22 gennaio 2018

Anna Karenina - Lev Tolstoj {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Forse lo sapete già: il mio 2018 in fatto di letture è partito col botto. A fine Dicembre ho infatti iniziato a leggere Anna Karenina, uno dei libri più famosi del mondo, e anche dei più temuti perché come si sa è uno di quei mattoni russi che richiedono un po' di tempo per essere letti. Io l'ho concluso i primi di Gennaio e mi sentivo molto fiera di me! C'è da dire che scrivere una recensione su quest'opera è praticamente impossibile, e che non sono in grado di renderle giustizia. Però, nonostante il mio giudizio sia assolutamente superfluo, mi sembra giusto trascrivere i miei pensieri anche in questo caso. Quindi eccovi la mia opinione su Anna Karenina di Lev Tolstoj.


Titolo: Anna Karenina
Autore: Lev Tolstoj
Editore: ci sono moltissime edizioni diverse, e moltissimi traduttori diversi. La mia è Garzanti e il traduttore è Pietro Zveteremich
Data pubblicazione: 1877
Pagine: 830 / 950 

Anna Karenina è un romanzo ambientato nella seconda metà del 1800 in Russia. A differenza di quello che si potrebbe pensare dal titolo, Anna Karenina non ne è la protagonista assoluta: quest'opera di Tolstoj è davvero ampia, la narrazione abbraccia tantissimi personaggi diversi e si sofferma su ognuno di loro per permetterci di coglierne le abitudini di vita, il modo di pensare e agire. Anna Karenina diventa così un romanzo corale. 
Questa è forse la caratteristica chiave della lettura: l'autore è in grado di caratterizzare perfettamente personaggi completamente diversi, uomini e donne, adulti e bambini, nobili e contadini. Le descrizioni di Tolstoj li rendono veri, umani. E ciò è sorprendente, soprattutto pensando al periodo in cui il romanzo è stato scritto: l'autore rappresenta la società russa nel bene e nel male, mostra la disuguaglianza fra uomo e donna, la frequenza con cui si tradiva il coniuge, l'ipocrisia di alcune istituzioni, i favoritismi concessi ai nobili e via dicendo. Si parla molto anche di religione e di impegno politico.

In questo libro c'è tutta la realtà di quel tempo, non c'è traccia degli stereotipi, dei cliché. Anna Karenina potrebbe essere una storia vera. Forse è proprio per questo, per la volontà e la capacità di Tolstoj di rappresentare la realtà delle situazioni, che il suo romanzo è un pilastro della letteratura: fornisce un ritratto estremamente veritiero (e forse per quel tempo anche scandaloso) della società russa del periodo.

Ci sono comunque dei personaggi su cui la narrazione si sofferma più che su altri, in particolare i protagonisti sono due: Anna Karenina e Konstantin Lèvin.
Anna è la moglie di un importante ufficiale governativo, con il quale ha un figlio che ama con tutto il cuore. Essa è una donna vivace, ardita, passionale, e quando si innamora del conte Vrònskij non riesce a celarlo. I suoi sentimenti sono chiari a tutti e ben presto Anna farà una scelta coraggiosa e sconvolgente.
Lèvin invece è un giovane che vive in campagna, amministrando campi e terreni e tutti i contadini che vi lavorano. Egli è innamorato della giovane Kitty, ma lei non è convinta dell'uomo verso il quale rivolgere i suoi sentimenti e quindi il povero Lèvin dovrà far fronte ad un bel po' di pene d'amore.

L'amore è infatti uno dei temi fondamentali del romanzo, e viene analizzato in tutte le sue forme: quello improvviso del colpo di fulmine, l'amore carnale, passionale, l'amore puro che diventa quasi adorazione, l'amore infedele, quello geloso e infine anche l'amore ossessivo.

