesso, il posto in cui si arrivava era in genere, proprio a causa della velocità delle comunicazioni, assai simile a quello di partenza, ovvero pieno di catrame e di fumo, e senza pesci per via dell'acqua inquinata."


Se devo scegliere una cosa che mi è piaciuta di meno, è stato il finale, perché l'ho trovato un po' troppo amaro rispetto al tono generale dei libri.
Nonostante questo comunque Ristorante al termine dell'universo non mi ha delusa: mi aspettavo fosse leggermente inferiore al primo ma sono rimasta piacevolmente sorpresa quando mi sono comunque ritrovata a ridere innumerevoli volte.

Questo libro mi ha risollevato il morale in giornate decisamente stressanti.

Quindi, vi consiglio Guida galattica per autostoppisti? Assolutamente sì.
Vi consiglio di proseguire la saga con il secondo volume? Assolutamente sì.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Se volete acquistare il libro potete farlo ai link seguenti, che vi rimanderanno al sito di Amazon. Vi ricordo che sono loro affiliata quindi acquistando in questo modo mi aiuterete a portare avanti il blog: Amazon mi fornirà una piccola commissione, mentre a voi non cambierà niente. Grazie infinite a chiunque lo farà!
(Fino all'8 Aprile c'è uno sconto del 25% su tutti gli oscar Mondadori, quindi anche sui titoli di Adams!!)

Se volete acquistare il tomo completo con tutta la saga potete farlo qui:


Altrimenti trovate tutti i volumi singoli a questa pagina:

Voi avete mai letto qualcosa di Douglas Adams?
Avete visto il film ispirato al libro?
Fatemi sapere!

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

5 marzo 2018

Blankets - Craig Thompson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Oggi torniamo a parlare di graphic novel perché recupero la recensione di un librone che ho letto a Gennaio, ovvero Blankets di Craig Thompson. Sicuramente uno dei fumetti visivamente più belli che io abbia visto (anche se, come sapete, non sono molto esperta). Ecco la mia esperienza di lettura. 

blankets craig thompson recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Blankets
Autore: Craig Thompson
Editore: Rizzoli Lizard
Data pubblicazione: 2003
Pagine: 592 

Blankets è un libro autobiografico che racconta, sotto forma di fumetto, l'infanzia e l'adolescenza dell'autore. 
I temi cardine della narrazione sono due, il primo è quello religioso, che ricorre in continuazione in tutto il libro: Craig è cresciuto in una famiglia estremamente credente, troppo credente, e ciò ha causato molte conseguenze nel modo di pensare e agire del protagonista. La Bibbia e gli insegnamenti della Chiesa sono diventati per lui una vera ossessione e hanno condizionato la sua esistenza per moltissimo tempo.
L'altro tema fondamentale del libro è invece quello del primo amore: Blankets racconta la dolcissima storia tra Craig e Raina, che si staglia come un faro ad illuminare l'adolescenza dei due innamorati.

La storia di Blankets quindi non ha niente di straordinario di per se, ma quello che colpisce è il modo in cui l'autore riesce a narrarla.
A partire dalle tavole, che sono davvero meravigliose. Il tratto è libero, per niente preciso, e questo rende l'opera espressiva in maniera incredibile.
Non avevo mai visto dei disegni capaci di suscitare emozioni e sensazioni come quelli dell'autore.


Thompson è un disegnatore eccezionale e rende questo libro un vero piacere per gli occhi.

I disegni dell'autore inoltre vengono enfatizzati ancora di più dal fatto che Blankets è un fumetto con pochissima componente scritta: ci sono alcune pagine che ne sono completamente prive, che eppure parlano più di tante parole.

Queste immagini silenziose, in cui le frasi sono superflue e l'unica cosa che il lettore deve fare è osservare, rendono la lettura molto "mentale", rilessiva.
Nella prefazione si fa cenno al fatto che questo libro racconti effettivamente i silenzi, quei momenti nella nostra vita in cui siamo liberi di pensare e formare le nostre idee, riflettere sul mondo e sulle nostre azioni. Non è un caso che uno dei soggetti preferiti dell'autore sia la neve, che bianca e soffice ricopre ogni cosa, ogni colore, ogni rumore.

In questo libro anche l'autore riflette insieme a noi: interiorizza tutto quello che ha vissuto; non ci mostra solo i fatti nudi e crudi ma tutte le sensazioni e i pensieri che lo hanno accompagnato nelle sue scelte.
Quello che ne risulta è una narrazione molto seria, che sa essere commovente ma anche dolcissima. Raina e Craig non appaiono come due giovani adolescenti ma piuttosto come adulti, capaci di pensieri molto profondi, forse anche troppo, per la loro età.

Craig Thompson riversa quindi se stesso nella sua opera, e ciò è evidente nei suoi disegni e nelle emozioni che il libro riesce a trasmettere. Sentiamo l'oppressione troppo forte della religione che rischia di schiacciare il protagonista, percepiamo la sua lotta interiore per capire la verità, cosa sia giusto e cosa sbagliato, e sentiamo nascere un amore smisurato per Raina, che diventa quasi adorazione.

La sensazione che ho provato, dopo la conclusione della lettura, è stata quella di conoscere l'autore da sempre.

Sono felice di essermi dedicata a Blankets, è uno dei fumetti migliori che abbia mai letto, soprattutto perché lo vedo come un'opera grafica pura, che poteva essere concepita e apprezzata solo come tale, con quelle meravigliose tavole ad accompagnarla.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Se volete acquistare Blankets potete farlo al link seguente che vi rimanderà al sito di Amazon, così facendo dovrei ricevere una piccola commissione sul vostro acquisto (a voi invece non cambierà niente) che userei per migliorare il blog. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Acquista Blankets


E voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate?
Vi mando come sempre un bacione,

Silvia 💙

26 febbraio 2018

Le braci - Sándor Márai {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Oggi vi parlo di un libro Adelphi sul quale avevo molte riserve: è un romanzo che è stato riscoperto di recente ed è diventato molto famoso. Dalla trama non credevo mi sarebbe piaciuto più di tanto, ma mi sbagliavo: probabilmente il miglior libro del 2018 fino ad ora. Ecco tutto quello che penso su Le braci di Sándor Márai.

le braci sandor marai recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Le braci
Autore: Sándor Márai
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1942 / 1998
Pagine: 172

Le braci racconta la storia di un'amicizia, quella tra Henrik e Konrad, spezzata all'improvviso. Ma cosa può aver spinto due uomini che hanno scelto di crescere insieme come fratelli a separarsi? Quarantun'anni sono passati. Quarantun'anni dall'ultima volta in cui si sono visti. Da quel momento il protagonista, Henrik, ha vissuto quasi confinato nel suo enorme castello, mentre Konrad ha viaggiato per il mondo. Adesso però quest'ultimo è tornato e, nonostante i due siano ormai anziani, ci sono ancora delle questioni in sospeso che necessitano di essere risolte, questioni che hanno a che fare con una terza persona: Krisztina.

