27 novembre 2017

Assassinio sull'Orient Express - Agatha Christie {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Chi ha fatto spese per il black friday?? A me è sembrato un po' deludente..
Oggi vi parlo di un libro che ho in casa da circa 10 anni, ovvero dalla prima volta in cui l'ho letto; andavo ancora alle medie e chiaramente non ricordavo assolutamente niente della trama, ho pensato quindi che fosse il momento giusto per rileggermelo, visto che tra pochi giorni uscirà il film al cinema.
Si tratta di un tipo di libro che non leggo molto spesso: un giallo. Ma non un giallo come gli altri, perché stiamo parlando della regina di questo genere: Agatha Christie. Ecco a voi quindi la recensione di Assassinio sull'Orient Express.


Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Autore: Agatha Christie
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 1934/1995
Pagine: 252

Hercule Poirot è appena arrivato ad Istanbul quando riceve un telegramma che lo costringe a ripartire subito per Londra; prenota così un posto in un vagone-letto dell'Orient Express. Il treno, nonostante sia inverno, è completamente pieno e i passeggeri sono dei più disparati: una principessa russa, un colonnello inglese, un conte ungherese con la moglie, una svedese, un ricco americano e tanti altri.
Durante il viaggio, una notte, uno dei passeggeri viene brutalmente ucciso nel suo scompartimento.
Il treno però è fermo a Belgrado, bloccato dalla neve, sulla quale non ci sono impronte.
Nessuno è scappato, quindi l'assassino deve essere sul treno, tra i presenti.
Poirot avrà un bel po' di indagini da fare, visto che gli indizi sembrano contraddirsi fra loro...

Assassinio sull'Orient Express è il primo ed unico libro che ho letto della Christie, e devo dire che mi è piaciuto più di quello che mi aspettavo.

La storia e lo stile di scrittura sono molto coinvolgenti, per svariate ragioni: ovviamente la curiosità del lettore è ai massimi livelli, così come la suspense, perché c'è un killer da scovare e una storia da ricostruire.
Questo però è abbastanza scontato quando si parla di libri gialli ben scritti.
Quello che invece mi ha piacevolmente sorpresa è l'equilibrio fra i vari elementi del racconto. 
Mi spiego meglio: l'autrice riesce a bilanciare perfettamente le informazioni da fornire al lettore, indizi, fatti accaduti, descrizioni, intuizioni di Poirot, dialoghi fra i personaggi e così via.
Non ci sono momenti clou nei quali si ha una grande rivelazione, o si capisce improvvisamente tutto. Così come non ci sono momenti "morti": ogni singolo capitolo è utile ai fini della storia e contiene indizi che stimolano il lettore a scervellarsi, a capire e a collegare i tanti fili del racconto. Ma queste informazioni, che leggendo riceviamo, non sono mai troppe, perché altrimenti capiremmo ogni cosa subito, né troppo poche, perché altrimenti perderemmo la speranza di riuscire effettivamente a scoprire l'assassino da soli.

Quello che ne risulta è un enorme coinvolgimento del lettore, che viene guidato piano piano attraverso la storia, permettendogli così di scoprirne una parte alla volta.. fino alla spiegazione finale.

Vi dico solo che io ho letto tutto il libro con taccuino e penna alla mano, cercando di incastrare i vari pezzi del puzzle alla meglio.
In pratica si è attivata la mia modalità detective.

Personalmente, sono riuscita a capire l'accaduto solo nel penultimo capitolo.. ma comunque prima della fine! Quindi sono molto soddisfatta.

Siamo lontani dallo stile di un Simenon, che indaga l'animo umano e scrive gialli che non sono gialli, ma viaggi all'interno della mente e del cuore.
Agatha Christie al contrario vuole semplicemente risvegliare il nostro istinto investigativo, il nostro acume.
Assassinio sull'Orient Express è un giallo puro e ritengo sia perfetto per il suo scopo: intrattenere e coinvolgere.

Senza contare il fatto che leggere questo tipo di libri è un ottimo esercizio per la mente!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi amate la Christie? Avete letto questo libro?

