27 marzo 2017

L'amore non è mai una cosa semplice - Anna Premoli {Recensione no-spoiler}

Bentornati lettori!

Oggi sono qui per parlarvi di una lettura che mi ha aiutata in questo periodo di studio superintensivo. Ebbene sì, nei prossimi giorni  ho un esame e purtroppo non ho potuto leggere molto, e soprattutto niente di pesante. Cercavo quindi una lettura che mi permettesse di svagarmi un po' dopo una giornata sui libri universitari. Per fortuna l'ho trovata grazie ad un’autrice italiana di cui vi ho già parlato e che, adesso posso dirlo con certezza, mi piace tantissimo. Sto parlando di Anna Premoli e il libro che vi recensisco è L’amore non è mai una cosa semplice.

Ancora una volta sono rimasta stupita da come la storia mi abbia completamente catturata, rendendomi incapace di staccarmi dalle pagine. E ancora una volta mi sono divertita da morire a leggere questo libro, che è consigliatissimo per tutte coloro che hanno voglia di rilassarsi un po' e dimenticarsi i problemi quotidiani.

Ecco tutto quello che penso.


20 marzo 2017

I figli della mezzanotte - Salman Rushdie {Recensione no-spoiler}

"Ma chi sono io?

La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto.
Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio.
Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo."
Bentornati lettori! ❤

Come state?? Io purtroppo ancora sotto sessione d'esame!! Ma questo non mi impedisce di leggere, quindi oggi sono quì per proporvi una recensione a cui tengo molto. 💪

Avete presente quei libri geniali, che non sono classificabili perché sono unici nel loro genere? Ecco, oggi vi recensisco un libro di questo tipo. Un libro che ho iniziato a leggere senza nessuna aspettativa e che invece si è rivelata una lettura bellissima. Se siete il tipo di lettori che non si fanno scoraggiare dalle storie lunghe, ve lo consiglio vivamente perché merita tantissimo.

Ecco tutto quello che c’è da sapere su “I figli della mezzanotte” di Salman Rushdie.

i figli della mezzanotte Salman Rushdie recensione

Titolo: I figli della mezzanotte
Autore: Salman Rushdie
Editore: Mondadori
Pagine: 525


Sinossi: I "figli della mezzanotte" sono i bambini nati il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte: il momento, cioè, in cui l'India proclamò la propria indipendenza. Possiedono tutti doti straordinarie: forza erculea, capacità di diventare invisibili e di viaggiare nel tempo, bellezza soprannaturale. Ma nessuno é capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini come Saleem Sinai, il protagonista di questo romanzo che, ormai in punto di morte, racconta la propria tragicomica storia; una vicenda surreale attorno a cui si dipana una grandiosa saga familiare, un magnifico canto corale sullo sfondo della storia dell'India del Ventesimo secolo.

RECENSIONE

A parer mio dalla sinossi non è molto facile capire di cosa parla il libro. È per questo motivo che quando io ho iniziato la lettura pensavo di trovarmi davanti un romanzo completamente diverso da quello che poi si è rivelato.

La cosa principale da sapere è che il protagonista è uno: Saleem Sinai. Tutto il libro riguarda la sua storia, la quale viene raccontata da lui in persona.

Il romanzo è diviso in tre parti: primo, secondo e terzo libro.

E attenzione attenzione: in quasi tutto il primo libro, il protagonista Saleem non è ancora nato!! Per le prime 140 pagine quindi, ci vengono raccontate le vicende di quelli che poi saranno i parenti di Saleem: partendo dai nonni fino ad arrivare ai suoi genitori e alla nascita del piccolo protagonista.

Per qualcuno, questa prima parte potrebbe risultare un po’ lenta e superflua ai fini del racconto: non è così. Il mio consiglio spassionato è quello di continuare la lettura, perché tutte le vicende del romanzo sono profondamente intrecciate fra loro, comprese quelle del primo libro.
Inoltre questa prima parte si conclude con una rivelazione sorprendente (della serie “ora lancio il libro”) che ribalterà del tutto le certezze che il lettore ha acquisito fino a quel momento. Per intendersi, il primo libro finisce con il botto.