Altro tema fondamentale nel libro è la contrapposizione fra città e campagna: la narrazione si sposta fra questi due poli opposti, che vengono descritti a volte anche con minuzia di particolari. Mosca e San Pietroburgo sono i centri cittadini dove alberga l'alta società: Tolstoj ci racconta gli incontri politici, i passatempi nei club, le serate a teatro e i ricevimenti.
La campagna invece offre all'autore il pretesto per descrivere ampi paesaggi, il lavoro dei contadini, l'aratura dei campi, le battute di caccia nei boschi.

Io personalmente ho apprezzato molto quest'ampiezza della narrazione, comprese le descrizioni dell'ambiente e le digressioni sui numerosi personaggi che circondano Anna e Lèvin. Tolstoj inserisce le vicende dei protagonisti e di tutti gli altri in un contesto sociale perfettamente delineato, e diventa facile quindi immaginare la vita in Russia in quel periodo.

Così, quando l'autore arriva a descrivere in modo limpido i sentimenti e le idee dei suoi personaggi, è automatico entrare con loro in sintonia e capire le motivazioni delle loro azioni, dei loro gesti e dei loro pensieri. 
Questa è la caratteristica che mi ha sorpresa e affascinata di più: la capacità di Tolstoj di mettere a nudo l'animo umano, e non di uno, ma di tantissimi personaggi diversi. 
Non c'è un singolo personaggio che sia completamente positivo, e anzi ce ne sono alcuni che non lo sono affatto, eppure il lettore è portato a comprenderli tutti, perché i loro ragionamenti e desideri più intimi sono completamente esposti alla luce del sole dall'autore.
Io sono rimasta con addosso la sensazione di conoscerli tutti: Anna, Lèvin, Kitty, Stepan, Darja.

Come avrete capito, ho amato molto questo romanzo perché è vastissimo, non solo dal punto di vista fisico (perché sì, è decisamente lungo) ma anche da quello degli argomenti trattati, delle emozioni esplorate. Sono talmente tanti gli scorci di vita, le riflessioni, che è quasi impossibile non ritrovarsi in qualche scena, in qualche pensiero, in qualche sensazione di un personaggio.
Ed è per questo che è anche difficilissimo parlare di questo libro.

Qualcuno considera Anna Karenina, forse per le varie digressioni, un po' lento e pesante.
Per me non è stato così: mi aspettavo uno stile molto più ostico e sono rimasta piacevolmente colpita nello scoprire che le pagine scorrevano abbastanza velocemente. Tolstoj ha uno stile semplice, che fa spesso uso della ripetizione e non si serve mai di parole particolarmente inusuali.

Se cercate un romanzo ricco di azione e colpi di scena allora non è questo il momento di dedicarvi ad Anna Karenina. Ma se volete immergervi completamente nella Russia di fine 800, innamorarvi delle atmosfere che vi si respiravano, e conoscere tante storie speciali nella loro semplicità, allora non abbiate paura e buttatevi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Spero di avervi dato almeno in parte l'idea del romanzo e magari di aver acceso in voi una scintilla di curiosità che vi porterà a leggerlo.
Io ve lo consiglio caldamente.

Se volete acquistare il volume, vi lascio il link generico alla pagina di Amazon dove potete trovare varie edizioni. Vi ricordo che sono affiliata e che acquistando da questo link Amazon mi ricompenserà con una piccola somma che, in caso riesca a raggiungere la soglia, userò per arricchire il blog con nuovi contenuti.


Il papiro è finito, 
voi avete mai letto qualcosa di Tolstoj?

Vi mando un bacione,
Silvia 💓

15 gennaio 2018

The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Qualche giorno fa mi sono fatta un bel giro nella biblioteca della mia città, nonchè uno dei miei luoghi preferiti in assoluto, e ho fatto scorta di graphic novel. Oggi ve ne recensisco una, che in realtà non avevo programmato di prendere, ma che mi chiamava dallo scaffale e alla fine mi ha convinta a portarla con me.
Sto parlando di The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney di Alessio De Santa.