In trepidante attesa dell'uscita del film il 30 Novembre, che andrò sicuramente a vedere, anche perché c'è Johnny Depp, vi mando un bacione

Silvia 💘

20 novembre 2017

Nudi e crudi - Alan Bennett {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi recensione super veloce di un libriccino che mi è piaciuto un sacco: Nudi e crudi di Alan Bennett. Dovete sapere che è molto difficile che io trovi libri divertenti che mi piacciono, in quanto molto raramente riescono a farmi ridere. Questa cosa mi ha sempre rattristata un po' perché, a parte poche eccezioni (come Douglas Adams), non riuscivo a trovare letture adatte quando avevo voglia di farmi qualche risata.
Poi ho scoperto Bennett.
Adesso ho trovato il perfetto esempio di ironia che piace a me! E sono felice perché ho un sacco di libriccini da recuperare.
In realtà il mio primo approccio all'autore è stato attraverso Audible, e ve ne parlerò presto sul blog, oggi invece vi recensisco Nudi e Crudi, che è il suo primo brevissimo romanzo (o forse meglio racconto? Non so) che ho effettivamente letto.


Titolo: Nudi e crudi
Autore: Alan Bennett
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1996/2001
Pagine: 95

Nudi e crudi ci catapulta in una situazione decisamente stramba, ovvero nella vita dei coniugi Ransome, subito dopo che essi hanno subìto un furto.
Un furto però molto originale, in quanto i ladri si sono portati via tutto.
Tutto ciò che poteva essere preso è stato preso: oggetti, mobili, quadri, tappeti, lampadari.
Tutto, eccetto le pareti e i pochi apparecchi sanitari del bagno.

Perché lo hanno fatto? E come hanno fatto?
Chi è stato?

Alan Bennett risponde a tutte queste domande e a molto altro, in 95 pagine esilaranti, da leggere tutte d'un fiato.

Quello che mi ha stupito di più però è l'enorme quantità di spunti di riflessione presenti in questa breve storia.

Il furto diventa metafora di rottura, cambiamento; è quell'avvenimento che spezza improvvisamente la vita monotona e sempre uguale di due esseri umani e la trasforma.

Ma i coniugi Ransome hanno due personalità completamente diverse e diverse quindi sono le reazioni di fronte al fatto.
Da una parte l'accettazione e la scoperta di nuove realtà: Mrs Ransome si rende conto di avere un'opportunità unica di cambiare vita, di migliorarsi.
Un avvenimento negativo viene così trasformato in una possibilità di crescita e di evoluzione.
Dall'altro lato invece c'è Mr Ransome, con l'ostinazione e la tenacia di ripristinare la propria routine, di ritornare nella comfort zone tanto piacevole e priva di rischi.

La vita dei due coniugi però sembra destinata a non tornare più la stessa, perché l'equilibrio precario della loro esistenza è stato interrotto, e adesso uno dei due sta cambiando, scoprendo il mondo attorno a se.

Attraverso una storia divertente Alan Bennett ci fa riflettere su tante questioni importanti.

È sbagliato rifugiarsi nella propria comfort zone? 
Creare una situazione nella quale sappiamo gestire tutto alla perfezione ma che non ci rende veramente felici è giusto perché così facendo evitiamo i cambiamenti che ci fanno tanto paura? Oppure è terribile perché significa accontentarsi di qualcosa che non ci soddisfa appieno?

E perché le persone hanno paura di cambiare? 
Perché, spesso, aspettano un evento limite (come il furto in questo caso), per prendere il coraggio di fare qualcosa?

Alan Bennett ci dice la sua, implicitamente. I signori Ransome infatti andranno incontro a destini molto diversi..

Quanta riflessione in sole 95 pagine! Non doveva essere un libro divertente?

Vi garantisco che lo è! Non mancano le avventure e la suspense, condite da una buona dose di risate.

