25 settembre 2017

Open - Andre Agassi {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti ragazzi, bentornati sul blog!!

Finalmente è arrivato il momento di parlare di QUEL libro, il libro che non avrei mai pensato di leggere nè tantomeno di comprare, perché non mi piace lo sport, e non mi piacciono le biografie... e invece eccomi qua, a consigliare a TUTTI quanti, l'autobiografia di uno dei più famosi tennisti nel mondo: Open di Andre Agassi. Credetemi, perdersela è un peccato!

Open Andre Agassi Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Open
Autore: Andre Agassi
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 2009
Pagine: 493

RECENSIONE

Questa volta cari lettori non posso accennarvi la trama del libro, perché la trama non c'è.
In Open è raccontata una vita, ed a raccontarcela è proprio colui che l'ha vissuta. Agassi riesce a trasformare il suo viaggio nel mondo in un'esperienza adrenalinica, emozionante, ma soprattutto intima. 
Andre riesce non solo a farci vivere le sue avventure, le sue vittorie e le sue sconfitte, ma ci fa entrare nella sua mente. Ci fa conoscere gioie e dolori, speranze e timori, svela le bugie che racconta agli altri e anche quelle che racconta a se stesso.

Ho pensato spesso a cosa possa aver significato per Agassi scrivere questo libro. Lui è un personaggio famoso, un campione acclamato e imitato in tutto il mondo, paparazzato dai giornalisti, lodato ma anche criticato dai media. Eppure ha deciso di mettersi a nudo scrivendo Open. Ha avuto fegato, e posso capire perché l'uscita di questo libro sia stata uno shock per moltissime persone; però, secondo me, più di ogni altra cosa, per Andre deve essere stato un sollievo.
È riuscito a prendere una grande matassa di fili intrecciati, fatti di azioni e pensieri, di un'intera esistenza umana e a sbrogliarli; e poi li ha messi su carta.

E credetemi se vi dico che leggerlo è stato un sollievo anche per me. È come se questo libro avesse aiutato anche me stessa a sbrogliare un po' dei miei pensieri.

In particolare mi ha aiutata moltissimo a ricordare i motivi per cui tutti i giorni lotto per i miei obiettivi, a rimboccarmi le maniche e a dare il meglio, anche se è faticoso.
Mi ha ricordato che stancarsi è giusto, che le soddisfazioni arriveranno, che ci saranno sempre delle persone pronte a dare supporto.
Mi ha ricordato che sbagliare è normale, ma che possiamo sempre tirarci su e ricominciare.

E quindi sì, non amo per nulla lo sport né le biografie, eppure sono qui a consigliare a TUTTI quanti di leggere Open.
Perché vi ritroverete per forza nelle sue pagine, penserete che la storia di questo tennista pluripremiato non è poi tanto diversa da quella di tutti noi e anzi, è in parte la nostra storia. È in parte anche la mia, nonostante la vita di Andre sia diversa e in apparenza lontanissima da quella di una normale studentessa.

Ho sottolineato praticamente metà libro, vi ho bombardati di citazioni a destra e a sinistra e adesso che è passato un po' di tempo, mi rendo conto che Open mi manca.
Mi sento come se conoscessi davvero Andre, e sento anche di stimarlo. Mi sono pure messa a guardare una sua partita di tennis!!!!
Non so come sia possibile, forse questo libro è speciale o forse ho semplicemente preso una botta in testa.

Fatto sta che non dovete lasciarvi scappare questa storia.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Ringrazio infinitamente Francesca per avermi convinta a comprare questo libro con le sue belle parole.
Lo rileggerò sicuramente più volte.
Un bacione,
Silvia 💓

22 settembre 2017

5 cose che: 5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura

Buongiorno a tutti lettori!

Buon venerdì e buon weekend!! Oggi articolo a sorpresa: ritorno, dopo secoli e secoli, con la rubrica 5 cose che, ideata dal blog Twins Books Lovers, che consiste nello stilare appunto una lista di 5 cose riguardanti uno specifico tema. (Qui il post di presentazione).


L'argomento di oggi è:

5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura.

Ditemi voi se non è un argomento bellissimo!! Quindi via ai ricordi, ed ecco la mia lista:


18 settembre 2017

Flatlandia - Edwin A. Abbott {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e buon lunedì,
è arrivato oggi il momento di parlarvi di una lettura che ho fatto quest'estate e a cui tengo moltissimo. Fare questa recensione non è semplice per me: il libro di cui sto per parlarvi è geniale, e forse per molti è una lettura leggera e carina, ma per me c'è un mondo intero lì dentro. Ecco la mia esperienza di lettura con Flatlandia di Edwin A. Abbott.

Flatlandia Edwin Abbott recensione felice con un libro

Titolo: Flatlandia
Autore: Edwin A. Abbott
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1884
Pagine: 133

RECENSIONE

Flatlandia è un mondo a due dimensioni, potete immaginarvelo come un infinito foglio di carta, e su di esso vivono linee, triangoli, quadrati, pentagoni, circoli e tante altre figure geometriche. A descriverci questo mondo e a raccontarci la sua storia è un quadrato, abitante appunto di Flatlandia.

Pensate che sia facile descrivere un mondo a due dimensioni? Sì? Beh forse, per noi che viviamo in tre dimensioni, è facile immaginarselo dall'altro. Ma provate a pensare di viverci dentro. Cosa vedreste? Come vi muovereste? Come riconoscereste, in un mondo piatto, un quadrato da un triangolo, se non potete vederli dall'alto?
Le risposte a tutte queste domande, e a molte altre, ce le da il nostro quadrato protagonista. Egli ci descrive con estrema chiarezza e semplicità, persino con dei disegnini, non solo tutti i problemi tecnici e prettamente geometrici della vita a Flatlandia, ma anche la cultura del popolo, le loro usanze e il loro pensiero, e la loro storia.

Vi faccio un esempio, per capire meglio: gli abitanti di Flatlandia sono divisi in classi sociali, in base alla loro forma geometrica. Distinte da tutti gli altri ci sono le donne, che sono delle linee. Esse sono spesso considerate inferiori ma sono anche pericolose, dato che sono molto appuntite...
Non voglio dirvi altro, questo è soltanto un minimo esempio di quello che la mente dell'autore e riuscita a creare in questo romanzo. Ci sono poi implicazioni sociali, storie di rivolte, descrizioni del clima e chi più ne ha più ne metta.

Ma non è finita qui. Ebbene sì, perché nella seconda parte del libro, il quadrato ci racconta una grande avventura che gli è capitato di vivere e che ha a che fare con una Sfera, proveniente dallo spazio a tre dimensioni: Spaziolandia. Ella è in visita a Flatlandia per comunicare al quadrato delle verità sconvolgenti. Il nostro protagonista ne vedrà delle belle.

Mi fermo qui, perché questo romanzo è tutto da scoprire.

Come avrete intuito, Flatlandia è una favola geometrica.
Immagino sia unica nel suo genere e io, non appena ne ho letto la trama, ho voluto subito averla nella mia libreria.
L'autore ha avuto non solo un'idea brillante ed originale, ma anche una grande immaginazione e soprattutto la capacità di combinare le sue idee con le leggi geometriche e matematiche.
In più, come se non bastasse, leggendo ci rendiamo conto che questa storia, fatta di lunghezze, spessori, angoli e linee, non è solo un esercizio narrativo fine a se stesso, ma è lo spunto per parlare di tanti argomenti importanti e sempre attuali: la visione delle donne nella società, l'importanza del fattore estetico, la chiusura mentale nei confronti del nuovo e del diverso, la genialità di alcuni vista come pazzia. 
Flatlandia è un inno all'immaginazione, un libro che sprona a credere nelle infinite possibilità dell'universo.

Non so se dalle mie parole traspare l'entusiasmo che ho nei confronti di questa lettura, in ogni caso c'è un motivo preciso per questo.
Io amo tutto ciò che è descritto in questo libro, perché amo la matematica e la geometria e il fatto che Abbott le usi per descrivere un mondo secondo me è bellissimo. So che questa passione è mooolto rara e quindi l'idea che l'autore riesca, almeno in parte, a mostrare il lato bello di queste materie scientifiche mi rende felice. Ho visto in giro tante recensioni positive anche da parte di persone che con la matematica non sono mai andate d'accordo, e penso che questa sia una grandissima vittoria.
Spero che,se qualcuno di voi leggerà Flatlandia, possa riconsiderare questi argomenti un pelettino più simpatici.

Comunque, io mi sono davvero divertita tantissimo a leggerlo ed è stata una lettura che ho fatto con il sorriso costante stampato in faccia. Quindi ve la consiglio davvero con il cuore e spero che possa piacere anche a voi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se nel corso della lettura di questa recensione vi è venuta spontanea la domanda:
Ma come! Sei fissata con i libri e ami la matematica?? Oppure:
Ma come! Ami la matematica ma sei fissata con i libri??
Sì raga, sono multitasking,
Un bacione

Silvia💗

11 settembre 2017

La morbidezza degli spigoli - Keith Stuart {Recensione}

Buongiorno a tutti ragazzi,
In questi giorni è arrivato il fresco un po' dappertutto e quello che mi consola è che posso leggere avvolgendomi nella mia amata copertina! Non troppo però perché ovviamente sono di nuovo sotto esame..Ci vuole pazienza!! Oggi qui sul blog vi parlo di un altro dei libri finalisti del Gran Premio delle Lettrici di Elle: La morbidezza degli spigoli di Keith Stuart. All'inizio non mi sembrava granché come lettura, ma invece andando avanti sono stata catturata dalla dolcezza della storia, che è semi-biografica.


la morbidezza degli spigoli keith stuart recensione felice con un libro

Titolo: La morbidezza degli spigoli
Autore: Keith Stuart
Editore: Corbaccio
Data pubblicazione: 2016
Pagine: 417

RECENSIONE

Alex, un giovane uomo sulla trentina, ci racconta il difficile periodo che sta attraversando: lui e sua moglie Jody hanno deciso di vivere in luoghi separati per un po' a causa dei continui litigi che li hanno allontanati. Uno dei motivi di tensione tra loro sembra essere Sam, il loro bambino. 
Sam è, a parer mio, il vero protagonista della storia, un piccoletto di 8 anni affetto da un lieve autismo: spesso non riesce a sostenere la realtà che lo circonda ed è invaso da crisi di pianto e urla, è molto emotivo e, quando sta bene, taciturno e riservato.

