26 giugno 2017

Guida galattica per gli autostoppisti - Douglas Adams {Recensione no-spoiler}

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog,
l'estate è finalmente arrivata, siete contenti oppure siete tra i tanti che preferiscono l'inverno?
Io per adesso non mi lamento, anche se soffro molto il caldo!
Oggi sono qua per recensire un libro che volevo leggere da tantissimo tempo, e che avevo inserito anche nella lista dei libri da leggere nel 2017 (che trovate qui). Il libro in questione è una trilogia in cinque parti, anzi in sei, e già questo dovrebbe farvi capire la stranezza di questa serie. Io ho letto il primo dei libri, ovvero "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams. Famosissimo in tutto il mondo, non ha bisogno di grandi presentazioni quindi passiamo direttamente alla recensione.

Guida galattica per gli autostoppisti Douglas Adams

Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
Autore: Douglas Adams
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 12 Ottobre 1979
Pagine: 165

RECENSIONE:

Arthur Dent, il protagonista, si sveglia una mattina e trova dei bulldozer piantati davanti a casa sua, pronti a buttarla giù per permettere la costruzione di una tangenziale. Contemporaneamente un popolo di alieni decide che la Terra è di intralcio alla costruzione di una tangenziale galattica, e decide quindi di demolirla.
Ad avvisare Arthur che la fine del mondo è vicina è un suo amico: Ford Prefect. Ford è un alieno, arrivato sulla Terra 15 anni prima, per studiare il pianeta allo scopo di completare e ampliare un libro importantissimo in tutta la galassia: la Guida Galattica per gli Autostoppisti, una sorta di immensa enciclopedia che contiene tutto il sapere dell'universo. Prima che la Terra venga distrutta, Ford riesce a chiedere un passaggio alle navicelle aliene, e porta con sé anche Arthur. Inizia così una straordinaria e bizzarra avventura, in cui questi due personaggi scopriranno cose sensazionali: qual era lo scopo della Terra? E quello dell'uomo? Quali sono le creature più intelligenti dell'universo?

Credetemi, neanche usando la mia più fervida immaginazione, sarei potuta arrivare a escogitare delle risposte tanto strambe e incredibili, come quelle che Adams dà in questa storia.

Questo libro è genialità pura.

All'inizio del mio libro (è il tomone con il ciclo completo) c'è una "Guida alla Guida" in cui l'autore spiega come è nata la serie e perché. L'idea era quella di creare un prodotto che mescolasse comicità e fantascienza.
Vi dico solo che già leggendo l'introduzione non riuscivo a non ridere. Il tipo di ironia che usa Douglas Adams è esattamente quello che piace a me, e che raramente ho trovato nei libri (o forse sono io che non so cercare bene?). L'obiettivo quindi, per quanto mi riguarda, è stato centrato in pieno.

"Non voglio morire proprio adesso! Ho ancora mal di testa! Non voglio andare in paradiso col mal di testa! Sarei troppo malandato per godermi i piaceri del Cielo!"

Oltre al fatto che mi ha fatto ridere un sacco, ho amato questo libro anche per tanti altri motivi.
Innanzitutto adoro la fantascienza, e in questo libro ce n'è talmente tanta che ne ho quasi fatto il pieno 😋 Inoltre, tutto quello che viene narrato è talmente bizzarro che potrebbe sembrare quasi assurdo scriverci un libro sopra, ma ciò nonostante ogni pezzo del puzzle si incastra talmente bene con tutti gli altri, che alla fine tutte le pazze idee dell'autore trovano un senso, e sembrano quasi verosimili.
Trovatemi qualcun'altro in grado di farvi quasi credere che la Terra sia un progetto che è stato commissionato dai topi!!!

Ma non è tutto, perché sparse in mezzo a tutte le assurdità e alle stramberie della storia, ci sono delle vere e proprie perle di vita

"È un fatto importante, ancorché comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano. Per esempio, sul pianeta Terra gli uomini hanno sempre ritenuto di essere più intelligenti dei delfini. Sostenevano infatti che mentre loro avevano inventato un sacco di cose, come la ruota, New York, le guerre eccetera, i delfini non avevano fatto altro che sguazzare nell'acqua divertendosi. Esattamente per le stesse ragioni i delfini pensavano invece di essere di gran lunga più intelligenti degli uomini."