E da qui le cose iniziano a farsi ancora più interessanti. Il secondo e il terzo libro infatti narrano la storia vera e propria del protagonista, dalla nascita fino ai trenta anni circa. 
Ma chi è Saleem Sinai?? 
È un bambino indiano molto speciale: essendo nato allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, ovvero il momento esatto in cui l’India proclama la sua indipendenza dal governo britannico, egli ha una potere particolare: quello della telepatia. Ma non solo. Quando ormai è già più grandicello, in seguito ad un piccolo incidente, Saleem si rende conto di un’altra speciale capacità: quella di entrare in contatto mentalmente con gli altri “figli della mezzanotte”, ovvero con tutti quei bambini nati nello stesso momento del protagonista, ognuno dei quali ha una dote speciale.

Come ho già detto però, questi bambini, da cui il romanzo prende il titolo, non sono i protagonisti e anzi, entrano in scena quasi a metà libro e non saranno sempre presenti nel racconto, essi sono uno sfondo, una parte della più ampia storia che sta al centro della narrazione: quella di Saleem.

Noi vediamo il protagonista crescere e maturare, vediamo svilupparsi in lui tante idee diverse, lo vediamo prendere coscienza della realtà, lo vediamo smarrirsi per poi ritrovarsi e infine arriviamo al momento presente, quello in cui Saleem sta scrivendo la storia della sua vita.

Io personalmente ho amato tutto il romanzo, dall’inizio alla fine. Lo stile del libro è molto particolare: il narratore è Saleem stesso, che scrive la sua autobiografia, e noi leggiamo proprio nel momento in cui lui scrive e vediamo la storia crescere insieme a lui. Il protagonista però non racconta le vicende in modo lineare ma anzi scrive esattamente quello che gli passa nella mente, il risultato è che la narrazione è spesso interrotta, ci sono frasi spezzate, digressioni, interventi diretti del narratore, il quale in alcuni casi si rivolge direttamente ai lettori, parlando loro come si parla a degli amici. Tutto ciò ha contribuito a farmi apprezzare il romanzo ancora di più, mi ha fatta sentire partecipe, come se fossi effettivamente insieme a Saleem a sentir raccontare la storia che stava scrivendo.

Un’altra caratteristica importante è la forte presenza della storia Indiana in tutto il libro: ci sono molte descrizioni della situazione politica o storica del paese, che comunque non mi sono mai risultate troppo lunghe o pesanti. E soprattutto non potrebbero essere eliminate perché sono profondamente intrecciate con le vicende narrate. 
In tutto in libro infatti vi è un’idea di fondo: che la storia di Saleem sia in qualche modo legata a quella del suo paese, che le azioni del protagonista influiscano sul futuro indiano. È incredibile come Rushdie sia riuscito a creare questo parallelismo tra le due storie: geniale.

Insomma ragazzi, quella di Saleem è una storia piena.

Piena di personaggi (veramente tantissimi), tutti con il loro preciso ruolo nella vicenda, con un carattere ben delineato: dei personaggi che puoi facilmente immaginare davanti a te.

Piena di luoghi e ambientazioni dell’India e del Pakistan di metà ‘900 descritti altrettanto bene.

E soprattutto piena di vicende. Vicende delle più svariate possibili: alcune verosimili, altre assurde. Ma tutte, e dico tutte, alla fine troveranno il loro posto nel grande mosaico che è la storia di Saleem. E il ricongiungersi di tutti i fili della storia è estremamente affascinante.

Un libro impegnativo come spesso le saghe familiari sanno essere.
Una storia incredibile, tragicomica e a volte paradossale, ma estremamente ipnotica, dall’inizio alla fine. Una storia geniale, che non ho idea come abbia fatto a uscire dalla mente di Rushdie (!!) 😜

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Fatemi sapere se avete intenzione di leggerlo o se lo avete già letto e, nel caso, qual è il vostro capitolo preferito.
Vi ricordo che i commenti sono sempre graditi e alimentano il blog 😊

Vi mando un bacione 
Silvia 💗

17 marzo 2017

5 cose che: 5 personaggi di cui vorrei leggere uno spin-off

Buongiorno a tutti lettori!!