La trama incuriosisce, sottolinea l'alone di mistero che aleggia in tutta la narrazione ma, come ho già detto, non rende minimamente l'idea di cosa possa essere questo libro.
Ci sono sì nel romanzo degli eventi da scoprire, e la storia si basa completamente su una fatidica domanda: cosa è successo il 2 Luglio del 1899, quarantun'anni prima del momento in cui inizia la narrazione? Una domanda questa che, più che incuriosire, ossessiona il lettore, che viene avvolto dalla tensione pagina dopo pagina.
Ed è tutto merito di Márai se la sensazione di suspense non ci abbandona mai, perché riesce ad intrecciare la narrazione in modo magistrale. Qualche flashback qua e la, episodi interrotti a metà, personaggi che non vengono chiamati per nome ma per epiteti: il generale, l'ospite, l'ufficiale.. Márai ci fa credere che il momento clou della rivelazione sia arrivato e poi puf, smonta tutto; ci tiene sulle spine, vuole farci raggiungere il massimo della tensione possibile, perché sa che quello che poi avrà da dire sarà incredibile.

Se pensate infatti che questa sia una delle tante storie di amicizia o tradimento, vi assicuro che vi sbagliate. Le braci è un libro che parla delle pulsioni umane.
Proprio così. Mentre la prima parte si occupa di creare l'ambientazione della storia, di incuriosire e trascinare il lettore al limite dell'accettabile (oltre il quale il libro diventerebbe quasi noioso), all'improvviso c'è un cambio di registro e la narrazione si trasforma in un lunghissimo, bellissimo e dolorosissimo monologo.

In questa seconda parte le passioni che governano l'uomo sono le protagoniste. Márai riesce a sviscerare totalmente l'animo umano, le sensazioni, le emozioni, le pulsioni. E per quanto mi riguarda, parla direttamente al cuore.
Il generale è un uomo anziano, che ha avuto 40 anni per riflettere sulla vita, sulla morte, sul destino, sul bene, sul male. E il risultato è che riesce a raccontarci concetti che sembrano inesprimibili. A esprimerli in parole.

Cosa porta un uomo ad agire in un determinato modo? E quanto di ciò che subiamo, di ciò che ci accade è veramente importante?
Quanta oscurità c'è nell'animo?
Se un amico desidera vendetta è un vero amico? Se un uomo pretende fedeltà ama veramente?


Márai descrive i legami tra gli uomini quasi come fossero qualcosa di ultraterreno. Quelli forti, quelli veri, fatti di sensazioni reciproche e attimi di comprensione, sono indistruttibili.

Le braci
è un libro disarmante e illuminante, e io mi sono davvero commossa nella lettura.

È uno di quei libri che ritengo indispensabili per me, perché mi ha permesso di riflettere su concetti ai quali probabilmente non avrei mai pensato da sola, perché mi ha lasciato qualcosa: delle domande a cui dare risposta  (o che forse la risposta la danno già di per se), delle cose a cui pensare.
Sono davvero sicura che alcuni passi di questo libro mi torneranno spesso in mente.

Fatevi un favore e leggetelo tutti.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se volete acquistare il libro potete farlo al link seguente, che vi rimanderà al sito di Amazon. Vi ricordo che sono loro affiliata quindi acquistando da questo link mi aiuterete a portare avanti il blog: Amazon mi fornirà una piccola commissione, mentre a voi non cambierà niente. Grazie infinite a chiunque lo farà!



E voi avete letto niente di Sándor Márai? Io voglio recuperare un po' tutti i suoi libri quindi avanti con i consigli!

Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💜

19 febbraio 2018

Memorie di una geisha - Arthur Golden {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog. Oggi vi recensisco un libro che ho letto grazie ai consigli di molti di voi, che mi siete venuti in aiuto quando ero sommersa di titoli e non riuscivo a decidere quale iniziare.
Con mia grande sorpresa mi avete straconsigliato Memorie di una geisha di Arthur Golden, che tra l'altro mi aspettava sullo scaffale da ben due anni! Anche per questo ho deciso di seguire il consiglio; risultato: ho scoperto un libro bellissimo, affascinante e perfetto per ogni tipo di lettore.

memorie di una geisha arthur golden recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Memorie di una geisha
Autore: Arthur Golden
Editore: TEA
Data pubblicazione: 1997
Pagine: 563

Sayuri, un'importante geisha di Kyoto, ci racconta in questo libro la sua vita, dall'infanzia fino alla vecchiaia. Quando inizia il suo racconto, la protagonista è una bambina di otto anni con una caratteristica molto inusuale: i suoi occhi sono di un grigio trasparente, quasi impossibili da trovare in Giappone (e anche nel resto del mondo direi). In seguito ad alcuni importanti problemi familiari essa viene venduta e portata a sua insaputa a Kyoto per essere affidata alla famiglia Nitta e addestrata a diventare una geisha.

Attraverso la storia di Sayuri, Arthur Golden ci spalanca davanti le porte di un mondo misterioso e semi sconosciuto. Scopriamo cosa significhi vivere a Gion, il quartiere delle geishe di Kyoto e in particolare in una okiya, un'abitazione in cui si ricrea una sorta di famiglia artificiale, nella quale ogni componente ha uno scopo e un dovere ben preciso. Veniamo a conoscenza dell'esistenza della scuola per geishe, che dura tutta la vita, nella quale insegnano, tra le altre cose, a suonare e danzare. Scopriamo che il cammino per le apprendiste desiderose di diventare geishe è duro e faticoso, fatto di sacrifici e obbedienza, ma ci rendiamo anche conto che in Giappone ci sono geishe molto potenti e ben più ricche di gran parte della popolazione.