E così, leggendo, ci si rende conto che questo libro non solo è in grado di divertire, di stupire, di trasportarci in tanti luoghi diversi dell'universo e di fornire uno strambo senso alla Terra e ai suoi abitanti, ma anche di insegnarci qualcosa!!!

Questa storia vi rimarrà impressa nella testa. Io l'ho finito ormai da un po', e non c'è giorno in cui non mi ritrovi a pensarci su. 
Vedo un criceto e penso alla Guida.
Vedo un asciugamano e penso alla Guida.
È una malattia ormai 😂

Immagino di non essere l'unica ad aver apprezzato tanto questo libro e la genialità di Douglas Adams, infatti ogni anno il 25 Maggio viene festeggiato il Towel Day, in suo onore 💞

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

E voi siete appassionati di Douglas Adams?? Anche il resto della serie è geniale come questo primo libro? Come sempre aspetto i vostri commenti,
vi mando un bacione!

Silvia 💗

22 giugno 2017

Il fascino del gentiluomo: Edward Ferrars

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog, 💕
oggi sono qui per un progetto particolare, chiamato "Il fascino del gentiluomo", che è stato ideato da Susy Tomasiello del blog I miei magici mondi.
Grazie ancora Susy per avermi inclusa in questa bellissima iniziativa 😘.


Di cosa si tratta? 12 blog stanno partecipando e ognuno di essi ha dedicato o dedicherà un articolo ad uno dei tipici gentiluomini dei romanzi classici.

Come si fa a dire di no ad un'iniziativa del genere?? Chi non ha mai sperato di incontrare un vero gentiluomo, come quelli dei libri?? Purtroppo la vedo una cosa un po' impossibile a realizzarsi, se a qualcuna di voi è capitato fatemelo sapere (nei sogni non vale!!! 😜)

Ma bando alle ciance e passiamo al succo del discorso: oggi vi parlo di uno dei tanti gentiluomini usciti dalla penna della mia amata Jane Austen: Edward Ferrars, personaggio di Ragione e sentimento.

(Se volete leggere anche il commento sul Colonnello Brandon, potete andare a vedere la tappa di ieri sul blog Anima in penna)

Ps. Devo avvisarvi che ci saranno alcuni spoiler sul romanzo riguardanti Edward, non posso fare a meno di inserirli per fare un analisi del personaggio. 


EDWARD FERRARS

Edward Ferrars è uno dei tanti personaggi di Ragione e sentimento che ruotano attorno alle due protagoniste: le sorelle Dashwood, Elinor e Marianne.

Edward è il fratello della moglie del fratellastro delle protagoniste. (Tranquilli non dovete tenervelo a mente 😂). È un personaggio che va scoperto sempre di più, lentamente durante la lettura. È evidente fin da subito infatti che è un giovane molto timido e riservato, spesso anche un po' goffo.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Edward inoltre è praticamente il contrario della maggior parte dei personaggi maschili che troviamo nei romanzi rosa moderni: non è particolarmente bello, non ama essere al centro dell'attenzione, distinguersi, o mostrare la sua superiorità agli altri, è una persona molto pacata, non ha passioni spiccate e vorrebbe lavorare in chiesa, per vivere una vita tranquilla facendo del bene agli altri.
Egli va quindi contro i desideri dei parenti, che invece vorrebbero per lui un futuro più prestigioso.

Essendo un giovane di buona famiglia e avendo ricevuto una buona educazione, Edward è anche molto intelligente. Ma le sue qualità migliori, che mostra fin da subito, sono la sua gentilezza e la sua bontà d'animo. Come tutti i tipici gentiluomini creati dalla Austen, che riescono a farci sospirare.

Edward è il ragazzo che inizialmente passa inosservato ma che nasconde un cuore d'oro.

L'attrazione tra lui ed Elinor è evidente già al loro primo incontro ed egli si mostra fin da subito molto gentile e premuroso nei confronti della ragazza.

Ad un certo punto però nel romanzo c'è una svolta: pare infatti che la timidezza e la riservatezza di Edward in realtà nascondano qualcosa di molto losco. Si scopre (spoilerrr) che mister Ferrars è fidanzato da molti anni con un'altra ragazza (!!). Nonostante la naturale indignazione che inizialmente assale il lettore, più avanti, sorprendentemente, si riesce ad apprezzare appieno il personaggio di Edward e a capire fino in fondo le sue motivazioni e il suo carattere.

