25 settembre 2017

Open - Andre Agassi {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti ragazzi, bentornati sul blog!!

Finalmente è arrivato il momento di parlare di QUEL libro, il libro che non avrei mai pensato di leggere nè tantomeno di comprare, perché non mi piace lo sport, e non mi piacciono le biografie... e invece eccomi qua, a consigliare a TUTTI quanti, l'autobiografia di uno dei più famosi tennisti nel mondo: Open di Andre Agassi. Credetemi, perdersela è un peccato!

Open Andre Agassi Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Open
Autore: Andre Agassi
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 2009
Pagine: 493

RECENSIONE

Questa volta cari lettori non posso accennarvi la trama del libro, perché la trama non c'è.
In Open è raccontata una vita, ed a raccontarcela è proprio colui che l'ha vissuta. Agassi riesce a trasformare il suo viaggio nel mondo in un'esperienza adrenalinica, emozionante, ma soprattutto intima. 
Andre riesce non solo a farci vivere le sue avventure, le sue vittorie e le sue sconfitte, ma ci fa entrare nella sua mente. Ci fa conoscere gioie e dolori, speranze e timori, svela le bugie che racconta agli altri e anche quelle che racconta a se stesso.

Ho pensato spesso a cosa possa aver significato per Agassi scrivere questo libro. Lui è un personaggio famoso, un campione acclamato e imitato in tutto il mondo, paparazzato dai giornalisti, lodato ma anche criticato dai media. Eppure ha deciso di mettersi a nudo scrivendo Open. Ha avuto fegato, e posso capire perché l'uscita di questo libro sia stata uno shock per moltissime persone; però, secondo me, più di ogni altra cosa, per Andre deve essere stato un sollievo.
È riuscito a prendere una grande matassa di fili intrecciati, fatti di azioni e pensieri, di un'intera esistenza umana e a sbrogliarli; e poi li ha messi su carta.

E credetemi se vi dico che leggerlo è stato un sollievo anche per me. È come se questo libro avesse aiutato anche me stessa a sbrogliare un po' dei miei pensieri.

In particolare mi ha aiutata moltissimo a ricordare i motivi per cui tutti i giorni lotto per i miei obiettivi, a rimboccarmi le maniche e a dare il meglio, anche se è faticoso.
Mi ha ricordato che stancarsi è giusto, che le soddisfazioni arriveranno, che ci saranno sempre delle persone pronte a dare supporto.
Mi ha ricordato che sbagliare è normale, ma che possiamo sempre tirarci su e ricominciare.

E quindi sì, non amo per nulla lo sport né le biografie, eppure sono qui a consigliare a TUTTI quanti di leggere Open.
Perché vi ritroverete per forza nelle sue pagine, penserete che la storia di questo tennista pluripremiato non è poi tanto diversa da quella di tutti noi e anzi, è in parte la nostra storia. È in parte anche la mia, nonostante la vita di Andre sia diversa e in apparenza lontanissima da quella di una normale studentessa.

Ho sottolineato praticamente metà libro, vi ho bombardati di citazioni a destra e a sinistra e adesso che è passato un po' di tempo, mi rendo conto che Open mi manca.
Mi sento come se conoscessi davvero Andre, e sento anche di stimarlo. Mi sono pure messa a guardare una sua partita di tennis!!!!
Non so come sia possibile, forse questo libro è speciale o forse ho semplicemente preso una botta in testa.

Fatto sta che non dovete lasciarvi scappare questa storia.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Ringrazio infinitamente Francesca per avermi convinta a comprare questo libro con le sue belle parole.
Lo rileggerò sicuramente più volte.
Un bacione,
Silvia 💓

22 settembre 2017

5 cose che: 5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura

Buongiorno a tutti lettori!

Buon venerdì e buon weekend!! Oggi articolo a sorpresa: ritorno, dopo secoli e secoli, con la rubrica 5 cose che, ideata dal blog Twins Books Lovers, che consiste nello stilare appunto una lista di 5 cose riguardanti uno specifico tema. (Qui il post di presentazione).


L'argomento di oggi è:

5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura.