Oggi vi propongo un articolo diverso dal solito: 5 cose che.
Questa rubrica è stata ideata dal blog Twins Books Lovers e consiste nello stilare ogni settimana una lista di 5 cose, riguardanti uno specifico tema. (Quì il post di presentazione).

5 cose che 5 personaggi di cui vorrei leggere uno spin-off


Il tema di questa settimana è:

5 personaggi di cui vorrei leggere uno spin-off.


13 marzo 2017

Cecità - José Saramago {Recensione no-spoiler}

Buongiornooo ☺

Cambio di programma, in questa settimana ho deciso di pubblicare la recensione (come potete notare ahah) di Lunedì, perché con le lezioni universitarie che sono ricominciate mi si sono sballati un po' gli orari quindi devo capire bene come organizzarmi! Vediamo così come va.

Quindi oggi iniziamo bene la settimana con una recensione super. Se vi dico Premio Nobel per la letteratura 1998 cosa vi viene in mente? Eh si, oggi sono quà per parlarvi del romanzo più famoso di José Saramago: Cecità

José Saramago Cecità Recensione

Titolo: Cecità
Autore: José Saramago
Editore: Feltrinelli
Pagine: 276

RECENSIONE:

Immaginate che sia un giorno come un altro: state svolgendo le vostre attività quotidiane, e improvvisamente diventate ciechi. Ma non di una cecità normale, buia e tenebrosa, ma anzi di una cecità bianca, splendente. E immaginate che questa cecità si diffonda come un'epidemia a tutti gli uomini. Che cosa succederebbe? Saramago ce lo racconta nel suo romanzo.

A partire dal primo uomo che diventa cieco mentre è in coda al semaforo, vediamo il diffondersi del contagio a svariate persone e vediamo la società prendere piano piano coscienza dell'epidemia. Inizialmente il governo pensa di poterla contenere e decide di mettere tutti i contagiati in quarantena in un manicomio, completamente abbandonati a se stessi e isolati da tutti. Ben presto però ci si renderà conto che il contagio non è così semplice da controllare.

Nel romanzo vediamo cosa succede nel manicomio e nel mondo attraverso gli occhi di un narratore particolare: una donna che riesce ancora a vedere, internata dopo aver finto di essere cieca in modo da rimanere insieme al marito. Attraverso di lei seguiamo in particolare le vicende di un ristretto gruppo di ciechi, quello iniziale, composto dal primo cieco, sua moglie, un vecchio dalla benda nera, una donna con gli occhiali scuri, un bambino e un oculista, marito della donna con la vista. Non si conoscono i nomi di nessuno: in mezzo a persone non vedenti sarebbero inutili.

Saramago ci racconta la nascita di un nuovo mondo di ciechi, ci fa vedere tutte le difficoltà che questa nuova condizione comporta ma soprattutto ci mostra l'emergere della vera natura dell'uomo. La cecità diventa un mezzo attraverso il quale ogni persona viene messa a nudo, mostrando il suo vero io. Essendo tutti ciechi, protetti dal fatto che non possono essere giudicati né riconosciuti, gli uomini compiono le azioni che rispecchiano la loro vera natura, senza vergogna né pudore.

La visione complessiva che Saramago ci dà di questo nuovo mondo popolato dalla cecità, è principalmente pessimista. Gli uomini sono ridotti a uno stato primitivo, animale, costretti a vivere in condizioni disumane, a lottare per il cibo e per la sopravvivenza. Cieco in mezzo ai ciechi, ogni uomo è solo con se stesso, tutta l'evoluzione, la tecnologia, le scoperte scientifiche, le invenzioni, non servono più a niente.

L’autore ci descrive episodi agghiaccianti, pietosi, in mezzo ai quali ogni tanto, seguendo il gruppetto protagonista, emerge un barlume di umanità e di speranza.

Lo stile con cui Saramago ci racconta tutto ciò è molto particolare: le frasi si susseguono l'una dopo l'altra separate esclusivamente da virgole e punti, senza quasi mai andare a capo, in una sintassi fittissima.
All'inizio è necessario abituarsi un po' a questo tipo di scrittura, che sembra voglia avvicinare il lettore alla condizione dei personaggi, i ciechi. Una scrittura quasi priva di punteggiatura infatti fa sì che non ci siano distinzioni fra descrizioni, pensieri e dialoghi. È compito del lettore capire chi sta parlando, proprio come sono costretti a fare i protagonisti.