Ma cos'è una geisha? La storia di Sayuri risponde ampiamente a questa domanda e lo fa con un racconto commovente e affascinante.
Sayuri non è una geisha come tante, è una ragazza che proviene da un piccolo paesino, cresciuta con i valori della famiglia e dell'amore; per lei è molto difficile seguire le regole e le imposizioni di Gion, perché è incapace di nascondere i propri sentimenti. Ed è proprio questo aspetto a far si che questo libro, narrato da lei in prima persona, risulti avvincente e toccante: raccontando la sua storia e il mondo delle geishe Sayuri ci confessa il suo spaesamento, il suo dolore, la sua determinazione e il suo coraggio. In mezzo alle descrizioni di Gion, delle cerimonie del te e degli spettacoli teatrali quindi, ci racconta anche la forza delle sue emozioni, ci parla di amore, di affetto, di speranze e desideri.

Arthur Golden riesce a creare un romanzo dosato perfettamente: da un lato le avvincenti avventure della protagonista rendono il lettore curioso e desideroso di proseguire, per scoprire cosa succederà; dall'altro egli rimane affascinato, quasi estasiato di fronte alle decine e decine di cose nuove che apprende, di fronte ad un mondo completamente nuovo ed estraneo. In ogni capitolo c'è qualcosa di diverso da scoprire, e la scrittura fluida di Golden rende la lettura estremamente interessante.

Memorie di una geisha è uno di quei romanzi che riesce ad assorbire completamente il lettore: ci si perde in mezzo alle strade di Kyoto, ai ricevimenti, alle feste, alle lezioni. La vita della protagonista ci scorre davanti insieme ai capitoli senza che ce ne accorgiamo. E si arriva alla fine delle quasi 600 pagine per poi domandarsi: come, e adesso? Perché non se ne ha abbastanza di quelle atmosfere, di quel racconto esaltante che ci fa evadere dalla quotidianità che conosciamo e ci immerge in una realtà completamente nuova.

Memorie di una geisha è un romanzo fittizio che però sembra reale, tanto da chiedersi a fine lettura se l'autore si sia davvero inventato tutto, se non esista da qualche parte quella dolce Sayuri a cui tanto ci si affeziona durante la narrazione.
La risposta è: forse, ma probabilmente no.
L'autore nei ringraziamenti cita una geisha come fonte delle sue informazioni: Mineko Iwasaki.
Risulta però che, in base agli accordi stabiliti, Golden non avrebbe dovuto esplicitarne il nome; per questo motivo ha ricevuto una denuncia dalla geisha stessa, che afferma che il romanzo è inventato.
La verità non possiamo saperla, probabilmente sta nel mezzo.

Una cosa però è certa: la storia di Sayuri mi è rimasta nel cuore e la porterò sempre con me.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se volete acquistare il libro, come sempre potete farlo al link sottostante che vi rimanderà ad Amazon. Acquistando tramite questo link a voi non cambierà niente ma riceverò una piccola commissione dal sito, aiuterete quindi il mio blog a portare contenuti sempre nuovi. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Acquista Memorie di una geisha

E voi avete letto Memorie di una geisha? Cosa mi sapete dire del film?
Un bacione,

Silvia 💗

12 febbraio 2018

Sylvia - Leonard Michaels {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog. Come forse sapete, da qualche settimana e fino al 15 Febbraio gli Adelphi sono scontati del 25% nella maggior parte delle librerie fisiche e online. Approfittando di questa offerta ho comprato alcuni libri, tra cui quello che vi recensisco oggi: Sylvia di Leonard Michaels.
Non è tra i titoli più conosciuti ma mi ha incuriosita molto la copertina, nonché la quarta di copertina. Ve ne parlo qui.

sylvia leonard michaels recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Sylvia
Autore: Leonard Michaels
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1992 / 2016
Pagine: 129

Sylvia è un romanzo narrato in prima persona sotto forma di memoir, ispirato alla storia vera del suicidio della prima moglie dell'autore. Leonard Michaels ci racconta all'incirca tre anni della sua vita: dal 1960 fino al 1963. Quando inizia a raccontare l'autore è un ventisettenne in crisi, incerto sul proprio futuro, incapace di trovarsi un lavoro; ha appena lasciato un corso post universitario e coltiva un unico desiderio: scrivere.
È in questo periodo che Leonard conosce Sylvia, la Sylvia del titolo che sarà il fulcro di tutta la storia.
Sylvia è Sylvia Bloch, la prima moglie di Michaels, e nel 1960 è una ragazza di diciannove anni con lunghi capelli neri che vive in uno squallido appartamento del Greenwich Village di New York. Tra lei e Leonard scatta un colpo di fulmine, trascinante e totale, e in poco tempo i due si ritrovano legati l'uno all'altro in una storia d'amore turbolenta e distruttiva.

La prima metà di questo libro è un concentrato di atmosfere e sensazioni particolari. Leonard Michaels ci presenta Sylvia senza tanti preamboli, con i suoi comportamenti strani e le sue manie che mettono in chiaro sin da subito che c'è qualcosa che non va, che questa non sarà una relazione tradizionale. Sylvia è paranoica, ossessiva, esagerata, ai limiti dell'isteria. L'autore racconta i fatti così come sono, non cerca di giustificare o giustificarsi, né di addolcire la pillola.
Utilizza uno stile diretto e conciso, fatto di frasi brevi e continui segni di interpunzione, come se ricordare troppo a lungo o con troppa nitidezza fosse eccessivamente doloroso.
Tutto ciò di cui Michaels parla però, è occasione per riflettere su qualcosa
C'è un contorno alla storia, tanti particolari, tanti elementi su cui l'autore si sofferma: ci sono le descrizioni dell'ambiente Newyorchese degli anni 60, l'effetto catartico dei cinema, le droghe, la musica e i concerti, c'è il desiderio di scrivere e il rapporto con la scrittura, la frenesia, la paura del futuro. 

"C'era stata un'evoluzione della sensibilità, un contagio visionario derivato forse dalle droghe - marijuana, eroina, stimolanti, tranquillanti-, la poesia della conversazione corrente. Un bizzarro delirio aleggiava nell'aria ed emanava dai corpi indolenti e sensuali che si accalcavano in MacDougal Street."