Ditemi voi se non è un argomento bellissimo!! Quindi via ai ricordi, ed ecco la mia lista:


18 settembre 2017

Flatlandia - Edwin A. Abbott {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e buon lunedì,
è arrivato oggi il momento di parlarvi di una lettura che ho fatto quest'estate e a cui tengo moltissimo. Fare questa recensione non è semplice per me: il libro di cui sto per parlarvi è geniale, e forse per molti è una lettura leggera e carina, ma per me c'è un mondo intero lì dentro. Ecco la mia esperienza di lettura con Flatlandia di Edwin A. Abbott.

Flatlandia Edwin Abbott recensione felice con un libro

Titolo: Flatlandia
Autore: Edwin A. Abbott
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1884
Pagine: 133

RECENSIONE

Flatlandia è un mondo a due dimensioni, potete immaginarvelo come un infinito foglio di carta, e su di esso vivono linee, triangoli, quadrati, pentagoni, circoli e tante altre figure geometriche. A descriverci questo mondo e a raccontarci la sua storia è un quadrato, abitante appunto di Flatlandia.

Pensate che sia facile descrivere un mondo a due dimensioni? Sì? Beh forse, per noi che viviamo in tre dimensioni, è facile immaginarselo dall'altro. Ma provate a pensare di viverci dentro. Cosa vedreste? Come vi muovereste? Come riconoscereste, in un mondo piatto, un quadrato da un triangolo, se non potete vederli dall'alto?
Le risposte a tutte queste domande, e a molte altre, ce le da il nostro quadrato protagonista. Egli ci descrive con estrema chiarezza e semplicità, persino con dei disegnini, non solo tutti i problemi tecnici e prettamente geometrici della vita a Flatlandia, ma anche la cultura del popolo, le loro usanze e il loro pensiero, e la loro storia.

Vi faccio un esempio, per capire meglio: gli abitanti di Flatlandia sono divisi in classi sociali, in base alla loro forma geometrica. Distinte da tutti gli altri ci sono le donne, che sono delle linee. Esse sono spesso considerate inferiori ma sono anche pericolose, dato che sono molto appuntite...
Non voglio dirvi altro, questo è soltanto un minimo esempio di quello che la mente dell'autore e riuscita a creare in questo romanzo. Ci sono poi implicazioni sociali, storie di rivolte, descrizioni del clima e chi più ne ha più ne metta.

Ma non è finita qui. Ebbene sì, perché nella seconda parte del libro, il quadrato ci racconta una grande avventura che gli è capitato di vivere e che ha a che fare con una Sfera, proveniente dallo spazio a tre dimensioni: Spaziolandia. Ella è in visita a Flatlandia per comunicare al quadrato delle verità sconvolgenti. Il nostro protagonista ne vedrà delle belle.

Mi fermo qui, perché questo romanzo è tutto da scoprire.

Come avrete intuito, Flatlandia è una favola geometrica.
Immagino sia unica nel suo genere e io, non appena ne ho letto la trama, ho voluto subito averla nella mia libreria.
L'autore ha avuto non solo un'idea brillante ed originale, ma anche una grande immaginazione e soprattutto la capacità di combinare le sue idee con le leggi geometriche e matematiche.
In più, come se non bastasse, leggendo ci rendiamo conto che questa storia, fatta di lunghezze, spessori, angoli e linee, non è solo un esercizio narrativo fine a se stesso, ma è lo spunto per parlare di tanti argomenti importanti e sempre attuali: la visione delle donne nella società, l'importanza del fattore estetico, la chiusura mentale nei confronti del nuovo e del diverso, la genialità di alcuni vista come pazzia. 
Flatlandia è un inno all'immaginazione, un libro che sprona a credere nelle infinite possibilità dell'universo.

Non so se dalle mie parole traspare l'entusiasmo che ho nei confronti di questa lettura, in ogni caso c'è un motivo preciso per questo.
Io amo tutto ciò che è descritto in questo libro, perché amo la matematica e la geometria e il fatto che Abbott le usi per descrivere un mondo secondo me è bellissimo. So che questa passione è mooolto rara e quindi l'idea che l'autore riesca, almeno in parte, a mostrare il lato bello di queste materie scientifiche mi rende felice. Ho visto in giro tante recensioni positive anche da parte di persone che con la matematica non sono mai andate d'accordo, e penso che questa sia una grandissima vittoria.
Spero che,se qualcuno di voi leggerà Flatlandia, possa riconsiderare questi argomenti un pelettino più simpatici.