Inizialmente questo libro non mi convinceva, mi sembrava che Alex colpevolizzasse Sam, che fosse poco comprensivo nei suoi confronti e che facesse pochi sforzi per migliorare la situazione. In alcuni casi le reazioni del figlio erano semplicemente tipiche di un bambino di 8 anni, mentre invece il padre quasi rassegnato, imputava tutto all'autismo.

Piano piano invece Alex inizia a cambiare. Un giorno per caso padre e figlio si ritrovano a giocare ad un videogame in cui è possibile costruire qualsiasi cosa e vivere avventure di sopravvivenza contro vari mostri: Minecraft. Grazie a questo gioco Alex riesce a trovare finalmente un contatto con Sam, che è entusiasta del suo nuovo passatempo e non pensa ad altro. Pian piano Sam e suo padre si scambiano idee sul gioco, su cosa fare e come farlo, e tra una partita e l'altra iniziano a parlare veramente, di tutto. Alex inizia a capire che Sam è un bambino con le proprie idee e i propri sogni, solo con qualche difficoltà ad esprimerli.

Dal momento in cui si verifica questo cambiamento il libro mi è piaciuto molto di più, ho visto un padre animato da un amore vero per il proprio figlio, e un bambino dolcissimo e coraggiosissimo nell'affrontare le difficoltà che la sua condizione gli pone davanti.

C'è comunque qualcosina che non mi ha convinta a livello di storia, troppe situazioni particolari concentrate insieme: un tragico evento del passato che ancora oggi influenza la vita di Alex, una sorella e una madre particolari, una situazione lavorativa in crisi e anche la separazione dalla moglie. Problemi plausibili, ma che tutti insieme forse sono troppo e rischiano di divagare dal tema principale: Sam.

Nonostante questo comunque la cosa fondamentale è una: mi sono affezionata moltissimo a Sam leggendo. E non ho potuto fare a meno di emozionarmi e sorridere molte volte.
Sono felice che questo libro trasmetta un messaggio importantissimo, che tutti dovremmo tenere bene a mente: quando abbiamo a che fare con una persona autistica, sta a noi fare il possibile per aiutarla a superare le sue barriere, per farla sentire accettata e scoprire che ha tanto da dare e da condividere.

E quindi sì, alla fine questo libro mi è piaciuto. Non posso dare un voto molto alto perché sono un po' pignola, ma se l'argomento vi interessa e avete voglia di un po' di dolcezza e tenerezza, beh, ve lo consiglio.

Se amate anche i videogame poi, allora fa proprio per voi! Io non sono molto ferrata, ma devo dire che le descrizioni delle avventure virtuali di padre e figlio non mi hanno mai annoiata e anzi, danno un tocco di originalità al libro.

A fine lettura ho scoperto che l'esperienza narrata è in parte autobiografica: l'autore ha un figlio autistico e probabilmente ha dovuto lui stesso affrontare un percorso di presa di coscienza, così come il protagonista del libro. Penso che questo aspetto si veda, che nella seconda parte della storia traspaia l'amore dell'autore per il figlio.

VOTO: 🌞🌞🌞
3

Come vi sembra questo libro? Avete letto mai qualcosa del genere?

Vi mando un bacio come sempre,
Silvia 💗

4 settembre 2017

Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori e bentornati sul blog!

Avete presente quelle letture che una volta terminate vi lasciano perplessi, ma che poi nei giorni successivi vi ritornano sempre in mente, lasciandovi addosso una sensazione strana? Ecco, il libro che vi recensisco oggi per me è stata una di quelle letture: Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.



Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1962/2009
Pagine: 182

RECENSIONE


"Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!"
 
Mary Katherine Blackwood è una ragazza di diciotto anni che vive in una grande villa vicino al paese, insieme alla sorella Constance e allo zio Julian. Visti dall'esterno potrebbero sembrare una normale famiglia, ma così non è.
Tutti gli altri membri dei Blackwood infatti sono morti avvelenati, proprio in quella casa. La tragedia ha portato grosse conseguenze nella vita dei tre superstiti ma, nonostante questo, essi sono riusciti a stabilire una routine quotidiana che li rende abbastanza felici. Mary pero sente che qualcosa sta per succedere, un cambiamento sta per sconvolgere la loro routine e questo non le piace per niente..

Abbiamo sempre vissuto nel castello è un racconto gotico dai toni cupi, che riesce ad entrare sotto pelle piano piano, senza che il lettore se ne accorga.

Stephen King dedica L'incendiaria all'autrice, scrivendo: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce".

Ed è proprio così. L'autrice non si avvale di colpi di scena o immagini paurose, ma anzi quasi tutto il libro è il racconto della quotidianità di Mary Katherine, insieme alla sorella e allo zio.
All'inizio sembra quasi che questa descrizione sia un'introduzione a qualcos'altro che deve accadere, c'è un senso di attesa che si instaura nel lettore e che lo rende avido di sapere e di divorare le pagine.
Ben presto però ci accorgiamo che quello che conta è nascosto nel racconto stesso della quotidianità dei protagonisti. Ci rendiamo conto che c'è qualcosa di strano, di sbagliato, nella vita delle due sorelle, e anche in Mary stessa. È lei infatti a narrare la storia, e la sua visione è distorta, disturbata. Non sappiamo se quello che racconta è attendibile o meno. È reale? È tutto nella sua testa? Chi è il buono e chi è il cattivo?

Riti, superstizioni, idee malsane compaiono in continuazione, dettagli macabri sono disseminati in tutto il romanzo, buttati lì come fossero cose normalissime, assieme alle poche informazioni sulla tragica serata. Quella in cui sono morti tutti gli altri Blackwood.

"Il martedì e il venerdì andavo in paese, e il giovedì, giornata in cui i miei poteri erano al massimo, salivo nella grande soffitta e mi mettevo i loro vestiti."

Ci sono dei momenti "clou" in cui effettivamente cose importanti accadono, ma la maggior parte della lettura è quasi statica. Definirei questo romanzo un thriller/horror psicologico.
Con uno stile tranquillo ed elegante Shirley Jackson riesce a instillare un senso di inquietudine persistente, quasi una sensazione di fastidio a volte. Io ce li ho ancora addosso, a distanza di giorni dalla fine del libro.

Come ci riesce?

Tanti temi vengono trattati in questo romanzo: l'odio (dei paesani verso i protagonisti), l'amore (tra le due sorelle), la solitudine e l'isolamento, ma soprattutto l'autrice ci mostra come il male sia nascosto ovunque, soprattutto nella mente degli uomini. Ed è questo che irretisce e sconvolge.

Durante la lettura non avevo realizzato il potere di questo romanzo, è stato soltanto dopo averlo finito che mi sono resa conto della bravura dell'autrice, grazie alle sensazioni che mi ha lasciato, in sole 170 pagine.

È un romanzo ipnotico.
Shirley Jackson vi stregherà e non vi lascerà più andare.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Romanzo straconsigliato a tutti gli amanti del genere ma perfetto anche per coloro che vogliono avvicinarvisi per la prima volta.

Chi altri di voi lo ha letto? Io sono già pronta a comprare L'incubo di Hill House, magari per Halloween 😁

Vi mando un bacione e mi raccomando, fate sempre attenzione a ciò che mangiate.

Silvia 💜

28 agosto 2017

Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e bentornati sul blog! ☆
Sono molto felice della recensione di oggi perché finalmente anche io posso gridare al mondo di aver iniziato la famosissima saga dei Cazalet, scritta da Elizabeth Jane Howard!! Se ne è sentito parlare in lungo e in largo, la casa editrice Fazi sta praticamente facendo il countdown per l'uscita dell'ultimo volume nella seconda metà di Settembre, e io non potevo più resistere e, quando c'è stata l'offerta 2x1 su IBS ho fatto la pazzia e mi sono presa tutti e quattro i libri!! 😋
Per il momento ho letto il primo: Gli anni della leggerezza, e oggi ve ne parlo qui.

Cazalet Gli anni della leggerezza Elizabeth Jane Howard Recensione Felice con un libro

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi
Data pubblicazione: 09/2015
Pagine: 604


RECENSIONE

I Cazalet sono una benestante famiglia inglese, numerosa e molto unita, che durante le vacanze estive si riunisce nella tenuta di campagna di William e Kitty, i nonni Cazalet in un certo senso, coloro dai quali discendono tutti gli altri, soprannominati il Generale e la Duchessa per i loro atteggiamenti tipici di altri tempi.
Gli anni della leggerezza, primo volume della saga, ci racconta le due estati dei Cazalet, quella del 1937 e quella del 1938.

Questo libro è una tipica saga familiare: non c'è una trama vera e propria, semplicemente descrive le giornate dei vari membri della famiglia. I personaggi sono quindi moltissimi, e all'inizio sarà molto utile utilizzare l'albero genealogico che trovate nelle prime pagine, insieme alla mappa dei nomi.
Dico all'inizio perché, arrivati a pagina 100, sarete già completamente immedesimati nella storia e ricorderete quasi tutti i protagonisti senza problemi. O almeno questo è quello che è accaduto a me.