Titolo: The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney
Autore: Alessio De Santa (con Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori e Lavinia Pressato)
Editore: Tunué
Data pubblicazione: 10/2016
Pagine: 167

Come si intuisce dal sottotitolo, The moneyman racconta la vera storia dei fratelli Disney, e in particolare di Roy, il maggiore e meno conosciuto dei due.
Tutto ha inizio quando Roy incontra, in un hotel, una signora molto curiosa che gli chiede informazioni su Walt. Egli inizia così a raccontare la propria vita e quella del fratello, dall'infanzia fino alla vecchiaia.

Walt era un giovane con una passione trascinante per il disegno e la consapevolezza del suo talento lo rendeva sicuro di sé e del suo obiettivo, a volte era però un po' troppo intraprendente e allora c'era Roy pronto a farlo ragionare e a fargli percorrere la strada migliore.
Leggendo scopriamo come è stata fondata la Walt Disney Company e come sono nati i cartoni animati più famosi del mondo: Cenerentola, Biancaneve, Dumbo, e tutti gli altri. Attraverso tanti sacrifici, impegno e dedizione (e anche una certa dose di genialità) i Disney hanno raggiunto il cuore di migliaia di persone, insieme.

The moneyman è quindi una graphic novel davvero interessante, perché ci svela i retroscena, le vicende che stanno dietro al magico mondo che conosciamo.
Noi abbiamo visto i cartoni, decine di volte, vediamo i peluches nelle vetrine, andiamo a Disneyland... ma vi siete mai chiesti quanto lavoro, quanto amore e passione ci siano voluti per creare tutto questo?

Sono proprio l'amore e la passione i due elementi al centro di questa storia. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i fratelli Disney non hanno vissuto nel successo e nella ricchezza, anzi, hanno lavorato e cercato di mantenersi fin quasi alla vecchiaia. Ce l'hanno fatta perché il loro lavoro era ciò che amavano.
Scegli un lavoro che ami e non lavorerai mai, si dice.

The moneyman manda un messaggio fortissimo sull'importanza di credere nei propri sogni, coltivare le proprie passioni e non arrendersi di fronte agli ostacoli. Ci sono varie situazioni spiacevoli che i due fratelli si ritrovano ad affrontare, ma con il sostegno reciproco e la determinazione riescono a farcela alla grande.

Tutto questo può sembrare banale, ma quello che il lettore ha davanti in questo caso è una storia vera. E ciò rende il messaggio ancora più potente e diretto.
Personalmente credo che questo fumetto fornisca una bella dose di energia positiva.
Walt e Roy erano due persone con una vita normalissima, come tutti. Se loro hanno realizzato i loro desideri, perché non dovremmo riuscirci anche noi?

Una storia di due uomini abbastanza comuni quindi, ma con una marcia in più. Perché quando si parla di Disney, automaticamente si crea un po' di magia nell'aria.

La storia dei fratelli Disney diventa straordinaria perché straordinario è quello che sono riusciti a creare. E noi lo sappiamo già, prima di iniziare a leggere: sappiamo che quei due uomini hanno rallegrato migliaia di bambini e genitori, sappiamo che senza di loro non esisterebbe Bambi, o Topolino, o Simba!
Come ve lo immaginate un mondo senza la Disney? Più triste.
È normale quindi che questa storia venga letta con piacere e partecipazione, perché sentiamo un po' di quella magia che il solo nome "Walt Disney" ci ricorda.
La lettura scorre via velocemente, e alla fine lascia decisamente appagati.

Una graphic novel quindi piacevolissima, con disegni a colori e ricchi di particolari.

Ho apprezzato molto anche l'appendice in fondo al volume, che spiega i vari studi che sono stati condotti dall'autore sui Disney, in modo da rappresentare una storia il più possibile corrispondente alla realtà. Obiettivo che secondo me è stato decisamente raggiunto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi amate la Disney? Qual è il vostro cartone preferito?
Vi incuriosisce questo libro?

Vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e che se acquistate qualcosa attraverso i miei link il sito mi fornirà un compenso che può aiutarmi a portare nuovi contenuti sul blog. (Per voi non cambierà niente invece, eccetto il fatto che avrete per sempre la mia riconoscenza)

Quindi se volete acquistare il volume potete farlo al seguente link:

Acquista The Moneyman

Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

8 gennaio 2018

La casa in collina - Cesare Pavese {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi prima recensione del 2018! Di un libro che però ho letto nel 2017: La casa in collina di Cesare Pavese. Autore apprezzato moltissimo, che mi avete consigliato in tanti e che ancora non avevo avuto il piacere di leggere. Ho deciso di iniziare da questo libro invece che da La luna e i falò, perché volevo lasciare da parte quello che è considerato il suo maggiore capolavoro. Se cercate una riflessione sulla vita al tempo della Seconda Guerra Mondiale, questo romanzo può fare al caso vostro.


Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1948
Pagine: 123

Siamo a Torino negli anni della Seconda Guerra Mondiale e i bombardamenti costringono gran parte dei cittadini a rifugiarsi sulle colline intorno alla città. Tra questi c'è Corrado, professore, uomo solitario e riflessivo. Proprio sulle colline, una sera Corrado si imbatte in un gruppo di persone, amici che ballano e ridono. Tra di loro però c'è una ragazza, Cate, che è già stata legata al protagonista e che risveglia in lui moltissimi ricordi del passato e tante domande sul futuro. Ma la guerra non aspetta, e irrompe nella vita di tutti loro senza chiedere il permesso.

La casa in collina è un romanzo lento e riflessivo, che pone al centro della narrazione i pensieri del protagonista: il disagio di fronte alla situazione politica e alla coscienza della guerra; il dissidio interiore tra il desiderio di tranquillità e sicurezza e la consapevolezza che sarebbe giusto agire, fare qualcosa, ribellarsi.
Corrado è un protagonista apatico, che preferisce aspettare che sia la vita stessa a decidere per lui. È l'anti eroe, un uomo senza il coraggio di avere dei legami, di rischiare, adesso arreso di fronte alla guerra, in attesa che finisca.
Viene naturale contrapporlo a quei nuovi conoscenti, quel gruppo di amici che scherzano e cantano insieme, discutendo di politica e strategie. Ragazzi che amano la vita, e proprio per questo la rischiano con orgoglio.
È facile condannare e provare irritazione nei confronti di questo protagonista, immaturo, spaventato, immobile. E infatti più volte avrei voluto dargli uno scossone.

Non sono riuscita ad immedesimarmi in lui: troppo chiuso nei confronti del mondo esterno, troppo focalizzato sui propri pensieri e su se stesso.
Una cosa però è certa: il disagio di Corrado nei confronti della situazione politica è lo stesso che migliaia di persone hanno vissuto in quegli anni, e alcune domande del protagonista, il lettore se le pone insieme a lui.
Noi come agiremmo di fronte alla guerra?
Il dissidio di Corrado si manifesta pienamente nella contrapposizione tra città e collina, tema fondamentale in tutto il libro. Torino è il centro delle attività, della vita e dei rapporti sociali, è il luogo pericoloso in cui si rischia di esplodere sotto il peso di una bomba. La collina invece è un altro universo: quello di una vita tranquilla e sicura, basata sulle tradizioni genuine, immersa nella natura. È il rifugio di chi ha paura, di chi ama la solitudine. Ed è anche il luogo dell'infanzia di Corrado.

Le descrizioni quasi idilliache, i ricordi sognanti e i pensieri sulle colline, che affiorano in tutto il romanzo, sono intrisi di malinconia. La malinconia è il sentimento predominante in tutta la lettura e forse proprio per questo, nonostante la brevità, il libro ha bisogno del suo tempo per essere letto ed assimilato.