Comunque, io mi sono davvero divertita tantissimo a leggerlo ed è stata una lettura che ho fatto con il sorriso costante stampato in faccia. Quindi ve la consiglio davvero con il cuore e spero che possa piacere anche a voi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se nel corso della lettura di questa recensione vi è venuta spontanea la domanda:
Ma come! Sei fissata con i libri e ami la matematica?? Oppure:
Ma come! Ami la matematica ma sei fissata con i libri??
Sì raga, sono multitasking,
Un bacione

Silvia💗

11 settembre 2017

La morbidezza degli spigoli - Keith Stuart {Recensione}

Buongiorno a tutti ragazzi,
In questi giorni è arrivato il fresco un po' dappertutto e quello che mi consola è che posso leggere avvolgendomi nella mia amata copertina! Non troppo però perché ovviamente sono di nuovo sotto esame..Ci vuole pazienza!! Oggi qui sul blog vi parlo di un altro dei libri finalisti del Gran Premio delle Lettrici di Elle: La morbidezza degli spigoli di Keith Stuart. All'inizio non mi sembrava granché come lettura, ma invece andando avanti sono stata catturata dalla dolcezza della storia, che è semi-biografica.


la morbidezza degli spigoli keith stuart recensione felice con un libro

Titolo: La morbidezza degli spigoli
Autore: Keith Stuart
Editore: Corbaccio
Data pubblicazione: 2016
Pagine: 417

RECENSIONE

Alex, un giovane uomo sulla trentina, ci racconta il difficile periodo che sta attraversando: lui e sua moglie Jody hanno deciso di vivere in luoghi separati per un po' a causa dei continui litigi che li hanno allontanati. Uno dei motivi di tensione tra loro sembra essere Sam, il loro bambino. 
Sam è, a parer mio, il vero protagonista della storia, un piccoletto di 8 anni affetto da un lieve autismo: spesso non riesce a sostenere la realtà che lo circonda ed è invaso da crisi di pianto e urla, è molto emotivo e, quando sta bene, taciturno e riservato.

Inizialmente questo libro non mi convinceva, mi sembrava che Alex colpevolizzasse Sam, che fosse poco comprensivo nei suoi confronti e che facesse pochi sforzi per migliorare la situazione. In alcuni casi le reazioni del figlio erano semplicemente tipiche di un bambino di 8 anni, mentre invece il padre quasi rassegnato, imputava tutto all'autismo.

Piano piano invece Alex inizia a cambiare. Un giorno per caso padre e figlio si ritrovano a giocare ad un videogame in cui è possibile costruire qualsiasi cosa e vivere avventure di sopravvivenza contro vari mostri: Minecraft. Grazie a questo gioco Alex riesce a trovare finalmente un contatto con Sam, che è entusiasta del suo nuovo passatempo e non pensa ad altro. Pian piano Sam e suo padre si scambiano idee sul gioco, su cosa fare e come farlo, e tra una partita e l'altra iniziano a parlare veramente, di tutto. Alex inizia a capire che Sam è un bambino con le proprie idee e i propri sogni, solo con qualche difficoltà ad esprimerli.

Dal momento in cui si verifica questo cambiamento il libro mi è piaciuto molto di più, ho visto un padre animato da un amore vero per il proprio figlio, e un bambino dolcissimo e coraggiosissimo nell'affrontare le difficoltà che la sua condizione gli pone davanti.

C'è comunque qualcosina che non mi ha convinta a livello di storia, troppe situazioni particolari concentrate insieme: un tragico evento del passato che ancora oggi influenza la vita di Alex, una sorella e una madre particolari, una situazione lavorativa in crisi e anche la separazione dalla moglie. Problemi plausibili, ma che tutti insieme forse sono troppo e rischiano di divagare dal tema principale: Sam.