A me è piaciuto molto questo stile e ho amato molto anche tutto il libro. L'autore in tutto il romanzo si astiene da giudizi, si limita semplicemente a descrivere scene e pensieri. Quello che accade non ha bisogno di spiegazioni, parla da solo.

Ho apprezzato molto l'idea della cecità collettiva come una sorta di punizione nei confronti dell'uomo per smascherarlo e renderlo consapevole della propria natura intrinseca. Nonostante il pessimismo di fondo comunque, io non vedo in questo romanzo una condanna completa all'uomo. Vi è secondo me anche un concreto barlume di speranza e una sorta di giustizia, anche se molto piccola, una distinzione tra gli uomini che sono intrinsecamente malvagi e quelli che, anche in una situazione del genere, riescono a mantenere dei sentimenti puri, come la generosità verso gli altri. È un libro bello perché secondo me è un libro intimo, che scava nel profondo e spinge a riflettere, spinge al dibattito. Leggendo proverete rabbia, disgusto, pena, compassione, speranza. Tante emozioni che vi porterete dietro anche molto dopo la fine della lettura.

Unico neo, se proprio devo trovarne uno: il finale secondo me poteva essere più articolato, l'ho trovato un po' veloce.

Comunque consigliatissimo.

VOTO: 5
🌞🌞🌞🌞🌞


Voi lo avete letto o avete intenzione di leggerlo?
Quali sono i vostri personaggi e le vostre scene preferite?


Fatemelo sapere nei commenti.

Io come sempre vi mando un bacione,

Silvia 💘

9 marzo 2017

Novità: "Io prima di te" di Jojo Moyes diventa una trilogia!

Buongiorno lettori 😉
Oggi articolo diverso dal solito perché sono quì a scrivere per darvi una notiziona fresca fresca:

Rullo di tamburi....

"Io prima di te" di Jojo Moyes diventa una trilogia!!

L'autrice ha annunciato che ci sarà un sequel di "Dopo di te", scrivendo su Facebook:

"Eccitata di annunciare che la storia continuerà per Louisa Clark! La ragazza che tutti conosciamo e amiamo da IO PRIMA DI TE e DOPO DI TE ritornerà in un nuovo libro nella primavera 2018, mentre si dirige a New York, per poi ritrovarsi divisa tra la sua vecchia vita e la nuova."


In un articolo di USA TODAY che potete trovare QUI inoltre Jojo Moyes afferma:

"Ho sempre saputo che se mi fossi impegnata a scrivere il sequel di Io prima di te, avrei anche scritto un terzo libro ... È stata una gioia riscrivere di Lou, inserirla in un paese completamente nuovo, un nuovo mondo, e una casa piena di segreti. Con la sua solita miscela di umorismo ed emozione dovrà porsi alcune domande fondamentali, tra cui - a quale lato dell'Atlantico sente di appartenere veramente?"



Sapete che io ho amato alla follia Io prima di te (potete trovare la recensione QUI), e devo dire che anche Dopo di te mi è piaciuto, anche se non è all'altezza del primo.
Sono molto curiosa di leggere cosa ci riserverà Lou, perché adoro il suo personaggio e il suo modo di essere, ma era davvero necessario scrivere un altro libro? Non so..

Voi cosa ne pensate??

Un bacione
Silvia 💗

8 marzo 2017

Storie della buonanotte per bambine ribelli: come celebrare la forza e il coraggio delle Donne

Buongiorno a tutti lettori!

Siccome ogni occasione è buona per consigliare un libro, oggi approfitto della Giornata Internazionale della Donna per parlarvi di una mia lettura recente che cade a pennello. 
Lasciando perdere il fatto che la Festa della Donna è stata privata completamente di senso dalla società moderna, consigliarvi un libro a tema “Donne forti” mi sembra un buon modo per celebrare questa giornata e spero che questa lettura possa darvi la carica e la determinazione che ha dato a me.