La casa in collina è stato il mio primo approccio a Pavese e, nonostante non sia riuscita a farmi piacere Corrado, ho apprezzato molto lo stile dell'autore: il linguaggio parlato tipico del periodo, in cui compaiono spesso anche termini dialettali, ormai completamente in disuso, fa sì che ci voglia una certa concentrazione per seguire il filo della narrazione, ma una volta abituatisi, è più facile immedesimarsi nella storia e figurarsi quelle colline tanto amate.

L'ultima pagina del romanzo, ovvero il culmine di tutte le precedenti, è una stupenda riflessione sulla guerra. Una di quelle citazioni che andrebbero trascritte e incorniciate.

Molti credono che La casa in collina sia un libro semi autobiografico, e lo credo anche io.
Gli avvenimenti che vi sono raccontati potrebbero essere riassunti in tre righe di testo, ma i pensieri e la visione del mondo del protagonista, conoscendo la vita di Pavese, mi sembrano molto in linea con la personalità dell'autore.

VOTO: 🌞🌞🌞 e mezzo
3,5

So che questo libro non è considerata l'opera migliore di Cesare Pavese, io ho già pronto in libreria La luna e i falò.
E voi amate questo autore? Cosa avete letto di suo?

Se volete acquistare il libro potete farlo cliccando QUI
(Vi ricordo che sono affiliata Amazon e quindi se utilizzate i miei link per acquistare libri, il sito dovrebbe darmi una piccola commissione aiutandomi a mantenere il blog.)

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

1 gennaio 2018

Top 5: i libri migliori del mio 2017

Buongiorno a tutti lettori e buon anno nuovo!

In questo primo giorno del 2018 non potevo esimermi dal pubblicare, come tutti, la mia personale classifica dei libri migliori letti nel 2017. 

Prima di farlo vorrei però dedicare due paroline a voi. Voi che ascoltate le mie opinioni sui libri, che mi seguite sui social, che mi scrivete, mi date e mi chiedete consigli. Voglio ringraziarvi tantissimo.
Avete reso il mio 2017 più speciale.
Ho letto tanti libri bellissimi, ho parlato e conosciuto un sacco di persone meravigliose con la mia stessa passione, ho speso un patrimonio (mannaggiaaa). Insomma ho scoperto tutta una comunità di lettori e mi sono sentita parte di essa. Grazie di cuore. 💗
Spero che anche nel 2018 potremo continuare a consigliarci (e sconsigliarci) libri, a chiacchierare e sclerare insieme.

Dopo questo momento di dolcezza, ecco la mia personale TOP5 dei libri migliori del mio 2017, in ordine dalla posizione 5 alla 1:

5. Flatlandia - Edwin A. Abbott




Un libriccino che mostra l'importanza dell'immaginazione e della capacità di credere, e che contemporaneamente spiega il concetto di quarta dimensione e rivela il fascino delle materie scientifiche in modo geniale. L'autore ci descrive Flatlandia, il mondo a due dimensioni popolato da cerchi, triangoli, linee e quadrati. Un mondo completamente diverso, e bellissimo nella sua genialità. A raccontarci la storia è proprio un abitante di Flatlandia: un quadrato, che incontrando una sfera di Spaziolandia, viene iniziato ai misteri della terza dimensione...
(La recensione qui.)


4. La storia infinita - Michael Ende




Un viaggio meraviglioso nel mondo di Fantàsia, popolato da un'infinità di creature diverse descritte alla perfezione. Ende crea tutto un universo, e lo fa con tanta abilità da riuscire a imprimerlo nella mente del lettore.
Bastiano, un ragazzino come noi, dovrà affrontare una serie di avventure per salvare questo mondo.
Un inno all'immaginazione, alla capacità di creare e credere nelle storie, e all'importanza della lettura. Imprescindibile per tutti noi lettori.
(La recensione qui.)


3. La camera azzurra - Georges Simenon




Che dire. Il libro che mi ha tenuta incollata alle pagine più di tutti gli altri, che mi ha rapita, scombussolata, sconvolta e lasciata senza parole. Ho fatto le ore piccole per finirlo, perché se lo meritava, perché questo giallo non è convenzionale: Simenon non indaga per scoprire il colpevole, ma per rivelare l'animo umano dei protagonisti.
(La recensione qui.)