Si scopre infatti che ciò che ha spinto Edward ad agire in un determinato modo sono niente meno che la sua estrema bontà d'animo e il suo onore (e un pizzico di ingenuità diciamolo, dovuta alla giovane età). Edward infatti era molto giovane quando si è fidanzato, spinto dalla passione. E adesso il suo carattere rispettoso e gentile, non gli consente di venire meno alla parola data, di rompere una promessa di fidanzamento e ferire i sentimenti di una giovane donna. Egli è troppo buono, è troppo propenso a fare del bene agli altri, per riuscire a sopportare una tale decisione. Decide quindi di portare avanti il fidanzamento a suo discapito, di prestare fede alla sua promessa. E mostra anche una grande determinazione e umiltà, perché accetta di rinunciare all'eredità di famiglia pur di mantenere la sua parola e rendere felice la sua fidanzata.

Inizialmente ho un po' storto il naso di fronte a questa rivelazione, ma poi ho pensato ai tempi in cui è ambientata la vicenda. Le cose erano completamente diverse, i sentimenti di onore e dignità avevano un valore altissimo per un gentiluomo, così come le promesse, soprattutto quelle di fidanzamento.

Fortunatamente la situazione con Elinor si risolve per il meglio e nell'ultima parte del romanzo la figura di Edward emerge in tutta la sua positività. Scopriamo che sa essere anche ironico e divertente, che è romantico e soprattutto che è l'uomo perfetto da sposare, un uomo affettuoso e attento ai bisogni degli altri, un uomo sul quale si può sempre fare affidamento.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Una piccola precisazione sul personaggio:
Nonostante qualcuno lo ritenga un personaggio noioso perché eccessivamente timido, io non penso che sia così. Essere timidi non significa essere noiosi. Edward è semplicemente una di quelle persone che mostra il suo carattere solo a chi "se lo merita", alle persone semplici e sincere, che lo fanno sentire a proprio agio. Non è un caso che, nonostante la sua riservatezza, sia un ragazzo amato e apprezzato da tutti i personaggi del romanzo. Il fatto che alla fine inoltre Elinor lo sposi e che viva con lui felice e serena, è la testimonianza di come non abbiamo bisogno di un bellissimo Adone, vanitoso, ricco ed estremamente socievole, per essere felici.


EDWARD FERRARS NEL FILM

Dopo aver letto il romanzo, ho deciso di guardare anche il film omonimo, uscito nel 1996. (Mi è piaciuto un sacco!!!)

Partiamo dal presupposto che Edward Ferrars è interpretato da un giovane Hugh Grant di 35 anni 💙 che secondo me è perfetto per questo ruolo. Riesce benissimo a rappresentare la timidezza e la goffaggine di Edward, che fanno un po' sorridere, mantenendo però il fascino del personaggio.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Trovo che nel film il carattere di Edward emerga in modo ancora più positivo. Viene ad esempio approfondito il rapporto con la terza sorella, Margaret, la quale si affeziona fin da subito ad Edward. Quest'ultimo infatti si rivela uno dei pochi personaggi che riesce a farla divertire: gioca spesso con lei ed è sempre molto divertente ed affettuoso.

E poi mi sono sciolta in una delle scene finali, in cui Edward dichiara il suo amore.

"Elinor...
Elinor, co­nobbi Lucy quando ero molto giovane. Ave­ssi avuto una profes­sione non avrei mai ceduto ad un'inclina­zione tanto negligen­te e stolta. Mi sono comportato male a Norland, ma mi convi­nsi che voi provavate solo amicizia per me, e che era solo il mio cuore che stavo rischiando.
Sono venuto senza alcuna speranza, solo per di­chiarare, ora che ho la libertà di farlo, che il mio cuore è, e sarà per sempre, vostro."

E vabbè, che altro c'è da dire??
Andiamo a cercare un Edward Ferrars!


La tappa di oggi finisce qui, spero che l'articolo vi sia piaciuto e se volete continuare a seguire il progetto vi lascio il link del blog della mia omonima Silvia (QUI) che domani vi parlerà di Rhett Butler.