Leggere Alan Bennett è come conversare con qualcuno che sa come farlo, qualcuno con una grossa capacità comunicativa, che racconta senza l'intento di far ridere, e proprio per questo motivo scatena le risate del pubblico.
Ogni tanto, nel mezzo del racconto, con nonchalance, arriva improvvisamente una scena estremamente ironica, e il lettore, concentrato ad ascoltare, non può fare a meno di ridere.

Ho amato moltissimo Nudi e crudi, perché è stato davvero un piacere leggerlo e riflettere su argomenti un po' spinosi, col sorriso sulle labbra.

Alan Bennett è ufficialmente lo scrittore che devo consultare quando ho voglia di risate.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Non fatevelo scappare lettori, provate anche voi a leggerlo, non ve ne pentirete.

Ancora col sorriso,
vi mando un grosso bacio,

Silvia 💖

13 novembre 2017

Dimentica il mio nome - Zerocalcare {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi parliamo di un genere diverso dal solito: quello dei fumetti. Come vi ho già detto in altre occasioni, non ho una grande esperienza sull'argomento, però qualche mese fa mi sono avvicinata un pochino a questo mondo grazie ad un autore che mi ha conquistata fin dalla prima lettura: Zerocalcare.
Qui infatti potete trovare la recensione di Un polpo alla gola, che mi ha permesso di scoprirlo e che mi ha fatta innamorare.
Mi ero ripromessa di recuperare pian piano gli altri titoli, chiedendo consiglio anche a voi, e così sto facendo: ad Ottobre infatti, ho letto Dimentica il mio nome.
Sì, lo so che avevo detto che sarei andata in ordine cronologico, ma ormai ho definitivamente abbandonato le speranze: Zerocalcare è troppo richiesto e in biblioteca è difficilissimo riuscire a trovare un suo fumetto disponibile!
Comunque dicevamo: Dimentica il mio nome. Zerocalcare non si smentisce e mi è piaciuto molto, ma vi dirò una cosa: si è rivelato abbastanza diverso da quello che mi aspettavo.

Dimentica il mio nome Zerocalcare recensione felice con un libro

Titolo: Dimentica il mio nome
Autore: Zerocalcare
Editore: Bao Publishing
Data pubblicazione: 2014
Pagine: 236

Dimentica il mio nome, nelle sue prime pagine, racconta un evento molto triste nella vita del protagonista Zero: la morte di sua nonna.
Da questo episodio si delinea la storia di tutto il fumetto, che è quella, appunto, di Mamie, la nonna di origini francesi con un passato molto misterioso. Un passato che sta per ripresentarsi, portando con se infiniti ricordi..

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non avevo idea della sua trama, quindi potete facilmente comprendere come mai si sia rivelata una lettura diversa da quella che mi aspettavo.
Se Un polpo alla gola mi aveva conquistata con la sua spensieratezza e ironia, Dimentica il mio nome mi ha spiazzata e commossa.

Zerocalcare apre questo suo fumetto parlando di lutto, del dolore di una perdita.
E lo fa anche con ironia, sì, ma un'ironia delicata, che rispetta la sensibilità del lettore, che fa sorridere e commuove al tempo stesso.

 

Con le sue battute e le sue gaffe, Zero ci parla di qualcosa di importante: della paura della morte e del disagio che essa suscita nelle persone. E ancora una volta, ci racconta la verità: che va bene soffrire e sentirsi spaesati, che quel senso di impotenza è normale, che la morte fa paura a tutti, anche se nessuno lo ammette.

Ed è impossibile non sentirsi in empatia con Zero, impossibile non sentirsi confortati dalle sue parole.
Ho ritrovato quindi, in questo fumetto, quello che più mi piace di Zerocalcare: la sua sincerità senza filtri, la sua capacità di farti sentire meno solo, di farti realizzare che siamo tutti imperfetti, e che va bene così.
Ma ho trovato anche una profondità maggiore, e un tocco di tristezza e malinconia che non mi aspettavo, e che accompagnano tutta la lettura.