2. Livelli di vita - Julian Barnes




Questo libro mi ha devastata.
Quando lo comprai e mi arrivò a casa ci rimasi male vedendo quanto era piccolo, ma mi ero sbagliata: questo libro è immenso. Barnes ci racconta cosa succede quando si mettono insieme due cose che insieme non sono mai state: ci parla quindi di mongolfiere, di fotografia, e poi improvvisamente ci ritroviamo a leggere di amore e soprattutto di lutto. Il dolore fuoriesce dalle pagine e investe il lettore. Uno dei libri più belli che io abbia mai letto.
(La recensione qui.)


1. Memorie d'una ragazza perbene - Simone De Beauvoir





Se lo scorso anno mi avessero detto che sul podio dei libri più belli letti in vita mia ci sarebbe stata un'autobiografia probabilmente avrei riso. E invece la vita è imprevedibile, perché Simone De Beauvoir mi ha rapito il cuore ed è diventata per me uno dei più alti esempi di vita da cui trarre ispirazione.
Non ho mai letto nient'altro scritto in questo modo, sembra che Simone sia nata per prendere le parole e piegarle al suo volere. Dall'infanzia fino all'adolescenza, riesce a mostrarci la vita con i suoi occhi, a farci sentire le sue sensazioni ed emozioni. Leggere è come essere lì con lei, e fare un percorso che porterà a conoscerla ma soprattutto a conoscere se stessi.
Simone ci mostra il mondo da una prospettiva diversa e ci fa notare dettagli che ci erano sfuggiti, le sue descrizioni sono poesia. Sorprendente e meraviglioso.
(La recensione qui.)


Ecco quindi le mie letture del cuore del 2017!
Spero di avervi ispirati a leggere questi libri bellissimi, io ve li consiglio tantissimo.

PS. Se volete acquistare uno (o anche più) dei libri che vi ho consigliato, vi lascio i link di affiliazione Amazon dove potete farlo. Ho infatti deciso in questo 2018 di affiliarmi al loro sito, quindi, se acquistate dai link seguenti, per voi è tutto esattamente come prima, ma Amazon mi darà una piccola commissione 💗



Flatlandia: link di acquisto versione Adelphi   /   link di acquisto versione Einaudi

La storia infinita: link di acquisto (versione monocolore)   /   link di acquisto (versione con testo bicolore)

La camera azzurra: link di acquisto

Livelli di vita: link di acquisto

Memorie d'una ragazza perbene: link di acquisto


Adesso però, dovete farmi sapere quali sono i libri migliori del vostro 2017, io ho già iniziato ad allungare la wishlist!!
Vi mando un bacio grande,
ancora buon anno e grazie infinite per aver passato il 2017 con me,

Silvia 💘

25 dicembre 2017

Anima - Wajdi Mouawad {Recensione no-spoiler}

BUON NATALE lettori e lettrici!! 

Bentornati sul blog! Quest'anno il 25 Dicembre cade di lunedì e quindi il mio piccolo regalino sarà la recensione di oggi. Siccome è una giornata speciale mi sono finalmente decisa a pubblicare una delle recensioni che mi avete richiesto di più nell'ultimo periodo, quella di Anima di Wajdi Mouawad. Come alcuni di voi sanno, questo libro mi ha suscitato sentimenti contrastanti e la stesura di questo articolo è stata decisamente difficoltosa. Se vi va di conoscere la mia unpopular opinion riguardo al romanzo continuate a leggere, e non dimenticatevi di farmi conoscere le vostre impressioni.