Ecco inoltre il calendario con tutte le tappe se ve ne siete persa qualcuna:


Come sempre vi mando un bacione
Alla prossima

Silvia 💘

19 giugno 2017

Viva la vida - Pino Cacucci {Recensione}

Ma a che mi servono i piedi, se ho ali per volare...
Ciao a tutti lettori e bentornati 😘
L'estate si avvicina, il caldo si fa sentire, e la mia voglia di stare sdraiata a leggere aumenta sempre di più!
Oggi vi parlo di un libro che ultimamente vedo un po' ovunque, grazie anche alla promozione Feltrinelli di due libri a 9.90 €.
Super apprezzato dalla maggior parte di coloro che lo leggono, ho deciso di dargli una chance, pur immaginando che non fosse nelle mie corde. Purtroppo stavolta avevo ragione io, mi è piaciucchiato ma non quanto speravo. Vi racconto quindi le mie impressioni su Viva la vida di Pino Cacucci.

Viva la vida pino cacucci recensione felice con un libro

Titolo: Viva la vida
Autore: Pino Cacucci
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: Ottobre 2010
Pagine: 77

RECENSIONE:
Viva la vida è un libro dedicato a Frida Kahlo, una pittrice messicana famosissima in tutto il mondo e fonte di ispirazione per tantissime persone.

La prima parte è dedicata a un monologo di una cinquantina di pagine in cui la pittrice si rivolge al lettore: Frida ripercorre velocemente la sua vita, esplicitando i suoi pensieri e le sue emozioni.

Nella seconda parte invece, è l'autore a ripercorrere brevemente i fatti che hanno caratterizzato la vita della pittrice, includendo informazioni sulla sua vita amorosa e sulla sua inclinazione politica, che comunque si evincevano già dal monologo stesso.

Il tutto è molto molto breve e si legge in un paio d'ore.

Non è che il libro non mi sia piaciuto, ma mi aspettavo fosse diverso: un inno alla vita, che infondesse determinazione e coraggio. In parte è stato così, ma il monologo è soprattutto un'analisi della sofferenza e del dolore di Frida. È molto drammatico, nel vero senso della parola: è un monologo scritto per il teatro.

"La pioggia...
Sono nata nella pioggia.
Sono cresciuta sotto la pioggia.
Una pioggia fitta, sottile... Una pioggia di lacrime. Una pioggia continua nell'anima e nel corpo."

Sicuramente è un gusto personale ma io non amo particolarmente la teatralità nei libri, il melodramma e lo stile poetico, quindi automaticamente non ho potuto amare questo libro.

Essendo molto breve comunque non l'ho trovato noioso, alcuni passi mi sono molto piaciuti e soprattutto è stato interessante per me scoprire Frida Kahlo.

Non sapevo praticamente niente di questa pittrice e scoprire quello che ha dovuto passare e la forza con cui lo ha affrontato è stato illuminante: ho capito perché questa donna è un'ispirazione per così tante persone.

"Ho lanciato quell'urlo che non poteva uscire dalla gola di una moribonda,un urlo di rabbia,un urlo di amore per la vita che non volevo abbandonare a diciott'anni, ho urlato il mio "Viva la vida!" e la Pelona (la morte), assordata, è rimasta stupefatta almeno quanto i vivi che mi si accalcavano attorno."

L'incidente, la determinazione a sopravvivere e a camminare ancora, la sofferenza trasformata in opere d'arte. Favolosa.

C'è anche, nel libro, una grossa parte dedicata all'amore tra Frida e il marito, Diego Rivera, anche lui famosissimo pittore. Un amore particolare, che va al di là dei sentimenti comuni. Un amore che è stato gioia ma anche dolore per la pittrice, che però non è mai riuscita a fare a meno di lui (non so quante volte ricorre la parola Diego nel libro! Un'infinità..)

"E tu, Leon... Hai davvero creduto di avere un simile potere? Povero illuso. Tu non sai niente di me. Sono io che decido se voglio lasciarmi portare via. Deciderò io persino come e quando lasciarmi portare via la vita, figuriamoci se tu avresti mai potuto portarmi via a Diego."


Il merito di Viva la vida di Cacucci è quindi per me, quello di avermi fatto scoprire un'artista come Frida, della quale adesso ho la curiosità di sapere di più.