Nonostante questo comunque la cosa fondamentale è una: mi sono affezionata moltissimo a Sam leggendo. E non ho potuto fare a meno di emozionarmi e sorridere molte volte.
Sono felice che questo libro trasmetta un messaggio importantissimo, che tutti dovremmo tenere bene a mente: quando abbiamo a che fare con una persona autistica, sta a noi fare il possibile per aiutarla a superare le sue barriere, per farla sentire accettata e scoprire che ha tanto da dare e da condividere.

E quindi sì, alla fine questo libro mi è piaciuto. Non posso dare un voto molto alto perché sono un po' pignola, ma se l'argomento vi interessa e avete voglia di un po' di dolcezza e tenerezza, beh, ve lo consiglio.

Se amate anche i videogame poi, allora fa proprio per voi! Io non sono molto ferrata, ma devo dire che le descrizioni delle avventure virtuali di padre e figlio non mi hanno mai annoiata e anzi, danno un tocco di originalità al libro.

A fine lettura ho scoperto che l'esperienza narrata è in parte autobiografica: l'autore ha un figlio autistico e probabilmente ha dovuto lui stesso affrontare un percorso di presa di coscienza, così come il protagonista del libro. Penso che questo aspetto si veda, che nella seconda parte della storia traspaia l'amore dell'autore per il figlio.

VOTO: 🌞🌞🌞
3

Come vi sembra questo libro? Avete letto mai qualcosa del genere?

Vi mando un bacio come sempre,
Silvia 💗

4 settembre 2017

Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori e bentornati sul blog!

Avete presente quelle letture che una volta terminate vi lasciano perplessi, ma che poi nei giorni successivi vi ritornano sempre in mente, lasciandovi addosso una sensazione strana? Ecco, il libro che vi recensisco oggi per me è stata una di quelle letture: Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.



Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1962/2009
Pagine: 182

RECENSIONE


"Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!"
 
Mary Katherine Blackwood è una ragazza di diciotto anni che vive in una grande villa vicino al paese, insieme alla sorella Constance e allo zio Julian. Visti dall'esterno potrebbero sembrare una normale famiglia, ma così non è.
Tutti gli altri membri dei Blackwood infatti sono morti avvelenati, proprio in quella casa. La tragedia ha portato grosse conseguenze nella vita dei tre superstiti ma, nonostante questo, essi sono riusciti a stabilire una routine quotidiana che li rende abbastanza felici. Mary pero sente che qualcosa sta per succedere, un cambiamento sta per sconvolgere la loro routine e questo non le piace per niente..

Abbiamo sempre vissuto nel castello è un racconto gotico dai toni cupi, che riesce ad entrare sotto pelle piano piano, senza che il lettore se ne accorga.

Stephen King dedica L'incendiaria all'autrice, scrivendo: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce".

Ed è proprio così. L'autrice non si avvale di colpi di scena o immagini paurose, ma anzi quasi tutto il libro è il racconto della quotidianità di Mary Katherine, insieme alla sorella e allo zio.
All'inizio sembra quasi che questa descrizione sia un'introduzione a qualcos'altro che deve accadere, c'è un senso di attesa che si instaura nel lettore e che lo rende avido di sapere e di divorare le pagine.
Ben presto però ci accorgiamo che quello che conta è nascosto nel racconto stesso della quotidianità dei protagonisti. Ci rendiamo conto che c'è qualcosa di strano, di sbagliato, nella vita delle due sorelle, e anche in Mary stessa. È lei infatti a narrare la storia, e la sua visione è distorta, disturbata. Non sappiamo se quello che racconta è attendibile o meno. È reale? È tutto nella sua testa? Chi è il buono e chi è il cattivo?

Riti, superstizioni, idee malsane compaiono in continuazione, dettagli macabri sono disseminati in tutto il romanzo, buttati lì come fossero cose normalissime, assieme alle poche informazioni sulla tragica serata. Quella in cui sono morti tutti gli altri Blackwood.

"Il martedì e il venerdì andavo in paese, e il giovedì, giornata in cui i miei poteri erano al massimo, salivo nella grande soffitta e mi mettevo i loro vestiti."