I temi trattati sono ovviamente numerosissimi, vista la varietà di persone che popola il libro: i problemi coniugali, il tradimento, l'azienda di famiglia, la maternità, il parto, l'amore, l'istruzione e tanti altri, alcuni anche molto importanti.

Ciò che mi ha sorpreso molto di questo romanzo è la sua scorrevolezza, sono 600 pagine che volano via velocissimamente, perché l'autrice è davvero capace di catapultare il lettore dentro la storia, di fargliela vivere ed assaporare, senza mai annoiarlo.
Saltando da un personaggio all'altro, cambiano anche i punti di vista, e così possiamo conoscere i pensieri di tutti, dai bambini, fino agli adulti loro genitori e ai nonni William e Kitty, con qualche sguardo anche ai domestici e alle cuoche.

Leggere questo romanzo è stato rinvigorente, rilassante ed emozionante. Mi ha trascinata e affascinata totalmente. Mi sembra quasi di conoscerli tutti questi personaggi, caratterizzati magnificamente ognuno a modo suo.
Hugh e Sibyl con il loro amore tranquillo ma dolcissimo.
Villy e la sua malinconia.
La generosità di Rachel.
La tenerezza di Lidya che mi ha fatta troppo ridere.
La vivacità di Louise.
Rupert che cerca di coltivare la sua passione e Zoe, ancora inesperta della vita.
Il Generale, che ha già capito tutto.
E soprattutto Polly, l'intelligenza e la dolcezza di Polly. Lei è in assoluto il mio personaggio preferito per il momento.
E ce ne soni tanti tanti altri, alcuni più simpatici, altri molto meno (ce n'è uno in particolare che odio profondamente).

Le sensazioni che questo libro mi ha trasmesso sono state spesso simili a quelle che ho provato leggendo L'amica geniale di Elena Ferrante: partecipazione, senso di empatia con i personaggi. Però, a differenza della Ferrante che racconta attraverso gli occhi di Elena, quello dei Cazalet è un romanzo a più voci, corale. E mi è piaciuta tanto questa cosa, perché mi è parso quasi di essere una persona speciale, la consigliera segreta di tutti loro.

E poi, c'è anche un'altra cosa che dobbiamo considerare: il contesto storico.
Amo i romanzi ambientati nel passato, perché restituiscono l'immagine di tempi diversi, e questo non ha fatto eccezione.

La prima guerra mondiale è ormai finita, e affiorano ancora qua e là le sue conseguenze, fisiche e morali. Ma noi sappiamo quello che sta per succedere, sappiamo che un'altra guerra è vicina e lo intuisce anche qualcuno dei personaggi. Mentre l'estate del '37 è spensierata e simile a tante altre, quella del '38 è diversa. Inizia ad affiorare l'argomento guerra, e insieme ad esso la paura e i pensieri sul futuro. Io stessa ero in ansia, nonostante conoscessi gli avvenimenti che sarebbero seguiti.

È proprio questo che mi fa presagire che i prossimi volumi della saga saranno più forti e movimentati. E penso sia per questo che l'autrice ha deciso di intitolare questo primo volume Gli anni della leggerezza.

Comunque, in conclusione, consiglio tantissimo questo primo libro, che ho apprezzato molto e che mi ha fatto compagnia durante le vacanze. È una perfetta lettura estiva, o comunque perfetta da leggere in un periodo libero, in modo da gustarvi pienamente le avventure della famiglia Cazalet. Spezzettarla secondo me sarebbe un peccato.

Non vedo l'ora di leggere i successivi volumi appena avrò il tempo necessario!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞e mezzo
4,5

E voi avete letto questo libro? E i sequel? Qual è il vostro personaggio preferito?

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

21 agosto 2017

Prendiluna - Stefano Benni {Recensione no-spoiler}

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog!
Ferragosto è passato e io ho già il terrore all'idea che stiano per finire le vacanze... meglio non pensarci!
Oggi recensione un po' diversa dal solito, perché la lettura di cui vi parlo non è andata come pensavo. Beh, direi che può capitare. Ecco quello che penso di Prendiluna di Stefano Benni.


Titolo: Prendiluna
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: Maggio 2017
Pagine: 212

RECENSIONE

Prendiluna è un'anziana maestra in pensione, proprietaria di tanti bei mici. Una sera, le appare all'improvviso il fantasma di Ariel, un vecchio gatto morto da tempo, che le comunica una cosa straordinaria: per evitare l'Apocalisse, lei, Prendiluna, dovrà trovare dieci persone giuste a cui affidare i suoi dieci mici, in modo da convincere il Diobono che sulla Terra esiste ancora il bene. Avrà otto giorni di tempo, altrimenti tutto finirà.
Contemporaneamente altre due persone vengono a conoscenza della missione: Dolcino e Michele, due ex alunni che adesso sono pazienti di una clinica per matti. Michele, che dichiara di essere un arcangelo, e Dolcino, vogliono trovare Prendiluna in modo da parlare con il Diobono e punirlo per tutte le brutte cose che esistono nel mondo, ma dovranno scappare dalla clinica ed affrontare tante avventure per farlo.

Prendiluna, i dieci mici, Dolcino e Michele, non sono gli unici personaggi che incontriamo nel romanzo e anzi, ce ne sono moltissimi altri, alcuni realistici altri assurdi fino all'inverosimile. Allo stesso modo, anche le avventure che vengono raccontate, sono assai strambe e fuori dal comune.

Prendiluna è una sorta di fiaba per adulti, che assomiglia alla descrizione di un enorme sogno intricato e assurdo.

Mi aspettavo molto da questo romanzo e le premesse c'erano tutte, avevo voglia di un libro che facesse ridere e, in più, amo i mici, quindi pensavo di andare sul sicuro..Invece sono rimasta delusa. Questo libro non mi è rimasto per niente dentro, purtroppo. Probabilmente andrò controcorrente, forse c'è qualche sfumatura o intenzione dell'autore che non ho colto, forse non era il momento adatto per leggerlo o forse semplicemente Benni non fa per me. Vi racconto di seguito quello che non mi ha convinta.

Ho trovato questo libro estremamente cinico, troppo. In tutta la lettura ci sono continue critiche alla società moderna e soprattutto alla dilagante tecnologia del nostro periodo, che in parte condivido anche, ma che sono davvero troppe e soprattutto esagerate all'inverosimile. I personaggi sono tutti infelici e spesso in brutte situazioni, il mondo dipinto da Benni sembra un totale caos in cui è inutile impegnarsi perché raggiungere i propri obiettivi è quasi impossibile. Qualche volta mi sono ritrovata a sorridere ma per la maggior parte del tempo ne ho ricavato un forte senso di nostalgia e di tristezza. Niente spensieratezza, solo rammarico.

Tutto questo è collegato anche alla seconda cosa che non mi ha convinta: il romanzo non mi ha fatta ridere. Tutto il libro è un susseguirsi di scenette che pensavo sarebbero state divertenti ma che invece non mi hanno soddisfatta. Il tipo di umorismo usato non fa per me, mi ha ricordato un po' Zelig, o anche Scary Movie (solo che questo libro non è la parodia di un altro). Ecco, se amate uno dei due, probabilmente questo libro vi farà ridere.
Un sacco di battute sul sesso, anche un pochino volgari (non è un libro da leggere a bambini piccoli, mi raccomando 😂) e scontate. Al massimo ne ho ricavato qualche risata a denti stretti.

Il finale poi è stato un macello. Forse perché ormai ero delusa, o perché stavo per finire la lettura e pensavo già alla prossima, non ho prestato molta attenzione e l'ho trovato molto confusionario. Era tutto un sogno? Era tutto reale? Un misto delle due? Boh, non l'ho capito. Però potrebbe benissimo essere colpa mia.

Insomma ragazzi, stavolta ho fatto cilecca.
Devo ammettere che quando si parla di libri (ma anche programmi TV) che fanno ridere, sono molto selettiva, quindi ci sta che il mio parere sia un po' fuori dagli schemi.

Insomma, qualche pagina l'ho trovata carina, alcuni spunti di riflessione ci sono, ma nel complesso mi ritrovo a dare un voto abbastanza basso.

VOTO: 🌞🌞 e mezzo
2,5

Prima di lasciarvi però voglio raccontarvi un aneddoto, una cosa che mi è successa leggendo questo libro. Ad un certo punto Benni parla dei sogni Matrioska, quelli in cui sogni di svegliarti anche se in realtà stai ancora dormendo. Ecco, la sera stessa, dopo aver letto quel paragrafo..ho sognato di svegliarmi!! Poi provavo ad accendere la luce e ovviamente, come succede sempre, non si accendeva..
Quando mi sono effettivamente svegliata ho dato tutta la colpa al libro di questa esperienza poco carina! 😂

Ragazzi la recensione di oggi è finita, mi dispiace di non avervi proposto nessun consiglio libroso a questo giro ma penso che sia giusto scrivere sia le opinioni positive che quelle negative.

Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto?? Sono molto curiosa di sentire pareri diversi dal mio.

Un bacione

Silvia 💘

14 agosto 2017

La sostanza del male - Luca D'Andrea {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
buon lunedì e bentornati sul blog!
La recensione di oggi mi rende molto felice, perché mi permette di raccontarvi, e consigliarvi, un libro che non avrei mai pensato potesse piacermi: La sostanza del male di Luca D'Andrea.
Anche questa lettura l'ho fatta grazie ad Elle Magazine, per il concorso del Gran Premio delle Lettrici di Elle. Stavolta hanno fatto proprio centro, perché, con grande sorpresa, vi assicuro che questo libro è grandioso.
Continuate a leggere per scoprire tante belle cose e farvi convincere.