È per questo motivo, per i continui spunti di riflessione e l'inserimento della storia in un preciso contesto sociale, che la prima metà della mia copia del libro è quasi tutta sottolineata.

A parer mio c'è invece un evidente scarto tra questa prima parte e la seconda.
C'è un momento in cui Sylvia prende il sopravvento su tutto, la narrazione si focalizza quasi esclusivamente su di lei e diventa un'incessante ripetizione di liti, urla, paranoie, scenate incomprensibili, seguite da notti di sesso compulsivo.
Non ci sono quasi più le riflessioni verso l'esterno, e se ci sono, sono in relazione a lei.
Il lettore viene trascinato in questo vortice senza sapere quando finirà o se finirà e la lettura prosegue più lenta e sempre più cupa.
Lo stile si fa ancora più asciutto e sembra che Michaels in alcuni momenti si limiti ad elencare gli eventi in modo meccanico. Ho percepito un certo distacco dell'autore, come se non avesse riversato tutto se stesso in queste pagine.

Immagino che scrivere una storia del genere sia stato molto difficile e doloroso, ma in questa seconda parte si sente che manca qualcosa.
Quando iniziamo a leggere sappiamo già quale sarà il tragico epilogo della storia, ce lo dice la quarta di copertina, ce lo dice la realtà dei fatti. Quello che spinge il lettore a leggere il romanzo è quindi la volontà di capire quali eventi, quali situazioni, hanno portato a questa orribile conseguenza. E cosa significhi per l'autore affrontarla.

Per quanto mi riguarda questo viene spiegato solo a metà. La narrazione in prima persona non permette di comprendere appieno i comportamenti e i pensieri di Sylvia, che quindi rimane una ragazza ossessiva e disturbata, che vive nel proprio inferno personale, di cui però non sappiamo quasi niente. Vediamo solo gli effetti che i suoi comportamenti hanno sul marito, il quale però non esprime fino in fondo i suoi sentimenti. La narrazione di Michaels non mi sembra quella di un diario, ma piuttosto di una lista in cui appuntare gli avvenimenti della propria vita per analizzarli, per dare loro un ordine, un senso forse, per liberarsi di ricordi che pesano troppo.

"A volte Sylvia era felice e spiritosa, ma è più facile ricordare i brutti momenti. Erano più clamorosi; e, rispetto a ciò che amavo, ora fa meno male ricordarli."

Se alla prima parte avrei dato cinque stelline, alla seconda ne avrei date tre.

Questo non significa che il libro non mi sia piaciuto in generale.
Sylvia è la storia di un amore malato, ossessivo, ma in mezzo alla spirale di eccessi e paranoie che l'autore ci descrive, si possono comunque riconoscere, anche se molto amplificati, i comportamenti di tutte le coppie moderne: la gelosia, il possesso, le ripicche, piccole incomprensioni che si trasformano in liti furiose.

Non c'è dubbio però che in questo caso la relazione tra i due giovani sia folle. Sylvia è una persona malata che ha bisogno di cure e assistenza, e un po' mi fa arrabbiare pensare a quante volte problemi del genere vengano presi sottogamba, considerati passeggeri o addirittura normali, giusti. È per questo che il libro può risultare anche un po' disturbante, fastidioso, in certi punti. È normale porsi delle domande: Leonard continua a stare con Sylvia per compassione o perché la ama? E se la ama perché non fa qualcosa per aiutarla?
Questo non sono riuscita a spiegarmelo, il comportamento dell'autore non è chiaro fino in fondo, o almeno non per me.

Lungi da me comunque giudicare, non posso neanche immaginare cosa Michaels possa aver provato a vivere e poi a mettere su carta questa situazione. Sylvia era stato scritto in forma di racconto poco dopo il tragico evento del suicidio, e nei trenta anni successivi è stato ampliato e riadattato in forma di romanzo. Mi viene un po' il magone a immaginare Leonard Michaels così, intento a scrivere e rimuginare per tanti anni.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3,5

Se volete acquistare Sylvia potete farlo al link seguente che vi rimanderà al sito di Amazon, così facendo dovrei ricevere una piccola commissione sul vostro acquisto (a voi invece non cambierà niente) che userei per migliorare il blog. Grazie infinite a chiunque lo farà.

Acquista Sylvia

Se invece volete approfittare dello sconto Adelphi del 25%, potete farlo a questa pagina:



Voi avete letto questo libro? Vi incuriosisce?
Io non escludo di rileggerlo un giorno, per capire se ci sono delle sfumature in più da cogliere.

Vi mando un bacio,
Silvia 💘

5 febbraio 2018

Il porto proibito - Teresa Radice, Stefano Turconi {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Non so se lo sapete ma, per far fronte alla sessione invernale, a Gennaio ho fatto scorta di graphic novel in biblioteca. Ne ho prese alcune tra le più consigliate in assoluto e infatti mi sono piaciute tutte!
Dopo la recensione di The moneyman (qui), che racconta la storia dei fratelli Disney, oggi vi parlo de "Il porto proibito" di Teresa Radice e Stefano Turconi. Vi preannuncio che a fine lettura avevo il cuore provato, rischiava di rompersi! Ecco la mia recensione.

il porto proibito teresa radice stefano turconi recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Il porto proibito
Autori: Teresa Radice e Stefano Turconi
Editore: BAO Publishing
Data pubblicazione: 2015
Pagine: 309

Inghilterra, 1807. Un ragazzino viene ritrovato tramortito sulla costa del Siam in seguito ad un naufragio, non ricorda niente della sua vita eccetto il suo nome: Abel. Nel tentativo di scoprire il suo passato, tra flashback e ricordi nascosti, il giovane dovrà affrontare molte avventure avvincenti e pericolose. Ma non è l'unico protagonista.
Rebecca è una donna bellissima con un trascorso difficile, gestisce un bordello e si occupa delle ragazze che vi lavorano con amorevole cura. Adora i libri e la poesia, ma nasconde un enorme segreto.
Nathan è il capitano di una delle più veloci navi inglesi, omone coraggioso e intraprendente, ama la vita in mare e sente di non poterne fare a meno. Ma il destino ha qualcosa di grande in riservo per lui.