VOTO: 🌞🌞🌞
3

Voi lo avete letto? Vi è piaciuto?? Conoscete bene Frida Kahlo?

Come sempre aspetto i vostri commenti,
Vi mando un bacione,

Silvia 💗

12 giugno 2017

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury {Recensione no-spoiler}

“C'era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta, conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.”
Ciao a tutti e bentornati sul blog 💚
Cari lettori, se c’è un libro che tutti, e dico tutti, dovrebbero leggere nella loro vita, a parer mio è questo: Fahrenheit 451 di Ray bradbury.
Un capolavoro.
Uno di quei libri che puoi leggere 100 volte, perché ogni volta ti lascia qualcosa di diverso. 
Un libro che si imprime nel cuore e nella mente, che costringe a pensare e ad autocriticarsi.
Uno dei miei libri preferiti.

Fahrenheit 451 Ray Bradbury Felice con un libro Recensione

Titolo: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: Ottobre 1953
Pagine: 180

Devo ammettere che sono un po' in agitazione a scrivere di questo libro perché fidatevi, è difficile trovare delle parole che rendano l’idea di quanto io lo ami. Mi piace leggerlo e rileggerlo, è un po' il mio libro del cuore, quindi insomma, immagino comprendiate la mia emozione.. Bando alle ciance ed ecco a voi la 

RECENSIONE:

Siamo in un futuro non precisato, e Montag, il protagonista, è un milite del fuoco, ovvero un "pompiere al contrari". Il suo lavoro consiste nel bruciare le case di coloro che possiedono dei libri, ne basta anche uno solo per andare contro la legge ed essere arrestati, mentre la propria casa va a fuoco. Ebbene si, i libri sono proibiti, ma non è tutto.

Il mondo descritto da Ray Bradbury è un mondo vuoto, un mondo frenetico in cui la vita delle persone è programmata in modo che non abbiano tempo per pensare: niente libri, niente panchine nei giardini, automobili che corrono velocissime e soprattutto una quotidianità completamente invasa dalla tecnologia, salotti in cui le pareti sono delle enormi TV, nelle quali tutto il giorno si alternano programmi senza senso. È un futuro in cui non vi è margine di pensiero, le persone non parlano e se parlano, parlano del niente. Non ci sono sentimenti, nessuno conosce l’altro perché non c’è niente da conoscere. La gente è completamente depersonalizzata, tutti sono uguali agli altri, dei burattini totalmente sotto il controllo del governo che si muovono nel mondo "divertendosi", o meglio credendo di divertirsi, senza neanche accorgersi che la guerra incombe su di loro.

In questo quadro decisamente poco felice si svolge l’avventura di Montag, che inizia quando, un giorno, il protagonista incontra la sua nuova vicina di casa, Clarisse, una ragazzina di diciassette anni che sconvolgerà completamente la sua vita. Fin da subito il lettore (insieme a Montag) si rende conto che lei è speciale: in un universo di gente distratta e completamente priva di pensiero, lei è una ragazza che osserva le cose, che riesce a vedere il mondo intorno a se. Clarisse racconta di un passato in cui esistevano pompieri che domavano il fuoco, racconta di famiglie che si sedevano insieme a parlare, è una ragazza giovane ma che ha la consapevolezza di quello che sta succedendo. Viene più volte descritta come "luminosa": lei è la luce in un mondo buio. Prima di salutare il suo vicino, Clarisse gli chiede: "Siete felice??". Montag rimarrà profondamente scosso da questa domanda, e si renderà conto della verità: lui non è felice per niente.

Inizia così ad accendersi, nel nostro milite del fuoco, una scintilla di consapevolezza e nasceranno in lui dei pensieri che lo porteranno a ribellarsi alla società in cui si è ritrovato a vivere. Che cosa escogiterà? I suoi piani avranno successo o si riveleranno più grandi di lui?

Fahrenheit 451 è un libro che apre gli occhi, che sbatte in faccia la realtà ma mostra anche quanto siano importanti alcune delle cose che diamo sempre per scontate: il pensiero, la personalità, la volontà, e anche la tranquillità, gli affetti. E i libri. I libri possono dare all'uomo una parte di tutto ciò.