La sostanza del male Luca D'Andrea recensione felice con un libro

Titolo: La sostanza del male
Autore: Luca D'Andrea
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: Giugno 2016
Pagine: 449

RECENSIONE

Jeremiah Salinger è un autore televisivo di New York, marito di una bella italiana di nome Annelise e padre di una piccola peperina di nome Clara. La famiglia decide di andare a vivere per qualche tempo a Siebenhoch, un paesino di montagna in Sud Tirolo dove Annelise è nata e cresciuta.
Salinger è un cacciatore di storie, ama il suo lavoro ed è estremamente curioso di scoprire, analizzare e farsi raccontare tutto ciò che ritiene interessante ed adatto ad un programma tv. È per questo motivo che il protagonista si ritrova a vivere una traumatica esperienza tra le montagne, e in seguito, mentre ancora cerca di riprendersi dal trauma, si ritrova ad origliare per caso una conversazione. Viene così a conoscenza di uno dei più grandi segreti del paese: il massacro del Bletterbach. Tre persone sono morte orribilmente in una delle profondissime gole che lo compongono. Jeremiah non può ignorare il fascino che questa storia ha su di lui, e ben presto, verrà trascinato dalla smania di scoprire la verità e si renderà conto che Siebenhoch non è il tranquillo paesino che appare...

Questo libro è stata per me un'enorme sorpresa: non sono mai stata una grande lettrice di gialli, né tantomeno di thriller, quindi quando ho visto questo romanzo pensavo sarebbe stata più una lettura di dovere che di piacere.. Poi però ho deciso che mi sarei fidata della casa editrice, che io adoro, e me lo sono portata in vacanza qualche giorno. Risultato? Divorato in meno di tre giorni. 450 pagine lette tutte d'un fiato.

Non si può fare altrimenti ve lo garantisco: se lo iniziate, poi ne vorrete sapere di più, sempre di più. 

Questa storia mi ha sorpresa tantissimo perché è sì il racconto incalzante e ricco di suspense di una terribile strage, della quale si cerca di individuare il colpevole o capire il movente, in un crescendo di ansia ed eccitazione, mano a mano che i tasselli del puzzle vengono a galla. Ma non è soltanto questo.
È anche la storia di un uomo con una passione, una passione che si tramuta in ossessione. 
C'è quindi il Jeremiah di casa, marito premuroso e padre amorevole, e poi c'è il Jeremiah a caccia della verità. E così il libro diventa qualcosa di più di un semplice thriller: è un lungo cammino attraverso la mente e l'animo del protagonista, diviso da due amori diversi ma essenziali. L'autore mette a nudo tutto del suo personaggio: il suo amore e le sue bugie, la sua intelligenza e la sua impulsività. 

Luca D'Andrea ci racconta cosa significa essere ossessionati da qualcosa ed esserne consapevoli. E lo fa con uno stile trascinante. Una prima persona colloquiale, persino ironica a volte (riesce a strappare diverse risate) catturerà la vostra attenzione sin dalla prima pagina. 
Il protagonista ci descrive attraverso i suoi occhi la meraviglia del paesaggio montano, la stima e l'ammirazione per gli uomini del Soccorso Alpino che salvano vite ogni giorno, l'eccitazione di fronte alla possibilità di un nuovo programma televisivo, la paura quando qualcosa va storto durante una delle sue escursioni.
Ma soprattutto Salinger ci confida tutti i suoi segreti, le idee, i sogni, gli incubi, le speranze. Tutto quello che non dice nella realtà noi lo sappiamo, e così lo prendiamo a cuore, ci ritroviamo a voler bene a questo personaggio e veniamo anche trascinati un po' dentro la sua ossessione: scoprire il colpevole.

Dopo pagine e pagine che volano via senza nessuna fatica, arriviamo ad un finale sorprendente, anche se con qualche cliché, e non possiamo che essere soddisfatti finalmente di fronte alla verità.

Soddisfatti ma anche tristi perchè l'avventura è finita.

Veramente una bellissima sorpresa. Intrigante, coinvolgente, in parte divertente e commovente. Persino interessante tutta la parte riguardante la cittadina di Siebenoch e le usanze del luogo, per non parlare della descrizione del Bletterbach, meraviglia!!

Si vede che sono entusiasta?? 😜

Leggere questo libro sotto l'ombrellone è stato bellissimo, spero che non troppe persone abbiano notato le facce che facevo durante la lettura!! 😂


VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Spero di avervi trasmesso il mio amore per questo libro e spero di avervi convinti a leggerlo, perchè ne vale davvero tanto la pena!
Ci sono riuscita?? Come vi sembra??

Vi mando un grande bacione

Silvia 💘

7 agosto 2017

Io non mi chiamo Miriam - Majgull Axelsson {Recensione no-spoiler}

"Ho pensato spesso a lei."
"A chi? A chi hai pensato spesso?"
"A Miriam. La persona di cui ho vissuto la vita."

Buongiorno a tutti lettori,
buon lunedi e, spero, buone vacanze!
Oggi vi parlo di un romanzo che ho letto grazie ad Elle Magazine: forse qualcuno di voi già sa che sono una delle giurate del Gran Premio delle Lettrici di Elle, e che quindi devo recensire e votare alcuni dei libri in concorso.
Vi avevo già parlato di un libro che mi è piaciuto molto, L'incantesimo delle civette di Amedeo La Mattina (qui). Oggi invece vi parlo di un altro di essi, quello che forse fino ad ora mi ispirava di più: Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson, un romanzo bello cicciotto sviluppato in verticale, come tutti quelli della casa editrice Iperborea. Sono molto felice di aver avuto la possibilità di leggerlo perché ne ho sentito molto parlare. Ecco quello che penso.

Io non mi chiamo Miriam Majgull Axelsson recensione Felice con un libro

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Editore: Iperborea
Data pubblicazione: Settembre 2016
Pagine: 539

RECENSIONE

Miriam è un'anziana nonna che vive in Svezia insieme alla sua famiglia, tutti sanno che ha un passato buio: è una delle sopravvissute ai campi di concentramento in cui furono deportate migliaia di persone durante la seconda guerra mondiale. Quello che nessuno sa però è che Miriam non è ebrea come tutti credono, ma è una rom, e il suo vero nome è Malika. Durante la deportazione, mentre era nei campi, per sopravvivere Malika si è ritrovata a fingersi un'altra persona: l'ebrea Miriam. Da quel momento non ha più smesso di indossare la sua maschera. Neanche dopo la liberazione, neanche dopo il matrimonio o dopo la nascita della sua nipotina. Adesso però, trascorsi 60 anni di bugie, durante il suo ottantacinquesimo compleanno, si lascia sfuggire una frase pericolosa: "Io non mi chiamo Miriam". E da questo momento, il passato sembrerà impossibile da nascondere.

Ci sono molti motivi per cui consiglierei questo romanzo: innanzitutto perché un argomento molto forte come quello dei campi di concentramento è trattato in modo molto delicato. La narrazione è un continuo alternarsi tra passato e presente e questo fa sì che la parte più cruda, quella riguardante la deportazione, sia sempre intervallata da momenti più leggeri e anche sereni. Il libro quindi non diventa mai pesante e anzi, risulta scorrevole.

Mi è piaciuto molto anche il tocco di originalità che l'autrice ha deciso di dare alla storia, scegliendo di raccontare le vicende di una ragazza rom, piuttosto che ebrea. L'identità della protagonista è un elemento fondamentale nella storia, ed è evidente che la Axelsson volesse mettere in luce quanta poca considerazione sia data ai rom, rispetto agli altri popoli. 
Questa cosa mi ha fatto molto riflettere: anche i rom sono stati deportati nonostante fossero una minoranza, eppure quasi nessuno ne parla e soprattutto, ancora oggi, sono loro quelli più discriminati.
Malika è una ragazza intelligente e forte, eppure non riesce a fermare il dolore di fronte all'odio degli altri verso il suo popolo.

La prima parte del libro è più che altro un'introduzione alla vita della Miriam ormai anziana, l'orrore della guerra e dei campi emerge in poche frasi e pochi gesti: qualche incubo, qualche pensiero a parenti ormai scomparsi, la paura dei pastori tedeschi.
Vediamo una nonna forte, una nonna che si è costruita una vita piena, una nonna amata e ancora in piena salute. Mi è piaciuta questa vecchietta che ce l'ha fatta, questa nonna che si è riscattata, che ha messo da parte gli orrori che ha vissuto e con coraggio e determinazione si è costruita un bel futuro. Mi è piaciuto questo riscatto e questa luce di speranza nel romanzo.

Dopo la prima parte, andando avanti, il racconto della deportazione è sempre più dettagliato: prima brevi ricordi sparsi e poi veri e propri resoconti delle giornate ad Auschwitz e a Ravensbruck.
La Miriam anziana che ricorda e racconta però, è sempre molto restia a farlo, ha paura del passato e vuole tenerlo lontano, per assicurarsi di non andare in pezzi. Questo distacco e questa continua repressione dei ricordi e delle emozioni riguardanti il suo passato, è comprensibile, ma dal punto di vista narrativo ha tenuto un po' distaccata anche me come lettrice. Nonostante alcune parti siano molto emozionanti, per la maggior parte del tempo non sono riuscita ad immedesimarmi con la protagonista e ad entrare nella storia, forse complici anche i continui flashback.

Tutto il libro comunque è molto interessante, ho imparato tante cose nuove e la scrittrice è stata molto brava a romanzare fatti realmente accaduti. È anche vero che molte delle cose narrate già le conoscevo: ho visitato un campo di concentramento e quindi ero preparata agli argomenti descritti e ritengo che, nonostante la Axelsson sia bravissima, in alcuni punti si percepisca che non ha vissuto l'esperienza sulla propria pelle.