Le storie di questi tre personaggi si intrecciano e si uniscono l'un l'altra in una graphic novel dai toni misteriosi.
Il porto proibito ci viene presentato quasi come un'opera teatrale: è un fumetto in quattro atti. Esso inizia come una storia di mare, tra velieri e battaglie navali, canti marinareschi e tempeste.
Poi si trasforma in qualcos'altro e ci ritroviamo a Plymouth, una cittadina inglese con una caratteristica particolare: dalla costa qualcuno afferma di riuscire a vedere un porto, immerso nella nebbia, e invisibile a tutti gli altri.

La narrazione oscilla tra mare e città, e così facendo alterna momenti di eccitanti avventure ad altri di romantica e profonda riflessione.
Il porto proibito è un perfetto mix di tanti elementi: la gentilezza di un ragazzino speciale, una storia d'amore singolare e struggente, un enorme segreto da svelare, una verità da scoprire.

Come avrete capito dall'accenno al misterioso porto, la narrazione non è sempre realistica: c'è una vena di sovrannaturale in questa storia, che all'inizio potrebbe lasciare un po' spiazzati ma che vi garantisco si rivela più concreta di quello che potrebbe sembrare.

Il porto proibito è una storia avvincente ma soprattutto toccante. Un libro che parla di gentilezza, amore, desideri, destino, ma anche di perdita, dolore e gelosia.
È un'opera che insegna che le nostre azioni si riflettono sul mondo, hanno delle conseguenze. È necessario fare del bene per vivere bene. Anche se a volte il fato ci sembra incomprensibile, ognuno di noi è prezioso ed ha uno scopo.

Un'altra caratteristica di questa storia è la grandissima importanza che viene attribuita alla poesia. La narrazione è già di per se molto poetica, sia nei temi trattati che nello stile degli autori. Ma c'è di più.
Frammenti delle poesie di Coleridge, Blake e Wordsworth sono sparsi in tutto il libro, e non solo vengono letti o declamati, ma assumono un loro significato all'interno della storia, diventano parte di essa.
Non sono mai stata un'appassionata di poesia, ma sento che questo libro mi ha permesso di avvicinarmici un po'.
È sempre bello trovare in un'opera un inno alla letteratura, e in questa graphic novel esso è particolarmente evidente.

Insomma lettori un libro bellissimo.

Il mio atto preferito è il quarto, che è il momento in cui i tre precedenti trovano compimento e significato. E che mi ha straziata. Le emozioni fortissime che ho provato finendo la lettura mi hanno convinta ad attribuirle cinque stelline, perché si sa, al cuor non si comanda.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se volete acquistare Il porto proibito potete farlo al seguente link, che vi rimanderà ad Amazon. Vi ricordo che sono affiliata al sito e che se acquistate dal mio link verrò ricompensata con una piccola commissione che mi aiuterà a gestire meglio il blog.
Grazie a chiunque lo farà!

Acquista Il porto proibito

E voi avete avete letto questa graphic novel?
Avete alcuni titoli da consigliarmi?

Vi mando un bacione,
Silvia 💗

29 gennaio 2018

Pietr il Lettone - Georges Simenon {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi recensione molto particolare, perché vi parlo di un libro che ho letto in compagnia. Io e altre tre avide lettrici abbiamo creato un piccolo gruppo di lettura su instagram, per iniziare a leggere i romanzi sul famoso commissario Maigret di Georges Simenon. Vorremmo leggerne uno al mese, impegni ed esami permettendo, e se volete unirvi a noi siete ovviamente i benvenuti: potete usare l'hashtag #ossessionesimenon, che abbiamo ideato per l'occasione e che parla da solo. Intanto siamo partite dal primo, Pietr il lettone, e ora ve lo racconto qui.

Pietr il lettone georges simenon recensione no spoiler maigret felice con un libro

Titolo: Pietr il Lettone
Autore: Geroges Simenon
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1931/1993
Pagine: 163

Pietr il Lettone è un noto criminale, molto abile nello sfuggire alla polizia. Il commissario Maigret è sulle sue tracce perché vuole finalmente riuscire ad incastrarlo, ma il compito si rivela particolarmente difficile quando si rende conto che ci sono tanti Pietr: persone molto diverse fra loro ma con una cosa in comune, l'aspetto del Lettone.
A Maigret non rimane altro da fare che cercare di scoprire chi è il vero malvivente e cercare di acciuffarlo, ma ben presto si accorgerà di essere entrato in una spirale di omicidi molto pericolosa.

Pietr il lettone è il primo libro di Simenon in cui compare il famoso commissario Maigret, che quindi viene descritto e presentato al lettore: un omone imponente, autoritario e in apparenza impassibile. Si vede già in questo primo romanzo che egli ama il suo lavoro ed è sempre pronto all'azione, anche se richiede un sacrificio. È quasi impossibile non farselo piacere subito, soprattutto perché Simenon ci mostra più volte come sotto la sua facciata si nasconda molto di più.

A differenza de La camera azzurra, che è difficile classificare in un genere, Pietr il lettone è più inquadrabile: è un romanzo per lo più noir, con un po' del giallo.
Sappiamo fin da subito chi è il ricercato, e gran parte della storia è occupata semplicemente da inseguimenti e appostamenti da parte di Maigret. Non ci sono molti indizi da collegare o indagini da compiere, la trama si sviluppa da sola, con diversi colpi di scena per lo più violenti.

Quello che secondo me rende il libro particolare è il fatto che, nonostante questo tipo di storia sia principalmente basata sull'azione, Simenon riesce a porre l'attenzione sui sentimenti dei personaggi. Questo è un tratto tipico dell'autore: indagare l'interiorità degli uomini.
Maigret non è quindi un semplice poliziotto che svolge il suo lavoro e cerca di capire la verità, ci sono vari momenti in cui la vicenda diventa per lui personale. Come ho già detto prima, l'austerità e la serietà del commissario sono una facciata, che nasconde un uomo come tanti, che soffre e prova emozioni. E queste ultime vengono mostrate ampiamente al lettore, che quindi è portato ad entrare in empatia con lui.

Il fatto però è che Simenon non si limita a Maigret. No. Ancora una volta l'autore scava nell'animo del colpevole, porta a galla le sue sensazioni, la sua anima.
E lo fa con maestria, tanto che si riesce quasi a comprendere e a provare compassione nei confronti del malvagio uomo che ci ritroviamo davanti.
Insieme al lettore, anche Maigret stesso dovrà fare i conti con i sentimenti del suo avversario, ed è molto interessante veder svilupparsi una sorta di conoscenza fra i due antagonisti.