L’ultima parte del romanzo è da batticuore. Una suspense talmente forte che la storia si legge in un batter d’occhio, come se si fosse dentro al libro. Per poi arrivare al finale, che è perfetto, come tutto il resto, e vi lascerà soddisfatti e pieni, pieni di tutto quello che questa storia sa dare: incertezza, paura, coraggio, speranza. Quasi ogni pagina di Fahrenheit 451 contiene un insegnamento importante. Ray Bradbury ha uno stile di scrittura che adoro, intenso: ogni frase è ricca di significato e niente è buttato lì a caso.

Per non parlare del genio che è questo scrittore: il futuro che lui descrive non ricorda anche a voi qualcosa?? A ma pare di esserci un po dentro non credete? Ma il bello è che questo libro è stato scritto nel 1953!! Quest’uomo è stato capace di prevedere una parte di futuro. Incredibile.

Insomma, per concludere, avrete capito che questo libro non è fatto per chi cerca una lettura leggera e spensierata, anzi, è un libro che obbliga a pensare, un libro che apre gli occhi e la mente.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5 CON LODE

Cari lettori, non vi resta che leggerlo se ancora non lo avete fatto, e se lo avete fatto, rileggetelo che fa sempre bene 😉 E poi mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate.

Vi lascio con la mia citazione preferita, la prima in assoluto che mi sono annotata su un quaderno:
“Capite, signore, non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo"
Un bacione,
Silvia 💖

5 giugno 2017

Livelli di vita - Julian Barnes {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti i lettori e bentornati sul blog, 💕
come state?
Io neanche a dirlo sono di nuovo sotto esame perché sta iniziando la sessione estiva all'università! Fino ad ora sono comunque riuscita a mantenere un buon ritmo di lettura e sono anche molto soddisfatta, perché sto leggendo tutti libri molto belli, in particolare, l'ultimo mi è rimasto nel cuore. In realtà volevo fare una lettura leggera e allegra, e quando ho visto in libreria questo libro con la mongolfiera sulla copertina ho pensato che facesse al caso mio, e senza leggere la trama ho iniziato a leggerlo. Tra l'altro è un libriccino piccolo piccolo, che quando mi è arrivato mi ha anche lasciata un attimo perplessa perché pensavo fosse molto più cicciotto: sono soltanto 118 pagine per un prezzo di 10€. Un po' troppo direte voi. Vi assicuro di no. Questo libro è un piccolo capolavoro, e non me lo sarei mai aspettato. Ecco quindi la mia recensione di "Livelli di vita" di Julian Barnes.


Titolo: Livelli di vita
Autore: Julian Barnes
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 2013
Pagine: 118

RECENSIONE:

Non so bene da dove iniziare per raccontarvi questo libro perché essendo molto breve non voglio dirvi troppo altrimenti vi rovinerei la lettura.
Di cosa parla? Di mongolfiere, amore, e soprattutto dolore.
Barnes ha strutturato questo suo romanzo in tre livelli che sono separati ma allo stesso tempo uniti l'uno all'altro. E questa è proprio la magia del libro.

Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo cambia. 

È così che inizia il romanzo,e prosegue poi con una manciata di pagine nelle quali l'autore fa una sorta di excursus storico sui voli in mongolfiera, sulla loro nascita e sulle ragioni ideologiche che vi erano dietro: la voglia dell'uomo di conquistare i cieli, che fino a quel momento erano stati prerogativa di Dio e delle Sue creature. Lassù, volando in aerostato, l'uomo si sente libero, in pace con se stesso e lontano dai sentimenti negativi che popolano la terra. Proprio come succede all'attrice Sarah Bernhardt e al militare inglese Fred Burnaby, due dei protagonisti del romanzo e personaggi realmente esistiti.

In questa prima parte inoltre l'autore si focalizza particolarmente sul connubio tra appunto questi voli in mongolfiera e la fotografia.
Ecco un esempio di due cose messe insieme che insieme non sono mai state e che hanno cambiato il mondo. Il merito di ciò va a un famoso fotografo, anch'esso personaggio reale, che viene introdotto dall'autore in questo primo livello del romanzo, ovvero Nadar.