Probabilmente rimarrete un po’ stupiti nel sapere che il libro di cui sto parlando è un libro per bambini (bambine in particolare). Il titolo è Storie della buonanotte per bambine ribelli e le autrici sono Francesca Cavallo ed Elena Favilli.

Storie della buonanotte per bambine ribelli Elena Favilli Francesca Cavallo

Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
Autore: Francesca Cavallo ed Elena Favilli
Editore: Mondadori


Il libro in questione non è un romanzo ma una raccolta di 100 storie. 100 storie che raccontano di donne speciali. Donne forti, determinate, coraggiose. Donne che hanno fatto la storia. Jane Austen ad esempio, e Rita Levi Montalcini, e Frida Kahlo e tante altre.

Le loro storie sono raccontate sotto forma di favole, e sono accompagnate da illustrazioni bellissime.

Storie della buonanotte per bambine ribelli Elena Favilli Francesca Cavallo

Storie della buonanotte per bambine ribelli Elena Favilli Francesca Cavallo


L’idea di scrivere un libro del genere, attraverso il quale i bambini possano conoscere e apprezzare le personalità straordinarie di queste 100 donne, è meravigliosa.

Senza contare il fatto che è un libro adattissimo anche agli adulti. Io ne sono rimasta completamente stregata, ero entusiasta! 
È un libro che infonde una grande determinazione, una grande voglia di fare, di lottare per inseguire i propri sogni e i propri progetti. È un libro che racconta storie vere, che dimostrano quanto una donna possa essere forte e coraggiosa. È un libro che dice: siatelo anche voi, ponetevi degli obiettivi e inseguiteli, non fatevi abbattere dagli ostacoli e ricordatevi che se 100 donne ce l’hanno fatta, potete farcela anche voi.

VOTO: 5
🌞🌞🌞🌞🌞

Se avete letto anche voi questo gioiellino fatemi sapere cosa ne pensate e qual è la vostra storia preferita e perché. Altrimenti spero di avervi convinti a leggerlo ;)

Come sempre vi mando un bacione 😘
Augurissimi a tutte le Donne!

Silvia 💕

2 marzo 2017

Il deserto dei Tartari - Dino Buzzati {Recensione no-spoiler}

"...all’orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile, colore di piombo...il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere."

Buongiorno a tutti!
Come state? 
Io devo riabituarmi al tran tran dell'università, che è ricominciata ieri (ce la posso fare!) 😜
Come ogni settimana, anche oggi sono quì per proporvi una recensione. Vi parlo di un libro famosissimo, che ho sottovalutato per moltissimo tempo, e che invece si è rivelato all'altezza di tutti i bei pareri che avevo sentito. Sto parlando de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

Il deserto dei Tartari Dino Buzzati Recensione

Titolo: Il deserto dei Tartari
Autore: Dino Buzzati
Editore: Mondadori
Pagine: 202

RECENSIONE

Nel suo libro più famoso Buzzati ci racconta la vita di Giovanni Drogo, un giovane sottotenente che, divenuto Ufficiale, viene assegnato alla Fortezza Bastiani. Tale fortezza è molto lontana dal paese di Drogo, ed è considerata un presidio secondario perché è abbastanza piccola e isolata. L'unico motivo per cui essa è ancora in piedi è che un lato si affaccia su una vastissima pianura sulla quale circolano, proprio all'interno della fortezza stessa, molte leggende: si dice infatti che prima o poi proprio da tale pianura arriverà un'invasione da parte del popolo dei Tartari. Per questo motivo questo grande spazio viene soprannominato Il deserto dei Tartari.

Il romanzo racconta quindi la vita di Drogo alla Fortezza Bastiani. Lui, che inizialmente è intenzionato a fermarsi pochi mesi, alla fine subisce il fascino del luogo e rimane "intrappolato" nella fortezza per tantissimo tempo in attesa di qualcosa che però arriverà quando ormai sarà troppo tardi.

Il deserto dei Tartari è un romanzo particolare perché durante tutta la storia non succede niente, assolutamente nulla. E come è possibile che Buzzati abbia riempito più di 200 pagine di parole se non succede niente? È possibile perché Il deserto dei tartari è un romanzo che parla di attesa e anche, collegato a questo tema, dello scorrere inarrestabile del tempo.