Titolo: Anima
Autore: Wajdi Mouawad
Editore: Fazi
Data pubblicazione: 2012
Pagine: 496

Wahhch Debch è un uomo la cui vita è cambiata per sempre, distrutta da un serial killer che ha assassinato sua moglie in modo orribile. Unico testimone il gatto.
Il libro si apre proprio con il gatto, che racconta la scena: la sua padrona riversa sul pavimento e Wahhch, che rientrando in casa la trova così, morta.
Non passa molto tempo prima che l'assassino venga identificato. Identificato ma non arrestato.
Wahhch, tormentato dal dolore, decide quindi di andare a cercarlo. Non per ucciderlo, no, ma semplicemente per guardarlo in faccia ed assicurarsi di non essere stato lui stesso ad assassinare l'amata moglie.

Anima ci racconta, attraverso gli occhi di numerosi animali, il lungo viaggio di Wahhch. Un viaggio che lo porterà in luoghi oscuri, nei quali avrà prova della crudeltà e della violenza umana.

Ho letto questo libro invogliata dai numerosi pareri positivi che ho visto sul web; quando l'ho iniziato c'erano alcuni elementi della storia che mi incuriosivano tantissimo ed altri che mi spaventavano un po', ma nel complesso avevo delle aspettative molto alte. Che purtroppo sono state in gran parte deluse.

Quello che mi incuriosiva di più è l'espediente narrativo: Mouawad decide di cambiare continuamente narratore, facendo raccontare la storia da moltissimi animali diversi, quelli che il protagonista incontra nel suo percorso.
Ce ne sono di ogni tipo: mosche, gatti, scimmie, ragni, cani, cavalli, ...
Devo ammettere che mi è piaciuto molto il modo in cui l'autore è riuscito a gestire questo tipo di narrazione: ogni animale ha un proprio modo di raccontare e soprattutto un proprio modo di pensare. La bravura di Mouawad è innegabile: riesce a mostrarci il mondo con gli occhi e la mente dei più svariati animali, e attraverso le loro parole e i loro pensieri, siamo in grado di identificare quasi immediatamente il tipo di narratore di cui stiamo leggendo.

Essendo io un'amante degli animali, alcuni capitoli mi sono rimasti nel cuore e mi hanno molto emozionata: ad esempio quelli in cui un gatto si riferisce alla padrona come "colei che amo", oppure il capitolo della scimmia, che cerca di comprendere i comportamenti umani senza risultati.

"Gli umani sono soli. Malgrado la pioggia, malgrado gli animali, malgrado i fiumi e gli alberi e il cielo e malgrado il fuoco. Gli umani sono sempre sulla soglia. Hanno avuto il dono della verticalità, e tuttavia conducono la loro esistenza curvi sotto un peso invisibile. C'è qualcosa che li schiaccia. Piove: ecco che corrono. Sperano nella venuta delle divinità, ma non vedono gli occhi degli animali che li guardano. Non sentono il nostro silenzio che li ascolta. Prigionieri della loro ragione, la maggior parte di loro non faranno mai il grande passo dell'irragionevolezza, se non al prezzo di un'illuminazione che li lascerà esangui, e folli. Sono assorbiti da ciò che hanno sottomano, e quando le loro mani sono vuote, se le portano al viso e piangono. Sono fatti così."

Un'altra importante caratteristica del libro, a cui ero preparata ma che mi spaventava un po', sono le scene di violenza. Anima è un libro crudo, forte, che mostra il male insito nell'uomo in tutta la sua mostruosità. L'autore non si pone filtri e descrive tutto, anche i dettagli più cruenti e macabri.
Se siete persone molto sensibili, alcune scene potrebbero darvi un po' fastidio, ma secondo me il libro può essere benissimo letto da tutti; le scene violente ci sono ma non sono poi così numerose come credevo, rispetto alle 500 pagine totali. Personalmente ho apprezzato la scelta dell'autore di raccontare ogni cosa, di non censurare, e l'ho trovata in linea con lo spirito e lo scopo del romanzo. Mouawad vuole mostrare la bestia che è nascosta in ogni umano, e come spesso proprio l'uomo sappia essere molto più crudele degli altri animali.