Ci sono dei momenti "clou" in cui effettivamente cose importanti accadono, ma la maggior parte della lettura è quasi statica. Definirei questo romanzo un thriller/horror psicologico.
Con uno stile tranquillo ed elegante Shirley Jackson riesce a instillare un senso di inquietudine persistente, quasi una sensazione di fastidio a volte. Io ce li ho ancora addosso, a distanza di giorni dalla fine del libro.

Come ci riesce?

Tanti temi vengono trattati in questo romanzo: l'odio (dei paesani verso i protagonisti), l'amore (tra le due sorelle), la solitudine e l'isolamento, ma soprattutto l'autrice ci mostra come il male sia nascosto ovunque, soprattutto nella mente degli uomini. Ed è questo che irretisce e sconvolge.

Durante la lettura non avevo realizzato il potere di questo romanzo, è stato soltanto dopo averlo finito che mi sono resa conto della bravura dell'autrice, grazie alle sensazioni che mi ha lasciato, in sole 170 pagine.

È un romanzo ipnotico.
Shirley Jackson vi stregherà e non vi lascerà più andare.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Romanzo straconsigliato a tutti gli amanti del genere ma perfetto anche per coloro che vogliono avvicinarvisi per la prima volta.

Chi altri di voi lo ha letto? Io sono già pronta a comprare L'incubo di Hill House, magari per Halloween 😁

Vi mando un bacione e mi raccomando, fate sempre attenzione a ciò che mangiate.

Silvia 💜

28 agosto 2017

Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e bentornati sul blog! ☆
Sono molto felice della recensione di oggi perché finalmente anche io posso gridare al mondo di aver iniziato la famosissima saga dei Cazalet, scritta da Elizabeth Jane Howard!! Se ne è sentito parlare in lungo e in largo, la casa editrice Fazi sta praticamente facendo il countdown per l'uscita dell'ultimo volume nella seconda metà di Settembre, e io non potevo più resistere e, quando c'è stata l'offerta 2x1 su IBS ho fatto la pazzia e mi sono presa tutti e quattro i libri!! 😋
Per il momento ho letto il primo: Gli anni della leggerezza, e oggi ve ne parlo qui.

Cazalet Gli anni della leggerezza Elizabeth Jane Howard Recensione Felice con un libro

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi
Data pubblicazione: 09/2015
Pagine: 604


RECENSIONE

I Cazalet sono una benestante famiglia inglese, numerosa e molto unita, che durante le vacanze estive si riunisce nella tenuta di campagna di William e Kitty, i nonni Cazalet in un certo senso, coloro dai quali discendono tutti gli altri, soprannominati il Generale e la Duchessa per i loro atteggiamenti tipici di altri tempi.
Gli anni della leggerezza, primo volume della saga, ci racconta le due estati dei Cazalet, quella del 1937 e quella del 1938.

Questo libro è una tipica saga familiare: non c'è una trama vera e propria, semplicemente descrive le giornate dei vari membri della famiglia. I personaggi sono quindi moltissimi, e all'inizio sarà molto utile utilizzare l'albero genealogico che trovate nelle prime pagine, insieme alla mappa dei nomi.
Dico all'inizio perché, arrivati a pagina 100, sarete già completamente immedesimati nella storia e ricorderete quasi tutti i protagonisti senza problemi. O almeno questo è quello che è accaduto a me.

I temi trattati sono ovviamente numerosissimi, vista la varietà di persone che popola il libro: i problemi coniugali, il tradimento, l'azienda di famiglia, la maternità, il parto, l'amore, l'istruzione e tanti altri, alcuni anche molto importanti.

Ciò che mi ha sorpreso molto di questo romanzo è la sua scorrevolezza, sono 600 pagine che volano via velocissimamente, perché l'autrice è davvero capace di catapultare il lettore dentro la storia, di fargliela vivere ed assaporare, senza mai annoiarlo.
Saltando da un personaggio all'altro, cambiano anche i punti di vista, e così possiamo conoscere i pensieri di tutti, dai bambini, fino agli adulti loro genitori e ai nonni William e Kitty, con qualche sguardo anche ai domestici e alle cuoche.