Non pensate comunque, che il fumetto sia tutto qui, anzi, questo è solo l'inizio della storia.
Anche stavolta infatti c'è un grande mistero da risolvere, che ruota attorno alla vita di Mamie e alle avventure che ha vissuto.

Attraverso i suoi ricordi, Zero cerca di ricostruire la storia di sua nonna, dall'infanzia in avanti, ma si rende conto che ci sono dei vuoti, delle informazioni mancanti. Inizia così ad indagare per riempire questi buchi e scoprire le origini della sua famiglia.

Zerocalcare, mescolando elementi autobiografici e non, ci parla dell'importanza e della potenza dei ricordi, ci mostra che ciò che conta non è il nome di una persona, ma la sua identità, intesa come identità interiore, come l'insieme di ciò che ha vissuto, delle persone che ha conosciuto, delle idee che ha difeso e dei pensieri che ha tenuto per se. Tutti hanno una storia da raccontare, tutti hanno un segreto da svelare.
Nel raccontarci tutto questo, attraverso la storia di Mamie, l'autore fa uso del soprannaturale, che stavolta è molto più presente e contribuisce a creare suspense e mistero.



Sarete conquistati da Mamie, dalla sua vita e dalle sue idee, dal suo coraggio e dalla sua dolcezza. 

Un'ultima cosa che ho notato in questo libro, sono le tavole, che a parer mio sono molto belle e più d'impatto rispetto a quelle di Un polpo alla gola.

Bravo Zerocalcare.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Quattro stelline non perché non mi sia piaciuto, ma semplicemente perché avevo voglia di ridere e mi sono ritrovata a commuovermi! E, unico piccolo appunto che posso fare, forse avrei preferito meno elementi fantasy nella trama.

Penso comunque che sia un bellissimo fumetto e sono ancora convintissima di leggermeli tutti!

Quale titolo mi consigliate stavolta?

Un bacione,
Silvia 💗

6 novembre 2017

Lizzie - Shirley Jackson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori

e bentornati sul blog! Halloween è passato e ora tutti sono già pronti a pensare al Natale, ma se anche voi come me amate le atmosfere un po' gotiche e misteriose tipiche del periodo Halloweenesco e dell'autunno, allora sarete contenti di sapere che anche la recensione di oggi è un po' a tema, e perfetta per il periodo. Sto per parlarvi infatti di Lizzie di Shirley Jackson, la regina delle storie tetre e inquietanti.
Dopo Abbiamo sempre vissuto nel castello (Recensione qui), posso confermare che quest'autrice mi piace e mi affascina davvero tanto, contro ogni mia aspettativa.
Bando alle ciance ed ecco la Recensione.

Lizzie Shirley Jackson Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Lizzie
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1954 / 2014
Pagine: 318

RECENSIONE

Elizabeth Richmond è una giovane ragazza di ventitré anni, assai anonima e apatica: vive con sua zia ma le parla solo lo stretto necessario e lavora in un museo, dove però nessuno la conosce sul serio. Pare che Lizzie sia interessata semplicemente a sopravvivere più che a vivere davvero.
C'è però qualcosa che la disturba continuamente: forte mal di testa, mal di schiena, confusione. Questi sintomi nascondono una verità sconcertante e inquietante: dentro Elizabeth si agitano varie personalità, ognuna con le sue proprie caratteristiche, e tutte stanno cercando di uscire...

Lizzie è stato il primo grande romanzo sulle personalità multiple, io ho deciso di leggerlo perché questo argomento mi interessava molto ed effettivamente non ne sono rimasta delusa anzi, durante la lettura ho provato un giusto mix tra fascinazione ed inquietudine.

Il tema viene trattato su più livelli:
Innanzitutto dal punto di vista clinico e quindi come malattia vera e propria, con i suoi sintomi e una terapia da seguire.
Una parte della storia è narrata infatti dal Dottor Wright, personaggio molto importante in quanto è lui che si occupa appunto della malattia di Elizabeth, sua paziente, e della sua guarigione.
È attraverso le sue parole che seguiamo lo sviluppo degli eventi e che riusciamo a comprendere bene, mano a mano che anche il dottore ne prende coscienza, il disturbo di fronte al quale ci troviamo.