Sicuramente consiglio Io non mi chiamo Miriam a tutti coloro che sono interessati all'argomento! Secondo me c'è margine di miglioramento ma è comunque un bel libro.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3,5

E voi avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate? Cos'altro mi consigliate del catalogo Iperborea?
Vi mando un bacione dalla spiaggia,

Silvia 💕

31 luglio 2017

La macchia umana - Philip Roth {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori e buon lunedì!
Oggi recensione molto importante, perché finalmente sono stata iniziata anche io alla lettura di uno degli autori contemporanei più amati nel mondo: Philip Roth. Ho deciso di approcciarmi a lui con uno dei suoi romanzi che mi ispirava di più: La macchia umana

La macchia umana Philip Roth felice con un libro recensione

Titolo: La macchia umana
Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: Maggio 2000
Pagine: 395

RECENSIONE

Ne La macchia umana Nathan, il narratore, una sorta di alter ego di Philip Roth stesso, ci racconta di come un giorno Coleman Silk, il suo vicino settantunenne, sia entrato in casa sua, pieno di rabbia, chiedendogli di scrivere un libro su di lui, sulla sua storia.
Coleman è un ex professore (ed ex preside) di un piccolo college americano, dal quale si è ritirato in seguito ad un increscioso avvenimento: è stato accusato ingiustamente ed assurdamente, a causa di una semplice frase pronunciata nella situazione sbagliata. Il caos che è nato dopo questo fatto, ha provocato la malattia e in seguito la morte dell'anziana moglie dell'ex professore, o almeno questo è quello che Silk dichiara. È stata l'ipocrisia e la cattiveria dei suoi colleghi ad ucciderla, e adesso vuole che tutti lo sappiano, grazie ad un libro. Ma chi ha ragione? Cosa c'è dietro a tutta questa storia?

Beh, dietro c'è una vita intera, anzi, molte vite. Quella di un giovane Coleman, e di tutte le persone che lo circondavano. E anche quella di un Coleman ormai anziano, e delle poche persone che lo circondano oggi.

La macchia umana quindi non è soltanto la storia di un anziano professore che ha subìto un'ingiustizia:
È la storia di un giovane di colore che si è impegnato ad eccellere in tutto.
È la storia di una donna che ha vissuto tutti gli orrori della vita e che è invecchiata troppo in fretta.
È la storia di un ragazzo che ha scoperto le discriminazioni razziali e ha deciso di cambiare se stesso.
È la storia di un soldato, un reduce del Vietnam che non riesce a tornare al mondo reale.
È la storia di una giovane ragazza che decide di fuggire da una famiglia bigotta e perbenista per riuscire ad eccellere da sola, senza aiuto.
Ed è la storia di uno scrittore, che ha preso a cuore tutte queste storie.

In questo libro Roth racconta tutto questo. Racconta il razzismo, il sesso, l'amore, il dolore, racconta la pazzia e la rabbia, racconta la violenza, gli abusi e la morte, e soprattutto racconta l'ipocrisia. E lo fa senza filtri, in maniera dura e diretta.
Roth è sarcastico, provocatorio, cinico, scorretto. Non gli interessa stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato, vuole semplicemente rappresentare l'animo umano. E ci riesce alla grande.

Questo è proprio ciò che mi è piaciuto di più del romanzo: il fatto che l'autore deidealizza l'uomo. In tutto il romanzo non c'è un singolo personaggio totalmente positivo, né un singolo personaggio totalmente negativo. Perché sono tutti umani. Il confine tra vittima e colpevole si perde, diventa evanescente. Chi può dichiararsi completamente innocente? Nessuno.
L'uomo non è perfetto, anzi, è luce ma anche ombra, ama l'ipocrisia e la menzogna, è egoista e pronto a tradire i suoi simili per il proprio tornaconto, vuole conservare le apparenze per mostrarsi superiore, quando in realtà è debole.

Nel raccontarci le storie dei personaggi, Roth ne assume spesso il punto di vista, ci permette di entrare nella loro mente e di capire le motivazioni delle loro scelte.

Leggere questo libro è un'esperienza bellissima e molto intensa. Mette a nudo cose che non vorremmo far sapere, ci dice quello che non vorremmo sentirci dire.

Penso che La macchia umana non sia un libro per tutti, va letto con calma e concentrazione perché la scrittura di Roth è magistrale ma anche molto pregna. Io stessa sono dovuta andare a cercare un paio di termini sul dizionario!

Sentite cosa scrive dopo solamente UNA pagina, parlando dello scandalo su Bill Clinton:

Era estate, in America, quando tornò la nausea, quando non cessarono gli scherzi, quando non cessarono le congetture e le teorie e le iperboli, quando l'obbligo morale di spiegare ai propri figli la vita degli adulti fu abrogato per tenere viva in loro ogni illusione sulla vita degli adulti, quando la meschinità della gente apparve semplicemente schiacciante, quando una specie di demone era stato sguinzagliato nel paese e, da ambo le parti, la gente si chiedeva: "Perché siamo cosi pazzi?", quando uomini e donne, svegliandosi al mattino, scoprivano che durante la notte, in un sonno che li aveva trasportati oltre l'invidia o il ribrezzo, avevano sognato la spudoratezza di Bill Clinton. Sognai io stesso un gigantesco striscione, dadaisticamente teso come uno degli involucri di Christo da un capo all'altro della Casa Bianca, con la scritta QUI ABITA UN ESSERE UMANO. Era l'estate in cui - per la miliardesima volta - il casino, il pasticcio, il guazzabuglio si dimostrò più sottile dell'ideologia di questo e della moralità di quello. Era l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, ancora una volta disorientò l'America.

Nonostante non sia facile, allo stesso tempo è una lettura che tutti nella vita dovrebbero fare, al momento giusto. Perché è uno di quei romanzi che arricchisce, che lascia con tante domande in testa e spinge a riflettere su temi importanti.

Le mie parti preferite sono quelle che riguardano Les, un veterano del Vietnam tormentato dai disturbi da stress post traumatico. Les è il demonio, è il personaggio più deviato e fuori controllo in tutto il romanzo, eppure, quando Roth descriveva la sua mente, avevo i brividi. Perché leggendo, la rabbia di questo personaggio mi è sembrata quasi comprensibile, e questa cosa mi ha sconvolta perché non volevo arrivare a capire questo personaggio, volevo semplicemente odiarlo.

La macchia umana mi ha scombussolata e mi ha catturata, avevo aspettative altissime e non sono stata per niente delusa.
Adesso, con calma, dovrò leggermi tutto Roth 💖

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

E se voi non lo avete ancora fatto, leggetelo. Vi prometto che non ve ne pentirete!

Dalla mia postazione vacanziera, vi mando un bacione,

Silvia 💕

26 luglio 2017

Liebster Award

Buongiorno a tutti 😊
Oggi mi dedico ad un post diverso da solito, perché tre gentilissime ragazze mi hanno nominata ai Liebster Award, e ci tengo a rispondere. Scoprirete quindi qualcosina di me e della mia passione per la lettura. Enjoy 💗




24 luglio 2017

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret - Brian Selznick {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori!
Nonostante i tremila impegni anche questo lunedì sono con voi, pronta per una nuova recensione 😊 Oggi vi parlo di un libro che ho cercato in lungo e in largo.. senza risultati! Mi sono dovuta affidare quindi alla mia amata biblioteca, che come sempre non mi ha delusa. 
La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick è un romanzo per ragazzi molto particolare, adatto a chiunque abbia voglia di provare un'esperienza di lettura diversa. Venite a scoprirlo con me.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret Brian Selznick Recensione Felice con un libro

Titolo: La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Autore: Brian Selznick
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: Gennaio 2007
Pagine: 540

RECENSIONE:

Hugo Cabret è un ragazzino orfano che vive all'interno di una stazione e che ogni giorno si assicura di caricare tutti gli orologi dell'edificio, in modo che segnino sempre l'ora esatta. Ogni tanto Hugo si ritrova a rubare alcuni oggetti in un baracchino di giocattoli. Perché? Beh, perché lui custodisce un segreto a cui tiene tantissimo.
Ben presto il ragazzino dovrà dar conto delle proprie azioni al proprietario del baracchino e alla sua nipotina, e pian piano verrà a galla un mistero sempre più grande. Un mistero che ha a che fare con suo padre, con l'illusionismo e con il cinema.

Non posso svelarvi di più sulla trama, il libro è molto breve e non voglio rovinarvi il piacere della scoperta!

Posso però dirvi che la storia è molto carina e ben costruita, con la giusta dose di mistero, capace di catturare l'attenzione del lettore. E inoltre si rivela interessante perché, ad un certo punto, la fiction, la storia inventata, si mescola alla realtà, a fatti e personaggi realmente accaduti.
Questo libro è stato quindi per me un'occasione per imparare qualcosina sull'illusionismo e sulla nascita del cinema e soprattutto per venire a conoscenza della affascinante storia di un personaggio di cui non sapevo nulla.

Come vi ho già accennato però, oltre alla storia, c'è qualcos'altro che rende questo libro molto speciale, ed è il modo in cui essa è raccontata: in parte attraverso la narrazione scritta, come in tutti i romanzi, e in parte per immagini. Immagini che quindi non sono semplici illustrazione che arricchiscono il romanzo, ma che raccontano esse stesse una parte di storia.
È quindi un'esperienza di lettura diversa dal solito, né un romanzo vero e proprio né una graphic novel.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret Brian Selznick Recensione Felice con un libro


Ovviamente, essendo un libro per ragazzi, la parte dedicata alle immagini è sempre molto semplice da comprendere, e la gran parte dei fatti principali è in forma scritta.

Le immagini sono quasi tutte disegni e, nonostante io non sia un'esperta, trovo che siano tutti molto belli. Alcuni sono persino disegni reali del passato, creati da uno dei personaggi di cui si parla nel libro (ci sono anche vere fotografie!).