È una cosa che succede spesso nella realtà, che un poliziotto che da tempo lavora a un caso e che ha avuto occasione di approcciarsi al colpevole numerose volte, alla fine entri quasi in confidenza con lui. Tant'è che è capitato che, dopo un arresto, il criminale ricevesse visite da parte del poliziotto che lo aveva arrestato.

In questo romanzo di Simenon, anche se non è proprio questo che accade, si osserva lo strano rapporto tra commissario e colpevole, una singolare ma in parte anche affascinante intimità.

Ho apprezzato moltissimo il fatto che Simenon, con questi elementi, abbia lasciato nel romanzo la sua riconoscibile impronta.
È un bel libro, anche avvincente, e lo consiglio, nonostante non raggiunga i livelli de La camera azzurra e sia molto più semplice.

Qualche difettuccio comunque l'ho trovato: all'inizio la lettura può risultare un po' confusionaria con tutti i possibili Pietr, i nomi dei personaggi, gli appostamenti, e via dicendo. Ma forse era proprio questo l'intento dell'autore: depistare il lettore.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 -
4-

Come sempre, se volete acquistare il volume, vi lascio il link generico alla pagina di Amazon. Vi ricordo che sono affiliata e che acquistando da questo link il sito mi ricompenserà con una piccola somma che, in caso riesca a raggiungere la soglia, userò per arricchire il blog con nuovi contenuti.


Se invece preferite risparmiare, c'è anche un volume che racchiude più romanzi di Maigret, lo trovare qui: I Maigret

(Sappiate che fino a metà Febbraio c'è il 25% di sconto sugli Adelphi! Quindi questo è il momento giusto per darsi allo shopping.)


E voi avete mai letto uno dei romanzi su Maigret?
Vi piace Simenon? Se vi va di entrare a far parte del gruppo di lettura non esitate a scrivermi!

Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

22 gennaio 2018

Anna Karenina - Lev Tolstoj {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Forse lo sapete già: il mio 2018 in fatto di letture è partito col botto. A fine Dicembre ho infatti iniziato a leggere Anna Karenina, uno dei libri più famosi del mondo, e anche dei più temuti perché come si sa è uno di quei mattoni russi che richiedono un po' di tempo per essere letti. Io l'ho concluso i primi di Gennaio e mi sentivo molto fiera di me! C'è da dire che scrivere una recensione su quest'opera è praticamente impossibile, e che non sono in grado di renderle giustizia. Però, nonostante il mio giudizio sia assolutamente superfluo, mi sembra giusto trascrivere i miei pensieri anche in questo caso. Quindi eccovi la mia opinione su Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Anna karenina lev tolstoj recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Anna Karenina
Autore: Lev Tolstoj
Editore: ci sono moltissime edizioni diverse, e moltissimi traduttori diversi. La mia è Garzanti e il traduttore è Pietro Zveteremich
Data pubblicazione: 1877
Pagine: 830 / 950 

Anna Karenina è un romanzo ambientato nella seconda metà del 1800 in Russia. A differenza di quello che si potrebbe pensare dal titolo, Anna Karenina non ne è la protagonista assoluta: quest'opera di Tolstoj è davvero ampia, la narrazione abbraccia tantissimi personaggi diversi e si sofferma su ognuno di loro per permetterci di coglierne le abitudini di vita, il modo di pensare e agire. Anna Karenina diventa così un romanzo corale. 
Questa è forse la caratteristica chiave della lettura: l'autore è in grado di caratterizzare perfettamente personaggi completamente diversi, uomini e donne, adulti e bambini, nobili e contadini. Le descrizioni di Tolstoj li rendono veri, umani. E ciò è sorprendente, soprattutto pensando al periodo in cui il romanzo è stato scritto: l'autore rappresenta la società russa nel bene e nel male, mostra la disuguaglianza fra uomo e donna, la frequenza con cui si tradiva il coniuge, l'ipocrisia di alcune istituzioni, i favoritismi concessi ai nobili e via dicendo. Si parla molto anche di religione e di impegno politico.

In questo libro c'è tutta la realtà di quel tempo, non c'è traccia degli stereotipi, dei cliché. Anna Karenina potrebbe essere una storia vera. Forse è proprio per questo, per la volontà e la capacità di Tolstoj di rappresentare la realtà delle situazioni, che il suo romanzo è un pilastro della letteratura: fornisce un ritratto estremamente veritiero (e forse per quel tempo anche scandaloso) della società russa del periodo.

Ci sono comunque dei personaggi su cui la narrazione si sofferma più che su altri, in particolare i protagonisti sono due: Anna Karenina e Konstantin Lèvin.
Anna è la moglie di un importante ufficiale governativo, con il quale ha un figlio che ama con tutto il cuore. Essa è una donna vivace, ardita, passionale, e quando si innamora del conte Vrònskij non riesce a celarlo. I suoi sentimenti sono chiari a tutti e ben presto Anna farà una scelta coraggiosa e sconvolgente.
Lèvin invece è un giovane che vive in campagna, amministrando campi e terreni e tutti i contadini che vi lavorano. Egli è innamorato della giovane Kitty, ma lei non è convinta dell'uomo verso il quale rivolgere i suoi sentimenti e quindi il povero Lèvin dovrà far fronte ad un bel po' di pene d'amore.

L'amore è infatti uno dei temi fondamentali del romanzo, e viene analizzato in tutte le sue forme: quello improvviso del colpo di fulmine, l'amore carnale, passionale, l'amore puro che diventa quasi adorazione, l'amore infedele, quello geloso e infine anche l'amore ossessivo.

Altro tema fondamentale nel libro è la contrapposizione fra città e campagna: la narrazione si sposta fra questi due poli opposti, che vengono descritti a volte anche con minuzia di particolari. Mosca e San Pietroburgo sono i centri cittadini dove alberga l'alta società: Tolstoj ci racconta gli incontri politici, i passatempi nei club, le serate a teatro e i ricevimenti.
La campagna invece offre all'autore il pretesto per descrivere ampi paesaggi, il lavoro dei contadini, l'aratura dei campi, le battute di caccia nei boschi.