Vi ho detto prima che Drogo rimane affascinato dalla Fortezza Bastiani e decide di rimanere molto più tempo rispetto a quello che si era prefissato. Infatti questa fortezza è come se fosse un luogo isolato dal mondo non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista temporale. È come se all'interno della fortezza il tempo scorresse in maniera diversa: Drogo e i suoi compagni non si rendono conto del passare dei giorni, dei mesi, degli anni e non si rendono conto che stanno trascorrendo tutto il periodo più bello della loro vita in questo luogo.
Il ripetersi costante delle stesse azioni, il susseguirsi di giornate sempre uguali l'una all'altra, diventano una grande bolla rassicurante in cui rannicchiarsi per vivere in tranquillità senza preoccuparsi di imprevisti e senza prendere alcun tipo di decisione o di responsabilità, in attesa di un'occasione avventurosa, che forse renderà la vita più soddisfacente.

Giovanni, quando parte per la fortezza, è un ragazzo molto giovane, abituato a vivere nel suo paese, in casa sua insieme ai fratelli e alla madre ed è animato da uno spirito molto ottimista verso la vita: pensa di avere davanti a sé tutto il tempo necessario per raggiungere la soddisfazione professionale e anche personale.

"..così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada. "

Nella sua giovinezza e nella sua ingenuità, il protagonista non dà abbastanza valore al tempo, e pensa di averne talmente tanto a disposizione in futuro, da poterne "sprecare" un po'. Infatti, Giovanni arriva a credere alla famosa leggenda: quella secondo la quale prima o poi arriveranno i Tartari dalla grande pianura, e tutti coloro che si trovano alla fortezza avranno la responsabilità di fermarli e diventeranno degli eroi.

Il problema è che, il tempo che Drogo si troverà a sprecare in attesa dell'invasione, non è poi così poco e, mentre inizialmente vediamo il protagonista che continua a ripetersi di essere ancora giovane, di avere tanti anni davanti a sé, ad un certo punto le cose cambiano. Drogo si rende conto che gli anni della giovinezza sono passati, che il tempo inizia a pesare sul suo fisico, che le sue occasioni le ha sprecate per aspettare un evento che non si verificherà mai.

"Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa in tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una all'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire." 

Giovanni però non è l'unico che ha vissuto una vita di attesa alla fortezza: insieme a lui ci sono tantissimi altri giovani. Buzzati quindi sembra volerci dire che è comune nelle persone questo atteggiamento di attesa: l'adagiarsi sugli allori convinti che l'occasione della vita arriverà da sé, senza muovere un dito.
E in effetti chi è che almeno una volta nella vita non si è comportato in questo modo? È proprio per come Buzzati ne parla, è proprio perché questo è un atteggiamento molto comune, che Il deserto dei Tartari può risultare una lettura, oltre che molto intensa, anche a tratti scomoda: io mi sono ad esempio sentita presa in causa, "colpevole" di essermi a volte comportata come il protagonista.

Quindi, se da una parte vorresti urlare a Giovanni di darsi una svegliata, dall'altra è impossibile non sentirsi un po' affini a questo personaggio.

Una cosa che mi piaciuta molto di questo libro è il fatto che Buzzati ha la capacità di farti "entrare" nella storia, tanto che durante la lettura sembra quasi di assumerne gli stessi ritmi. E la fortezza alla fine sembra quasi familiare, è come se la conoscessi passo per passo, te la vedi davanti.

Sul finale del romanzo posso dirvi che l'ultimo capitolo vale tutto il libro. Io personalmente lo trovo un capolavoro, e per quanto mi riguarda arriva totalmente inaspettato.
Non voglio anticiparvi niente quindi non mi dilungo ma sappiate che alla fine avevo quasi le lacrime. È il capitolo che ci dice se Drogo ha vissuto una vita degna di se stesso oppure no, è il capitolo che ci dice se esce da vincente o da perdente da questo romanzo. Ovviamente io non ve lo dico, sta a voi scoprirlo.

VOTO: 4
🌞🌞🌞🌞

Voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti 😊

Un bacione
Silvia 💕