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret Brian Selznick Recensione Felice con un libro


Insomma, questo libro è un piccolo gioiellino bellissimo da sfogliare e da guardare!

Ho apprezzato molto questa lettura e penso sia adatta a tutti, sia a coloro che hanno voglia di qualcosa di leggero e diverso, sia a chi vorrebbe iniziare a leggere in inglese (adattissimo!), sia ai bambini!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi lo avete letto?? Vi ispira come lettura?
Vi mando un bacione e vi aspetto alla prossima recensione, sperando di poter dire di essere finalmente in vacanza!

Silvia 💘

17 luglio 2017

L'amica geniale - Elena Ferrante {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori!
Come state? Io sto combattendo contro la sessione estiva di esami ma sto anche leggendo tanti libri belli. Oggi vi parlo di uno di questi, chiacchieratissimo, amatissimo, così come è chiacchieratissima l'autrice, che nasconde la sua identità dietro ad uno pseudonimo: Elena Ferrante.
Ebbene sì, sono qui per recensirvi il primo libro della famosissima serie pubblicata da Edizioni E/O: L'amica geniale.

L'amica geniale Elena Ferrante recensione Felice con un libro

Titolo: L'amica geniale
Autore: Elena Ferrante
Editore: Edizioni E/O
Data pubblicazione: Ottobre 2011
Pagine: 327

RECENSIONE:

L'amica geniale è la storia di, appunto, due amiche, Lila ed Elena, raccontata da quest'ultima. Ed in particolare è la storia della loro infanzia ed adolescenza, dal momento in cui si sono conosciute in avanti.

Elena è una ragazzina pacata e gentile, molto amata e stimata in paese. È anche estremamente intelligente e si ritrova ben presto circondata da persone che si aspettano molto da lei e che le offrono l'occasione di sfruttare le sue capacità. È una persona molto riflessiva e attenta, riesce a notare nella realtà che la circonda dei dettagli che agli occhi degli altri passerebbero inosservati.

Lila invece è una bambina determinata e coraggiosa ma anche arrogante e dispotica, ha un atteggiamento ostile che in pochi riescono a comprendere o apprezzare. Anche lei è estremamente intelligente, è un piccolo genio capace di imparare di tutto senza l'aiuto di nessuno, ma purtroppo vive in un ambiente familiare che non le permette di coltivare le sue passioni.

Nonostante due personalità completamente diverse, Lila ed Elena riescono a creare un legame bellissimo e raro, tanto forte da sembrare in alcune situazioni quasi una dipendenza l'una verso l'altra. E proprio questo legame è al centro della storia del libro.

Nel romanzo non c'è una trama vera e propria, perché esso racconta semplicemente la vita. La vita semplice, la vita complicata, la vita bella, la vita brutta, tutte le sfumature della vita. La vita vissuta da due bambine (e poi ragazzine) nella Napoli degli anni '50 e '60.

Elena Ferrante non cerca di stupire i lettori con colpi di scena o storie sensazionali, decide invece di narrare una storia comune e lo fa in modo unico
Mi spiego meglio: quello che colpisce tanto di questo libro è la sensazione di fondersi con esso. Di visitare il rione di Napoli, di andare a scuola insieme alle protagoniste, di conoscere tutti quanti, Lila, Elena, ma anche Rino, Carmela, Pasquale, Enzo.
All'inizio del romanzo c'è un indice di tutti i personaggi, perché si potrebbe fare fatica con tutti quei nomi.. ma arrivati a metà libro, vi assicuro che sarà assolutamente superfluo. Saprete esattamente chi è quel singolo personaggio, perché sarà come se lo conosceste da sempre.

L'amica geniale è coinvolgente. E soprattutto coinvolgente in maniera realistica. Non c'è niente di strano o artificioso in questa storia, niente che potrebbe far pensare ad un'opera di fiction. Questa potrebbe essere la storia di chiunque, ed è la storia di chiunque, perché ci sarà sicuramente un momento, o anche più di uno, in cui vi identificherete in una delle due protagoniste, in un loro atteggiamento o in un loro pensiero.
Elena Ferrante, attraverso la protagonista omonima, riesce a mettere su carta non solo le vicende umane, ma anche i sentimenti, i pensieri. Credetemi, dovete provare a leggerlo per capire: quando Elena vede il mare proverete meraviglia insieme a lei, quando insieme a Lila va a bussare alla porta del malvagio Don Achille sentirete la paura insieme a loro. Si sente la presenza delle due protagoniste nella stanza, mentre si legge.

Leggere questo libro è quasi un'esperienza sensoriale.
(Non avete idea di quanta voglia io abbia di visitare Napoli ora!!!)

È un libro calmo e tranquillo per la maggior parte del tempo, forse anche un po' lento (non saprei, io l'ho divorato), ma in grado di emozionare tantissimo.

Non ho ancora deciso quale delle due protagoniste ho apprezzato di più, anche se una minima preferenza ce l'ho.
Queste due ragazze sono tanto legate l'una all'altra che è quasi difficile immaginarle come due persone separate, e alla fine non risulta neanche chiaro: chi è delle due l'amica geniale?

Il romanzo si conclude con il botto e, non voglio dire che lascia appesi in modo eclatante ma... lascia appesi!!

Quando l'ho finito volevo subito il secondo volume ma sfortunatamente non ce l'ho ancora, quindi dovrò rassegnarmi a leggere la saga con calma 😟

Consiglio sicuramente di leggere questo libro, perché è un'esperienza bellissima. Se non fa per voi ve ne accorgerete e pazienza, ma dategli una chance! 
Secondo me tra l'altro è perfetto per l'estate!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞e mezzo
4,5

E voi avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate?? I sequel sono belli quanto il primo? 
E soprattutto.. Chi è secondo voi l'amica geniale???

Vi mando un bacione,
Silvia 💓

10 luglio 2017

La camera azzurra - Georges Simenon {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori e bentornati sul blog!

Oggi vi parlo di un libro che mi ha stregata: La camera azzurra di Georges Simenon
È il primo libro di questo autore che leggo, ne avevo sempre sentito parlare molto bene e ora sono qui per confermarvi questa opinione. La recensione oggi la scrivo in maniera un po' diversa rispetto alle altre, perché ho finito questo libro in una notte, proprio perché non riuscivo a smettere di leggere. La mattina dopo ho sentito il bisogno di mettere subito per iscritto le mie sensazioni, quindi ho scritto molto di getto.
Se cercate un libro che vi tenga incollati alle pagine dall'inizio alla fine, è questo.

La camera azzurra Georges Simenon recensione Felice con un libro

Titolo: La camera azzurra
Autore: Georges Simenon
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1964
Pagine: 153

RECENSIONE:

Il protagonista di questo romanzo è Tony Falcone , un uomo sulla trentina che da poco si è messo in proprio e che vive insieme alla moglie e alla figlia piccola. E che cos'è la camera azzurra del titolo? È la stanza di albergo in cui Tony occasionalmente ha degli incontri passionali con la sua amante, Andrée.

Il narratore ci racconta la vita di Tony, la sua relazione adultera e le sue sensazioni negli ultimi mesi trascorsi. Questo racconto è continuamente intrecciato con gli avvenimenti del tempo presente. Presente in cui il protagonista stesso ci spiega quello che è successo, rispondendo ad alcune domande. Tony infatti si trova in prigione, ed è sottoposto a continui interrogatori.

Si capisce quindi fin da subito che questo personaggio è accusato di qualcosa, che un fatto tragico è avvenuto anche se non sappiamo quale. La domanda infatti che sorge subito spontanea nel lettore è: Che cosa è successo? Perché Tony è in prigione? 

Se siete il tipo di lettori che vogliono tutto e subito questo libro non fa per voi. Fin dall'inizio infatti si instaura un senso di attesa e di suspense nel lettore, che sente la costante presenza della tragicità della situazione pur non sapendo effettivamente quello che è successo. Da un momento all'altro ci si aspetta di scoprire qualcosa di terribile e devastante e ogni pagina viene letta quasi con frenesia, spinti dalla voglia di capire gli avvenimenti.
Questo è il motivo per cui ho iniziato il libro una mattina, e la sera mi sono ritrovata a leggerlo fino a notte: avevo bisogno di finirlo.

La camera azzurra è un libro intrigante e incalzante, uno di quei romanzi che, arrivato ad un certo punto, non puoi più chiudere. Un romanzo che ti tiene incollato alle pagine fino alla fine. Non mi capitava di rimanere così stregata da un libro da tantissimo tempo e non mi aspettavo che mi succedesse proprio con questo.

Già nelle prime 50 pagine il protagonista mi ha dato la sensazione di essere quasi apatico, privo di emozioni, un uomo che racconta avvenimenti e sensazioni senza partecipazione, quasi fosse un registratore. Ho avuto la sensazione che fosse come confuso, un uomo che non riesce ad esprimere quello che prova, di fronte alle domande dell'interrogatorio. Mi sono quindi dovuta ambientare un po' a questo tipo di narrazione ma, entrataci dentro, non ne sono più uscita.

Una volta conclusa la lettura ho capito che la scrittura che Simenon ha deciso di utilizzare è perfetta per questo libro. Finita l'ultima pagina tutti i tasselli, lo stile, la narrazione, gli atteggiamenti che potevano sembrare strani, sono risultati perfettamente in linea con quello che è scritto nel romanzo.

Questo libro è come una corsa velocissima che vi lascerà senza fiato.