Io personalmente ho apprezzato molto quest'ampiezza della narrazione, comprese le descrizioni dell'ambiente e le digressioni sui numerosi personaggi che circondano Anna e Lèvin. Tolstoj inserisce le vicende dei protagonisti e di tutti gli altri in un contesto sociale perfettamente delineato, e diventa facile quindi immaginare la vita in Russia in quel periodo.

Così, quando l'autore arriva a descrivere in modo limpido i sentimenti e le idee dei suoi personaggi, è automatico entrare con loro in sintonia e capire le motivazioni delle loro azioni, dei loro gesti e dei loro pensieri. 
Questa è la caratteristica che mi ha sorpresa e affascinata di più: la capacità di Tolstoj di mettere a nudo l'animo umano, e non di uno, ma di tantissimi personaggi diversi. 
Non c'è un singolo personaggio che sia completamente positivo, e anzi ce ne sono alcuni che non lo sono affatto, eppure il lettore è portato a comprenderli tutti, perché i loro ragionamenti e desideri più intimi sono completamente esposti alla luce del sole dall'autore.
Io sono rimasta con addosso la sensazione di conoscerli tutti: Anna, Lèvin, Kitty, Stepan, Darja.

Come avrete capito, ho amato molto questo romanzo perché è vastissimo, non solo dal punto di vista fisico (perché sì, è decisamente lungo) ma anche da quello degli argomenti trattati, delle emozioni esplorate. Sono talmente tanti gli scorci di vita, le riflessioni, che è quasi impossibile non ritrovarsi in qualche scena, in qualche pensiero, in qualche sensazione di un personaggio.
Ed è per questo che è anche difficilissimo parlare di questo libro.

Qualcuno considera Anna Karenina, forse per le varie digressioni, un po' lento e pesante.
Per me non è stato così: mi aspettavo uno stile molto più ostico e sono rimasta piacevolmente colpita nello scoprire che le pagine scorrevano abbastanza velocemente. Tolstoj ha uno stile semplice, che fa spesso uso della ripetizione e non si serve mai di parole particolarmente inusuali.

Se cercate un romanzo ricco di azione e colpi di scena allora non è questo il momento di dedicarvi ad Anna Karenina. Ma se volete immergervi completamente nella Russia di fine 800, innamorarvi delle atmosfere che vi si respiravano, e conoscere tante storie speciali nella loro semplicità, allora non abbiate paura e buttatevi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Spero di avervi dato almeno in parte l'idea del romanzo e magari di aver acceso in voi una scintilla di curiosità che vi porterà a leggerlo.
Io ve lo consiglio caldamente.

Se volete acquistare il volume, vi lascio il link generico alla pagina di Amazon dove potete trovare varie edizioni. Vi ricordo che sono affiliata e che acquistando da questo link Amazon mi ricompenserà con una piccola somma che, in caso riesca a raggiungere la soglia, userò per arricchire il blog con nuovi contenuti.


Il papiro è finito, 
voi avete mai letto qualcosa di Tolstoj?

Vi mando un bacione,
Silvia 💓

15 gennaio 2018

The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Qualche giorno fa mi sono fatta un bel giro nella biblioteca della mia città, nonchè uno dei miei luoghi preferiti in assoluto, e ho fatto scorta di graphic novel. Oggi ve ne recensisco una, che in realtà non avevo programmato di prendere, ma che mi chiamava dallo scaffale e alla fine mi ha convinta a portarla con me.
Sto parlando di The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney di Alessio De Santa.


the moneyman recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney
Autore: Alessio De Santa (con Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori e Lavinia Pressato)
Editore: Tunué
Data pubblicazione: 10/2016
Pagine: 167

Come si intuisce dal sottotitolo, The moneyman racconta la vera storia dei fratelli Disney, e in particolare di Roy, il maggiore e meno conosciuto dei due.
Tutto ha inizio quando Roy incontra, in un hotel, una signora molto curiosa che gli chiede informazioni su Walt. Egli inizia così a raccontare la propria vita e quella del fratello, dall'infanzia fino alla vecchiaia.

Walt era un giovane con una passione trascinante per il disegno e la consapevolezza del suo talento lo rendeva sicuro di sé e del suo obiettivo, a volte era però un po' troppo intraprendente e allora c'era Roy pronto a farlo ragionare e a fargli percorrere la strada migliore.
Leggendo scopriamo come è stata fondata la Walt Disney Company e come sono nati i cartoni animati più famosi del mondo: Cenerentola, Biancaneve, Dumbo, e tutti gli altri. Attraverso tanti sacrifici, impegno e dedizione (e anche una certa dose di genialità) i Disney hanno raggiunto il cuore di migliaia di persone, insieme.

The moneyman è quindi una graphic novel davvero interessante, perché ci svela i retroscena, le vicende che stanno dietro al magico mondo che conosciamo.
Noi abbiamo visto i cartoni, decine di volte, vediamo i peluches nelle vetrine, andiamo a Disneyland... ma vi siete mai chiesti quanto lavoro, quanto amore e passione ci siano voluti per creare tutto questo?

Sono proprio l'amore e la passione i due elementi al centro di questa storia. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i fratelli Disney non hanno vissuto nel successo e nella ricchezza, anzi, hanno lavorato e cercato di mantenersi fin quasi alla vecchiaia. Ce l'hanno fatta perché il loro lavoro era ciò che amavano.
Scegli un lavoro che ami e non lavorerai mai, si dice.

The moneyman manda un messaggio fortissimo sull'importanza di credere nei propri sogni, coltivare le proprie passioni e non arrendersi di fronte agli ostacoli. Ci sono varie situazioni spiacevoli che i due fratelli si ritrovano ad affrontare, ma con il sostegno reciproco e la determinazione riescono a farcela alla grande.

Tutto questo può sembrare banale, ma quello che il lettore ha davanti in questo caso è una storia vera. E ciò rende il messaggio ancora più potente e diretto.
Personalmente credo che questo fumetto fornisca una bella dose di energia positiva.
Walt e Roy erano due persone con una vita normalissima, come tutti. Se loro hanno realizzato i loro desideri, perché non dovremmo riuscirci anche noi?

Una storia di due uomini abbastanza comuni quindi, ma con una marcia in più. Perché quando si parla di Disney, automaticamente si crea un po' di magia nell'aria.