Victor Wright quindi ci racconta la storia in modo preciso e meticoloso, rendendoci partecipi delle sue riflessioni. Anche se, a volte, si interrompe per rivolgersi al lettore, con interventi non troppo simpatici; i quali però testimoniano il suo forte coinvolgimento nel destino di Lizzie.

Il comportamento di Elizabeth e i suoi mutamenti vengono però raccontati anche sotto un altro punto di vista: quello degli effetti che il disturbo della personalità multipla ha sulle persone esterne.
Vediamo il turbamento dei conoscenti della protagonista, ignari del problema; i sentimenti contrastanti di una zia, che fa di tutto per capire e risolvere la situazione; le strane reazioni di sconosciuti incontrati per caso.
Ci rendiamo così conto del grande scompiglio, del caos che un problema del genere può creare.

Infine, a raccontare è anche Elizabeth stessa, più o meno.
È grazie a questa parte della storia che comprendiamo fino in fondo cosa significhi avere un io disgregato, spezzato in tante personalità, ognuna delle quali si sente viva e vorrebbe conquistare il controllo sul proprio corpo per riuscire effettivamente ad essere una persona.
Questa è sicuramente la parte più confusionaria del libro, il racconto diventa quasi un flusso di coscienza e lascia spesso spazio alla follia, al delirio.
Ma è anche forse la parte più fondamentale, che permette di avere il quadro completo della situazione.

La cosa che mi ha sorpresa di più, è che attraverso questo tipo di narrazione, la Jackson riesce a far cambiare totalmente opinione al lettore nel corso del racconto, i ruoli di vittima e carnefice si mescolano e si invertono più volte e niente è come sembra all'inizio.

Questa è una delle caratteristiche tipiche dello stile dell'autrice: l'ambiguità, l'incertezza che rimane attaccata al lettore fino alla fine della storia e anche oltre.
Alla fine del libro avevo dei sentimenti completamente diversi rispetto a quelli iniziali, per ogni singolo personaggio.

Nonostante l'alternarsi delle narrazioni e degli stili comunque, io ho trovato la lettura molto scorrevole e mai noiosa (a differenza di alcune opinioni che ho sentito in giro).
Forse complice anche il fatto che c'è comunque un mistero attorno al quale ruotano tutti gli eventi:
Da cosa è stato causato questo spezzettamento della personalità di Elizabeth??
Come al solito, la Jackson dissemina indizi qua e là, nascosti in mezzo a una narrazione relativamente tranquilla e pacata. Nessun colpo di scena eclatante, nessuna scena spaventosa, semplicemente perché non ne ha bisogno.
La storia di Lizzie mi è rimasta addosso, esattamente come l'altro suo romanzo, anche se stavolta l'ho trovata meno inquietante e più affascinante.

C'è anche un'altra cosa che mi ha sorpresa moltissimo di questo libro: niente è scontato.
Io tendo sempre a fare mille pensieri sulle storie che leggo, a immaginare cosa succederà e come andrà a finire. In questo caso no. Non c'è una singola cosa che avrei potuto prevedere, e questo ha reso la mia esperienza di lettura quasi diversa dalle altre, perché da ogni pagina che giravo non sapevo cosa aspettarmi. È stata una continua sorpresa.
Insomma Lizzie è stata una lettura affascinante in primis, ma anche emozionante, eccitante e sorprendente.

Credo di essermi dilungata abbastanza. Ho amato questo libro, si vede?

Forse in molti non saranno d'accordo, ma a me è piaciuto persino di più di Abbiamo sempre vissuto nel castello.
Quindi rischio e ve lo consiglio, perché secondo me se lo merita.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Adesso non vedo l'ora di leggere L'incubo di Hill House, ma prima devo dedicarmi a qualche lettura un po' più allegra sennò tra pazzia e disturbi della personalità rischio di ammattire anche io 😜

Voi avete letto Lizzie? Vi piace la Jackson?

Un bacione,
Silvia 💜