Inizialmente ci troviamo davanti un personaggio che non ci piace, un uomo debole che tradisce la moglie. Piano piano iniziamo a farci un'idea di quello che potrebbe essere successo e andiamo avanti spinti dalla curiosità. Ad un certo punto il ritmo diventa sempre più serrato, la storia si rivela essere molto più complessa di quello che si pensava, e improvvisamente ci ritroviamo in ansia proprio per quel protagonista poco simpatico che è Tony .

Per me è stato un libro travolgente.
Non saprei come altro descriverlo.
Avete presente cosa significa finire un romanzo e sentire il cuore battere all'impazzata per 10 minuti? Ecco, La camera azzurra fa questo effetto.

Simenon è in grado di trasmettere emozioni fortissime con questo libro anche grazie al modo geniale in cui ha deciso di strutturarlo. Il lettore inizia ad approcciarsi alla storia, e piano piano ad affezionarsi alle vicende narrate e ai personaggi. Sa che presto arriverà una notizia tragica e inizia a fare supposizioni su quale questa possa essere. Inevitabilmente inizia a dare giudizi sui personaggi, a farsi un idea di chi possa essere la vittima e chi il colpevole.
E poi a un certo punto, rimane spiazzato, sconvolto. O per lo meno a me è successo così.

Perché avevo sbagliato a giudicare, perché mi ero affezionata a questa storia, che è tanto realistica e comune da poter essere la storia di tantissime persone.
Perché una volta esplicitata la tragedia, vengono a galla finalmente anche i sentimenti del protagonista. Ed è devastante. Ma non c'è neanche il tempo di abituarsi a questa sensazione, perché ormai siamo arrivati alla conclusione del romanzo, che ci lascia quindi così, in balia delle nostre emozioni.

Consigliatissimo.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Vi ho convinti almeno un po' a dare una chance a questo autore?? Spero di sì! 
E per coloro che invece conoscono già questo libro: Cosa ne pensate del finale?? Avete altri libri di Simenon da consigliare?

Scusate le mille domande ma ho ancora un po' di frenesia addosso! 
Vi mando un bacione,

Silvia 💗

3 luglio 2017

Ragione e sentimento - Jane Austen {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e bentornati sul blog!
Poco tempo fa feci un articolo in cui parlavo dei gentiluomini e in particolare del personaggio di Edward Ferrars (qui, attenti agli spoiler però).
Oggi riprendo un po' l'argomento perché vi propongo la recensione del romanzo di cui fa parte quel personaggio, ovvero Ragione e sentimento di Jane Austen. Sapete già che io ho adorato la Austen e il suo Orgoglio e pregiudizio, e devo dire che anche Ragione e sentimento mi è piaciuto molto, anche se spesso viene sottovalutato.
Venite insieme a me a scoprire questo romanzo.

Ragione e sentimento Jane Austen Recensione Felice con un libro

Titolo: Ragione e sentimento
Autore: Jane Austen
Editore: Lo trovate in tantissime edizioni
Data pubblicazione: 1811
Pagine: 416

RECENSIONE

Il romanzo racconta le vicende di una famiglia del Devonshire: la famiglia Dashwood.
A causa della morte del padre di famiglia, le sorelle Dashwood, insieme alla madre, dovranno cambiare casa ed affrontare un periodo di ristrettezze economiche.
Le principali protagoniste sono le due sorelle maggiori: Elinor e Marianne. Elinor è la più grande, è una ragazza molto intelligente e riflessiva, a differenza di Marianne, che ha un carattere molto più impulsivo e passionale, più vicino a quello della madre. Le due ragazze si vogliono un gran bene, e non potrebbero vivere l'una senza l'altra. Nonostante questo hanno però dei caratteri opposti, e questo fatto permette di avere sempre una visione diversa riguardo ogni avvenimento: quella più romantica di Marianne e quella più razionale di Elinor.

Il romanzo si sviluppa raccontando le tante avventure di queste due ragazze, i loro amori, le loro delusioni, il loro rapporto con la madre, con il fratellastro, e con tanti altri personaggi che ruotano attorno ad esse.

Come avevo già avuto occasione di notare, una delle capacità dell'autrice è quella di trasportare il lettore all'interno della storia. Nonostante infatti i personaggi siano tantissimi, ognuno di essi è caratterizzato talmente bene, con dei tratti e dei comportamenti suoi specifici che lo rendono subito riconoscibile, che sembra quasi al lettore di conoscerli davvero, di essere là in Gran Bretagna a parlare con loro. Questa cosa mi stupisce ogni volta che leggo qualcosa della Austen: considerando che questo romanzo è stato scritto alla fine del 700, è una qualità straordinaria. Questo è anche il motivo per cui io il libro l'ho divorato, nonostante sia abbastanza lunghetto, in quanto supera le 400 pagine.

Come ho già detto i personaggi sono tantissimi, oltre alle due sorelle maggiori, conoscerete Margaret, la terza sorella più piccolina e molto molto vivace, conoscerete la madre, una donna premurosa e sempre attenta e desiderosa del bene delle figlie. Conoscerete il fratellastro John, un uomo completamente sotto il controllo della moglie, avara e gelida. Mrs Jennings, una chiacchierona tutto pepe, e infine avrete anche una buona dose di gentiluomini, come mister Ferrars o il Colonnello Brandon. Vi avviso che incapperete anche in qualche mascalzone!

L'ambientazione è quella della campagna inglese e della Londra del periodo.
Io amo molto i romanzi ambientati nel passato, perché permettono di capire e immaginare com'era la vita in altre epoche. In particolare in questo libro ho amato le descrizioni dei banchetti, delle feste, dei balli, ma anche quelle della natura e della campagna inglese.

Ho notato che questo libro della Austen è un po' sottovalutato rispetto agli altri, io invece l'ho trovato ugualmente appassionante e coinvolgente. Forse ci sono dei tratti nella storia che sono un po' più lenti, in cui alcune vicende vengono messe in pausa per essere riprese dopo, ma non ho trovato questa cosa particolarmente disturbante e non mi ha rallentato la lettura.

Nel complesso penso sia un romanzo familiare capace di catturare l'attenzione, scritto molto bene e con la giusta dose di descrizioni, colpi di scena, romanticismo e dramma.

Dopo aver finito di leggere il libro, ho avuto occasione di vedere anche il film con Emma Thompson e Kate Winslet. Mi è piaciuto tantissimo! È fatto veramente bene, è molto molto fedele al libro e alcuni personaggi sono approfonditi anche di più.

Ragione e sentimento Jane Austen Recensione Felice con un libro
Elinor, Margaret e Marianne

Se avete voglia di immergervi nella campagna e nella Londra del Settecento e di conoscere la famiglia Dashwood vi consiglio sia la lettura del libro (che tanto con la Austen non si sbaglia mai) sia la visione del film.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Voi avete letto il libro?? Qual è il romanzo che preferite di Jane Austen??
Vi mando un bacione,

Silvia 💗

26 giugno 2017

Guida galattica per gli autostoppisti - Douglas Adams {Recensione no-spoiler}

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog,
l'estate è finalmente arrivata, siete contenti oppure siete tra i tanti che preferiscono l'inverno?
Io per adesso non mi lamento, anche se soffro molto il caldo!
Oggi sono qua per recensire un libro che volevo leggere da tantissimo tempo, e che avevo inserito anche nella lista dei libri da leggere nel 2017 (che trovate qui). Il libro in questione è una trilogia in cinque parti, anzi in sei, e già questo dovrebbe farvi capire la stranezza di questa serie. Io ho letto il primo dei libri, ovvero "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams. Famosissimo in tutto il mondo, non ha bisogno di grandi presentazioni quindi passiamo direttamente alla recensione.

Guida galattica per gli autostoppisti Douglas Adams

Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
Autore: Douglas Adams
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 12 Ottobre 1979
Pagine: 165

RECENSIONE:

Arthur Dent, il protagonista, si sveglia una mattina e trova dei bulldozer piantati davanti a casa sua, pronti a buttarla giù per permettere la costruzione di una tangenziale. Contemporaneamente un popolo di alieni decide che la Terra è di intralcio alla costruzione di una tangenziale galattica, e decide quindi di demolirla.
Ad avvisare Arthur che la fine del mondo è vicina è un suo amico: Ford Prefect. Ford è un alieno, arrivato sulla Terra 15 anni prima, per studiare il pianeta allo scopo di completare e ampliare un libro importantissimo in tutta la galassia: la Guida Galattica per gli Autostoppisti, una sorta di immensa enciclopedia che contiene tutto il sapere dell'universo. Prima che la Terra venga distrutta, Ford riesce a chiedere un passaggio alle navicelle aliene, e porta con sé anche Arthur. Inizia così una straordinaria e bizzarra avventura, in cui questi due personaggi scopriranno cose sensazionali: qual era lo scopo della Terra? E quello dell'uomo? Quali sono le creature più intelligenti dell'universo?

Credetemi, neanche usando la mia più fervida immaginazione, sarei potuta arrivare a escogitare delle risposte tanto strambe e incredibili, come quelle che Adams dà in questa storia.

Questo libro è genialità pura.

All'inizio del mio libro (è il tomone con il ciclo completo) c'è una "Guida alla Guida" in cui l'autore spiega come è nata la serie e perché. L'idea era quella di creare un prodotto che mescolasse comicità e fantascienza.
Vi dico solo che già leggendo l'introduzione non riuscivo a non ridere. Il tipo di ironia che usa Douglas Adams è esattamente quello che piace a me, e che raramente ho trovato nei libri (o forse sono io che non so cercare bene?). L'obiettivo quindi, per quanto mi riguarda, è stato centrato in pieno.

"Non voglio morire proprio adesso! Ho ancora mal di testa! Non voglio andare in paradiso col mal di testa! Sarei troppo malandato per godermi i piaceri del Cielo!"