Leggere questo romanzo è stato rinvigorente, rilassante ed emozionante. Mi ha trascinata e affascinata totalmente. Mi sembra quasi di conoscerli tutti questi personaggi, caratterizzati magnificamente ognuno a modo suo.
Hugh e Sibyl con il loro amore tranquillo ma dolcissimo.
Villy e la sua malinconia.
La generosità di Rachel.
La tenerezza di Lidya che mi ha fatta troppo ridere.
La vivacità di Louise.
Rupert che cerca di coltivare la sua passione e Zoe, ancora inesperta della vita.
Il Generale, che ha già capito tutto.
E soprattutto Polly, l'intelligenza e la dolcezza di Polly. Lei è in assoluto il mio personaggio preferito per il momento.
E ce ne soni tanti tanti altri, alcuni più simpatici, altri molto meno (ce n'è uno in particolare che odio profondamente).

Le sensazioni che questo libro mi ha trasmesso sono state spesso simili a quelle che ho provato leggendo L'amica geniale di Elena Ferrante: partecipazione, senso di empatia con i personaggi. Però, a differenza della Ferrante che racconta attraverso gli occhi di Elena, quello dei Cazalet è un romanzo a più voci, corale. E mi è piaciuta tanto questa cosa, perché mi è parso quasi di essere una persona speciale, la consigliera segreta di tutti loro.

E poi, c'è anche un'altra cosa che dobbiamo considerare: il contesto storico.
Amo i romanzi ambientati nel passato, perché restituiscono l'immagine di tempi diversi, e questo non ha fatto eccezione.

La prima guerra mondiale è ormai finita, e affiorano ancora qua e là le sue conseguenze, fisiche e morali. Ma noi sappiamo quello che sta per succedere, sappiamo che un'altra guerra è vicina e lo intuisce anche qualcuno dei personaggi. Mentre l'estate del '37 è spensierata e simile a tante altre, quella del '38 è diversa. Inizia ad affiorare l'argomento guerra, e insieme ad esso la paura e i pensieri sul futuro. Io stessa ero in ansia, nonostante conoscessi gli avvenimenti che sarebbero seguiti.

È proprio questo che mi fa presagire che i prossimi volumi della saga saranno più forti e movimentati. E penso sia per questo che l'autrice ha deciso di intitolare questo primo volume Gli anni della leggerezza.

Comunque, in conclusione, consiglio tantissimo questo primo libro, che ho apprezzato molto e che mi ha fatto compagnia durante le vacanze. È una perfetta lettura estiva, o comunque perfetta da leggere in un periodo libero, in modo da gustarvi pienamente le avventure della famiglia Cazalet. Spezzettarla secondo me sarebbe un peccato.

Non vedo l'ora di leggere i successivi volumi appena avrò il tempo necessario!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞e mezzo
4,5

E voi avete letto questo libro? E i sequel? Qual è il vostro personaggio preferito?

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

21 agosto 2017

Prendiluna - Stefano Benni {Recensione no-spoiler}

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog!
Ferragosto è passato e io ho già il terrore all'idea che stiano per finire le vacanze... meglio non pensarci!
Oggi recensione un po' diversa dal solito, perché la lettura di cui vi parlo non è andata come pensavo. Beh, direi che può capitare. Ecco quello che penso di Prendiluna di Stefano Benni.


Titolo: Prendiluna
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: Maggio 2017
Pagine: 212

RECENSIONE

Prendiluna è un'anziana maestra in pensione, proprietaria di tanti bei mici. Una sera, le appare all'improvviso il fantasma di Ariel, un vecchio gatto morto da tempo, che le comunica una cosa straordinaria: per evitare l'Apocalisse, lei, Prendiluna, dovrà trovare dieci persone giuste a cui affidare i suoi dieci mici, in modo da convincere il Diobono che sulla Terra esiste ancora il bene. Avrà otto giorni di tempo, altrimenti tutto finirà.
Contemporaneamente altre due persone vengono a conoscenza della missione: Dolcino e Michele, due ex alunni che adesso sono pazienti di una clinica per matti. Michele, che dichiara di essere un arcangelo, e Dolcino, vogliono trovare Prendiluna in modo da parlare con il Diobono e punirlo per tutte le brutte cose che esistono nel mondo, ma dovranno scappare dalla clinica ed affrontare tante avventure per farlo.