La storia dei fratelli Disney diventa straordinaria perché straordinario è quello che sono riusciti a creare. E noi lo sappiamo già, prima di iniziare a leggere: sappiamo che quei due uomini hanno rallegrato migliaia di bambini e genitori, sappiamo che senza di loro non esisterebbe Bambi, o Topolino, o Simba!
Come ve lo immaginate un mondo senza la Disney? Più triste.
È normale quindi che questa storia venga letta con piacere e partecipazione, perché sentiamo un po' di quella magia che il solo nome "Walt Disney" ci ricorda.
La lettura scorre via velocemente, e alla fine lascia decisamente appagati.

Una graphic novel quindi piacevolissima, con disegni a colori e ricchi di particolari.

Ho apprezzato molto anche l'appendice in fondo al volume, che spiega i vari studi che sono stati condotti dall'autore sui Disney, in modo da rappresentare una storia il più possibile corrispondente alla realtà. Obiettivo che secondo me è stato decisamente raggiunto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi amate la Disney? Qual è il vostro cartone preferito?
Vi incuriosisce questo libro?

Vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e che se acquistate qualcosa attraverso i miei link il sito mi fornirà un compenso che può aiutarmi a portare nuovi contenuti sul blog. (Per voi non cambierà niente invece, eccetto il fatto che avrete per sempre la mia riconoscenza)

Quindi se volete acquistare il volume potete farlo al seguente link:

Acquista The Moneyman

Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

8 gennaio 2018

La casa in collina - Cesare Pavese {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi prima recensione del 2018! Di un libro che però ho letto nel 2017: La casa in collina di Cesare Pavese. Autore apprezzato moltissimo, che mi avete consigliato in tanti e che ancora non avevo avuto il piacere di leggere. Ho deciso di iniziare da questo libro invece che da La luna e i falò, perché volevo lasciare da parte quello che è considerato il suo maggiore capolavoro. Se cercate una riflessione sulla vita al tempo della Seconda Guerra Mondiale, questo romanzo può fare al caso vostro.

la casa in collina cesare pavese recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1948
Pagine: 123

Siamo a Torino negli anni della Seconda Guerra Mondiale e i bombardamenti costringono gran parte dei cittadini a rifugiarsi sulle colline intorno alla città. Tra questi c'è Corrado, professore, uomo solitario e riflessivo. Proprio sulle colline, una sera Corrado si imbatte in un gruppo di persone, amici che ballano e ridono. Tra di loro però c'è una ragazza, Cate, che è già stata legata al protagonista e che risveglia in lui moltissimi ricordi del passato e tante domande sul futuro. Ma la guerra non aspetta, e irrompe nella vita di tutti loro senza chiedere il permesso.

La casa in collina è un romanzo lento e riflessivo, che pone al centro della narrazione i pensieri del protagonista: il disagio di fronte alla situazione politica e alla coscienza della guerra; il dissidio interiore tra il desiderio di tranquillità e sicurezza e la consapevolezza che sarebbe giusto agire, fare qualcosa, ribellarsi.
Corrado è un protagonista apatico, che preferisce aspettare che sia la vita stessa a decidere per lui. È l'anti eroe, un uomo senza il coraggio di avere dei legami, di rischiare, adesso arreso di fronte alla guerra, in attesa che finisca.
Viene naturale contrapporlo a quei nuovi conoscenti, quel gruppo di amici che scherzano e cantano insieme, discutendo di politica e strategie. Ragazzi che amano la vita, e proprio per questo la rischiano con orgoglio.
È facile condannare e provare irritazione nei confronti di questo protagonista, immaturo, spaventato, immobile. E infatti più volte avrei voluto dargli uno scossone.

Non sono riuscita ad immedesimarmi in lui: troppo chiuso nei confronti del mondo esterno, troppo focalizzato sui propri pensieri e su se stesso.
Una cosa però è certa: il disagio di Corrado nei confronti della situazione politica è lo stesso che migliaia di persone hanno vissuto in quegli anni, e alcune domande del protagonista, il lettore se le pone insieme a lui.
Noi come agiremmo di fronte alla guerra?
Il dissidio di Corrado si manifesta pienamente nella contrapposizione tra città e collina, tema fondamentale in tutto il libro. Torino è il centro delle attività, della vita e dei rapporti sociali, è il luogo pericoloso in cui si rischia di esplodere sotto il peso di una bomba. La collina invece è un altro universo: quello di una vita tranquilla e sicura, basata sulle tradizioni genuine, immersa nella natura. È il rifugio di chi ha paura, di chi ama la solitudine. Ed è anche il luogo dell'infanzia di Corrado.

Le descrizioni quasi idilliache, i ricordi sognanti e i pensieri sulle colline, che affiorano in tutto il romanzo, sono intrisi di malinconia. La malinconia è il sentimento predominante in tutta la lettura e forse proprio per questo, nonostante la brevità, il libro ha bisogno del suo tempo per essere letto ed assimilato.

La casa in collina è stato il mio primo approccio a Pavese e, nonostante non sia riuscita a farmi piacere Corrado, ho apprezzato molto lo stile dell'autore: il linguaggio parlato tipico del periodo, in cui compaiono spesso anche termini dialettali, ormai completamente in disuso, fa sì che ci voglia una certa concentrazione per seguire il filo della narrazione, ma una volta abituatisi, è più facile immedesimarsi nella storia e figurarsi quelle colline tanto amate.

L'ultima pagina del romanzo, ovvero il culmine di tutte le precedenti, è una stupenda riflessione sulla guerra. Una di quelle citazioni che andrebbero trascritte e incorniciate.

Molti credono che La casa in collina sia un libro semi autobiografico, e lo credo anche io.
Gli avvenimenti che vi sono raccontati potrebbero essere riassunti in tre righe di testo, ma i pensieri e la visione del mondo del protagonista, conoscendo la vita di Pavese, mi sembrano molto in linea con la personalità dell'autore.

VOTO: 🌞🌞🌞 e mezzo
3,5

So che questo libro non è considerata l'opera migliore di Cesare Pavese, io ho già pronto in libreria La luna e i falò.
E voi amate questo autore? Cosa avete letto di suo?

Se volete acquistare il libro potete farlo cliccando QUI
(Vi ricordo che sono affiliata Amazon e quindi se utilizzate i miei link per acquistare libri, il sito dovrebbe darmi una piccola commissione aiutandomi a mantenere il blog.)

Vi mando un bacione,
Silvia 💕