"Nadar nell'atto di elevare la fotografia al livello di un'arte." (Caricatura di Daumier) Felice con un libro Livelli di vita Julian Barnes
"Nadar nell'atto di elevare la fotografia al livello di un'arte." (Caricatura di Daumier)

Con lo stile di un saggio arricchito di commenti e pensieri ironici dell'autore, raccontata in terza persona, questa prima parte si è rivelata sorprendentemente interessante. Forse anche grazie alla sua brevità non mi è mai risultata noiosa e anzi sono anche andata ad approfondire alcune delle cose narrate, cercando alcune foto e informazioni a cui si fa cenno. 

In particolare sono molto grata a Barnes di avermi fatto scoprire il fenomeno del sorgere della Terra, di cui non avevo mai sentito parlare, e che mi ha lasciata estremamente affascinata.

Il sorgere della Terra William Anders Livelli di Vita Julian Barnes Felice con un libro
Il sorgere della Terra. Foto scattata da William Anders nel 1968 dalla luna.

Nella seconda parte si parla di amore. I protagonisti sono Sara Bernhardt e Fred Burnaby e, sempre in terza persona, Barnes racconta la loro storia e il dolore che ne è scaturito. In questo caso sono i due protagonisti a rappresentare le due "cose" messe insieme che insieme non sono mai state.
Questa è l'unica parte di fiction del romanzo, e fa da apripista al terzo livello. Inizia già ad emergere infatti la peculiare capacità dell'autore di raccontare il dolore, in questo caso attraverso metafore e accostamenti con le mongolfiere.

Nel terzo livello del romanzo c'è un cambiamento di registro, improvvisamente ci troviamo davanti al racconto di una vicenda autobiografica, narrata in prima persona.

È comprensibile quindi che in quest'ultima parte emerga in tutta la sua potenza lo stile dell'autore. Il dolore fa da padrone ed è il protagonista indiscusso, e, come già accennato in precedenza, è narrato in un modo molto particolare e originale. Barnes riesce ad approfondire gli aspetti più vari della sofferenza, mettendo a nudo tutto quello che ha provato. Il tutto è descritto in maniera talmente realistica e viva che, nonostante avessi intenzione di leggere quest'ultimo livello tutto in un giorno, non sono riuscita a farlo, perché era troppo. È incredibile come sia palese il fatto che l'autore stia parlando di un dolore che ha effettivamente provato, e come riesca a raccontarlo in modo da farlo uscire dalle pagine, per entrare nel lettore. Nonostante questo però non perde mai la delicatezza e la dolcezza necessarie, e fa in modo che il libro non diventi mai pesante.
È un'analisi approfondita, quella dell'autore, ma non dal punto di vista dello psicologo, o dello studioso, che lo analizza dall'esterno. È il dolore dal punto di vista di chi lo ha vissuto, di chi si è ritrovato ad affogarci dentro, ma ha imparato a nuotare.

"Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere con i piedi per terra, eppure - e perciò - aspiriamo a elevarci. Da spettatori terragni quali siamo, qualche volta ci è dato di raggiungere gli dèi. Alcuni di noi lo fanno attraverso l'arte, altri con la religione; nove su dieci con l'amore. Ma se è vero che possiamo elevarci, allo stesso modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi. Ci può succedere di rimbalzare sulla terra, trascinati da una violenza spaccaossa che ci abbatte lungo una linea ferroviaria straniera. Ogni storia d'amore è potenzialmente anche storia di sofferenza. Se non subito, in un secondo momento. Se non per l’uno, per l’altro. Per tutti e due, qualche volta."

Non so se si capisce da questa recensione, ma io ho amato alla follia questo breve romanzo. Lo stile della prosa di questo autore, il suo modo di raccontare, sono unici. E alla meraviglia di fronte alle emozioni che Barnes riesce a scatenare, si aggiunge la meraviglia di fronte alla bellezza del suo modo di scrivere e raccontare. In tutto il libro non c'è neanche una frase superflua. Non ho mai letto qualcosa del genere, che lasciasse estasiati ad ogni paragrafo. Credo che sia molto difficile riuscire anche solo a descrivere questo romanzo, la sua struttura e quello che può trasmettere. Il mio consiglio spassionato per tutti è quello di provare a leggerlo.

Un mondo racchiuso in sole 120 pagine.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5 con lode

Insomma vi ho convinti a leggerlo?? 😀 Spero di sì. In caso siate già esperti di Barnes, fatevi avanti con i consigli, ho intenzione di recuperare mooolte delle sue opere!!

Vi mando un bacione grande,
Silvia 💗