Prendiluna, i dieci mici, Dolcino e Michele, non sono gli unici personaggi che incontriamo nel romanzo e anzi, ce ne sono moltissimi altri, alcuni realistici altri assurdi fino all'inverosimile. Allo stesso modo, anche le avventure che vengono raccontate, sono assai strambe e fuori dal comune.

Prendiluna è una sorta di fiaba per adulti, che assomiglia alla descrizione di un enorme sogno intricato e assurdo.

Mi aspettavo molto da questo romanzo e le premesse c'erano tutte, avevo voglia di un libro che facesse ridere e, in più, amo i mici, quindi pensavo di andare sul sicuro..Invece sono rimasta delusa. Questo libro non mi è rimasto per niente dentro, purtroppo. Probabilmente andrò controcorrente, forse c'è qualche sfumatura o intenzione dell'autore che non ho colto, forse non era il momento adatto per leggerlo o forse semplicemente Benni non fa per me. Vi racconto di seguito quello che non mi ha convinta.

Ho trovato questo libro estremamente cinico, troppo. In tutta la lettura ci sono continue critiche alla società moderna e soprattutto alla dilagante tecnologia del nostro periodo, che in parte condivido anche, ma che sono davvero troppe e soprattutto esagerate all'inverosimile. I personaggi sono tutti infelici e spesso in brutte situazioni, il mondo dipinto da Benni sembra un totale caos in cui è inutile impegnarsi perché raggiungere i propri obiettivi è quasi impossibile. Qualche volta mi sono ritrovata a sorridere ma per la maggior parte del tempo ne ho ricavato un forte senso di nostalgia e di tristezza. Niente spensieratezza, solo rammarico.

Tutto questo è collegato anche alla seconda cosa che non mi ha convinta: il romanzo non mi ha fatta ridere. Tutto il libro è un susseguirsi di scenette che pensavo sarebbero state divertenti ma che invece non mi hanno soddisfatta. Il tipo di umorismo usato non fa per me, mi ha ricordato un po' Zelig, o anche Scary Movie (solo che questo libro non è la parodia di un altro). Ecco, se amate uno dei due, probabilmente questo libro vi farà ridere.
Un sacco di battute sul sesso, anche un pochino volgari (non è un libro da leggere a bambini piccoli, mi raccomando 😂) e scontate. Al massimo ne ho ricavato qualche risata a denti stretti.

Il finale poi è stato un macello. Forse perché ormai ero delusa, o perché stavo per finire la lettura e pensavo già alla prossima, non ho prestato molta attenzione e l'ho trovato molto confusionario. Era tutto un sogno? Era tutto reale? Un misto delle due? Boh, non l'ho capito. Però potrebbe benissimo essere colpa mia.

Insomma ragazzi, stavolta ho fatto cilecca.
Devo ammettere che quando si parla di libri (ma anche programmi TV) che fanno ridere, sono molto selettiva, quindi ci sta che il mio parere sia un po' fuori dagli schemi.

Insomma, qualche pagina l'ho trovata carina, alcuni spunti di riflessione ci sono, ma nel complesso mi ritrovo a dare un voto abbastanza basso.

VOTO: 🌞🌞 e mezzo
2,5

Prima di lasciarvi però voglio raccontarvi un aneddoto, una cosa che mi è successa leggendo questo libro. Ad un certo punto Benni parla dei sogni Matrioska, quelli in cui sogni di svegliarti anche se in realtà stai ancora dormendo. Ecco, la sera stessa, dopo aver letto quel paragrafo..ho sognato di svegliarmi!! Poi provavo ad accendere la luce e ovviamente, come succede sempre, non si accendeva..
Quando mi sono effettivamente svegliata ho dato tutta la colpa al libro di questa esperienza poco carina! 😂

Ragazzi la recensione di oggi è finita, mi dispiace di non avervi proposto nessun consiglio libroso a questo giro ma penso che sia giusto scrivere sia le opinioni positive che quelle negative.

Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto?? Sono molto curiosa di sentire pareri diversi dal mio.

Un bacione

Silvia 💘