Oltre al fatto che mi ha fatto ridere un sacco, ho amato questo libro anche per tanti altri motivi.
Innanzitutto adoro la fantascienza, e in questo libro ce n'è talmente tanta che ne ho quasi fatto il pieno 😋 Inoltre, tutto quello che viene narrato è talmente bizzarro che potrebbe sembrare quasi assurdo scriverci un libro sopra, ma ciò nonostante ogni pezzo del puzzle si incastra talmente bene con tutti gli altri, che alla fine tutte le pazze idee dell'autore trovano un senso, e sembrano quasi verosimili.
Trovatemi qualcun'altro in grado di farvi quasi credere che la Terra sia un progetto che è stato commissionato dai topi!!!

Ma non è tutto, perché sparse in mezzo a tutte le assurdità e alle stramberie della storia, ci sono delle vere e proprie perle di vita

"È un fatto importante, ancorché comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano. Per esempio, sul pianeta Terra gli uomini hanno sempre ritenuto di essere più intelligenti dei delfini. Sostenevano infatti che mentre loro avevano inventato un sacco di cose, come la ruota, New York, le guerre eccetera, i delfini non avevano fatto altro che sguazzare nell'acqua divertendosi. Esattamente per le stesse ragioni i delfini pensavano invece di essere di gran lunga più intelligenti degli uomini."

E così, leggendo, ci si rende conto che questo libro non solo è in grado di divertire, di stupire, di trasportarci in tanti luoghi diversi dell'universo e di fornire uno strambo senso alla Terra e ai suoi abitanti, ma anche di insegnarci qualcosa!!!

Questa storia vi rimarrà impressa nella testa. Io l'ho finito ormai da un po', e non c'è giorno in cui non mi ritrovi a pensarci su. 
Vedo un criceto e penso alla Guida.
Vedo un asciugamano e penso alla Guida.
È una malattia ormai 😂

Immagino di non essere l'unica ad aver apprezzato tanto questo libro e la genialità di Douglas Adams, infatti ogni anno il 25 Maggio viene festeggiato il Towel Day, in suo onore 💞

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

E voi siete appassionati di Douglas Adams?? Anche il resto della serie è geniale come questo primo libro? Come sempre aspetto i vostri commenti,
vi mando un bacione!

Silvia 💗

22 giugno 2017

Il fascino del gentiluomo: Edward Ferrars

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog, 💕
oggi sono qui per un progetto particolare, chiamato "Il fascino del gentiluomo", che è stato ideato da Susy Tomasiello del blog I miei magici mondi.
Grazie ancora Susy per avermi inclusa in questa bellissima iniziativa 😘.


Di cosa si tratta? 12 blog stanno partecipando e ognuno di essi ha dedicato o dedicherà un articolo ad uno dei tipici gentiluomini dei romanzi classici.

Come si fa a dire di no ad un'iniziativa del genere?? Chi non ha mai sperato di incontrare un vero gentiluomo, come quelli dei libri?? Purtroppo la vedo una cosa un po' impossibile a realizzarsi, se a qualcuna di voi è capitato fatemelo sapere (nei sogni non vale!!! 😜)

Ma bando alle ciance e passiamo al succo del discorso: oggi vi parlo di uno dei tanti gentiluomini usciti dalla penna della mia amata Jane Austen: Edward Ferrars, personaggio di Ragione e sentimento.

(Se volete leggere anche il commento sul Colonnello Brandon, potete andare a vedere la tappa di ieri sul blog Anima in penna)

Ps. Devo avvisarvi che ci saranno alcuni spoiler sul romanzo riguardanti Edward, non posso fare a meno di inserirli per fare un analisi del personaggio. 


EDWARD FERRARS

Edward Ferrars è uno dei tanti personaggi di Ragione e sentimento che ruotano attorno alle due protagoniste: le sorelle Dashwood, Elinor e Marianne.

Edward è il fratello della moglie del fratellastro delle protagoniste. (Tranquilli non dovete tenervelo a mente 😂). È un personaggio che va scoperto sempre di più, lentamente durante la lettura. È evidente fin da subito infatti che è un giovane molto timido e riservato, spesso anche un po' goffo.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Edward inoltre è praticamente il contrario della maggior parte dei personaggi maschili che troviamo nei romanzi rosa moderni: non è particolarmente bello, non ama essere al centro dell'attenzione, distinguersi, o mostrare la sua superiorità agli altri, è una persona molto pacata, non ha passioni spiccate e vorrebbe lavorare in chiesa, per vivere una vita tranquilla facendo del bene agli altri.
Egli va quindi contro i desideri dei parenti, che invece vorrebbero per lui un futuro più prestigioso.

Essendo un giovane di buona famiglia e avendo ricevuto una buona educazione, Edward è anche molto intelligente. Ma le sue qualità migliori, che mostra fin da subito, sono la sua gentilezza e la sua bontà d'animo. Come tutti i tipici gentiluomini creati dalla Austen, che riescono a farci sospirare.

Edward è il ragazzo che inizialmente passa inosservato ma che nasconde un cuore d'oro.

L'attrazione tra lui ed Elinor è evidente già al loro primo incontro ed egli si mostra fin da subito molto gentile e premuroso nei confronti della ragazza.

Ad un certo punto però nel romanzo c'è una svolta: pare infatti che la timidezza e la riservatezza di Edward in realtà nascondano qualcosa di molto losco. Si scopre (spoilerrr) che mister Ferrars è fidanzato da molti anni con un'altra ragazza (!!). Nonostante la naturale indignazione che inizialmente assale il lettore, più avanti, sorprendentemente, si riesce ad apprezzare appieno il personaggio di Edward e a capire fino in fondo le sue motivazioni e il suo carattere.

Si scopre infatti che ciò che ha spinto Edward ad agire in un determinato modo sono niente meno che la sua estrema bontà d'animo e il suo onore (e un pizzico di ingenuità diciamolo, dovuta alla giovane età). Edward infatti era molto giovane quando si è fidanzato, spinto dalla passione. E adesso il suo carattere rispettoso e gentile, non gli consente di venire meno alla parola data, di rompere una promessa di fidanzamento e ferire i sentimenti di una giovane donna. Egli è troppo buono, è troppo propenso a fare del bene agli altri, per riuscire a sopportare una tale decisione. Decide quindi di portare avanti il fidanzamento a suo discapito, di prestare fede alla sua promessa. E mostra anche una grande determinazione e umiltà, perché accetta di rinunciare all'eredità di famiglia pur di mantenere la sua parola e rendere felice la sua fidanzata.

Inizialmente ho un po' storto il naso di fronte a questa rivelazione, ma poi ho pensato ai tempi in cui è ambientata la vicenda. Le cose erano completamente diverse, i sentimenti di onore e dignità avevano un valore altissimo per un gentiluomo, così come le promesse, soprattutto quelle di fidanzamento.

Fortunatamente la situazione con Elinor si risolve per il meglio e nell'ultima parte del romanzo la figura di Edward emerge in tutta la sua positività. Scopriamo che sa essere anche ironico e divertente, che è romantico e soprattutto che è l'uomo perfetto da sposare, un uomo affettuoso e attento ai bisogni degli altri, un uomo sul quale si può sempre fare affidamento.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Una piccola precisazione sul personaggio:
Nonostante qualcuno lo ritenga un personaggio noioso perché eccessivamente timido, io non penso che sia così. Essere timidi non significa essere noiosi. Edward è semplicemente una di quelle persone che mostra il suo carattere solo a chi "se lo merita", alle persone semplici e sincere, che lo fanno sentire a proprio agio. Non è un caso che, nonostante la sua riservatezza, sia un ragazzo amato e apprezzato da tutti i personaggi del romanzo. Il fatto che alla fine inoltre Elinor lo sposi e che viva con lui felice e serena, è la testimonianza di come non abbiamo bisogno di un bellissimo Adone, vanitoso, ricco ed estremamente socievole, per essere felici.


EDWARD FERRARS NEL FILM

Dopo aver letto il romanzo, ho deciso di guardare anche il film omonimo, uscito nel 1996. (Mi è piaciuto un sacco!!!)

Partiamo dal presupposto che Edward Ferrars è interpretato da un giovane Hugh Grant di 35 anni 💙 che secondo me è perfetto per questo ruolo. Riesce benissimo a rappresentare la timidezza e la goffaggine di Edward, che fanno un po' sorridere, mantenendo però il fascino del personaggio.

Edward Ferrars il fascino del gentiluomo


Trovo che nel film il carattere di Edward emerga in modo ancora più positivo. Viene ad esempio approfondito il rapporto con la terza sorella, Margaret, la quale si affeziona fin da subito ad Edward. Quest'ultimo infatti si rivela uno dei pochi personaggi che riesce a farla divertire: gioca spesso con lei ed è sempre molto divertente ed affettuoso.

E poi mi sono sciolta in una delle scene finali, in cui Edward dichiara il suo amore.

"Elinor...
Elinor, co­nobbi Lucy quando ero molto giovane. Ave­ssi avuto una profes­sione non avrei mai ceduto ad un'inclina­zione tanto negligen­te e stolta. Mi sono comportato male a Norland, ma mi convi­nsi che voi provavate solo amicizia per me, e che era solo il mio cuore che stavo rischiando.
Sono venuto senza alcuna speranza, solo per di­chiarare, ora che ho la libertà di farlo, che il mio cuore è, e sarà per sempre, vostro."

E vabbè, che altro c'è da dire??
Andiamo a cercare un Edward Ferrars!


La tappa di oggi finisce qui, spero che l'articolo vi sia piaciuto e se volete continuare a seguire il progetto vi lascio il link del blog della mia omonima Silvia (QUI) che domani vi parlerà di Rhett Butler.

Ecco inoltre il calendario con tutte le tappe se ve ne siete persa qualcuna:


Come sempre vi mando un bacione
Alla prossima

Silvia 💘