Arriviamo però adesso alle note dolenti.

Alcuni capitoli ed alcune parti del romanzo mi sono piaciute moltissimo come avrete capito, tant'è che all'inizio, dopo circa 40 pagine, ero convinta che avrei dato un voto molto alto a questo libro.
Invece mi sono dovuta ricredere, e adesso vi spiego perché.

A me sembra che l'autore ci provi un po' troppo. Ho avuto la sensazione che volesse strafare, e che questo lo abbia portato in alcuni punti ad esagerare.
Mi riferisco soprattutto allo stile di Mouawad: come vi ho già detto i narratori cambiano in continuazione e con essi lo stile del racconto; spesso però questo stile sfocia nell'onirico: il testo è cosparso di scene decisamente assurde che dovrebbero avere un profondo e nascosto significato metaforico, descritte con un linguaggio poetico e astratto che, almeno ai miei occhi, ha poco senso.
È, molto probabilmente, una questione di gusto personale: non apprezzo questo modo di raccontare, lo trovo poco concreto e poco realistico. Non riesco a coglierne il significato.

Per farvi un paragone, mi ha ricordato molto lo stile di Murakami in Norvegian Wood, che è l'unico suo romanzo che ho letto (e che non mi è piaciuto).

"Ogni situazione ha la sua potenza. Ma Bisogna guardarla sotto la luce cruda. Solo così dai alla situazione la sua potenza. Tua moglie è morta. (...) ha fatto del suo meglio per difendersi. Doveva essere una donna coraggiosa. (...) Tu invece sei vivo, e in questo momento hai un'altra donna fra le braccia. Questa è la tua situazione. Se la guardi sotto la luce cruda, riconoscerai la sua potenza." "Ma la luce cruda, che cos'è?" "Tu cosa cerchi?"

Di questo stile, ne risente anche la verosimiglianza degli avvenimenti. Esempio: ogni singolo personaggio che Wahhch incontra nel suo viaggio ha un insegnamento mistico-filosofico pronto da condividere. Ogni singolo animale che lo vede è attratto da lui e pronto a proteggerlo. Realistico?

"Ogni grido deve essere seguito da un silenzio perché se ne senta l'eco. Chi urla di continuo il proprio dolore non ne vedrà mai il volto, proprio come quelli che si ostinano a tacerlo. È la lezione dei pipistrelli: per vedere il volto di ciò che ti fa soffrire, devi fare del tuo dolore una collana che alterna perle di silenzio alle perle delle tue grida."


Oltre allo stile dell'autore, che sicuramente è voluto (e anche apprezzato da molti), secondo me anche nella trama c'è troppa carne sul fuoco.
Fin dall'inizio abbiamo un assassinio orribile e immotivato, un killer che è stato identificato ma per qualche motivo non può essere arrestato e il marito della vittima che inizia un viaggio per cercarlo e capire. Direi che di elementi per tenere in piedi una storia ce ne sono a sufficienza, così come domande a cui rispondere.
Invece da subito ci rendiamo conto che nel protagonista c'è qualcosa in più che non va: Wahhch è spesso assalito da ricordi e sensazioni che aveva cancellato e che l'uccisione di sua moglie ha riportato a galla. Così ben presto la storia principale si intreccia ad un'altra storia, legata ad orribili avvenimenti del passato, a guerre e massacri, e il viaggio di Wahhch si trasforma in un viaggio alla scoperta delle proprie origini.
Questo fatto rende sicuramente il romanzo ancora più avvincente, il problema è che ci sono dei buchi. I collegamenti tra una storia e l'altra, tra l'assassinio e il passato del protagonista, non vengono spiegati sino in fondo, e la domanda principale rimane senza risposta: perché quell'uomo ha ucciso la moglie di Wahhch? Non si sa. Ad un certo punto una delle due storie prende il sopravvento, lasciando in disparte l'altra, come fosse meno importante.

Insomma ragazzi, purtroppo non mi è piaciuto come speravo.
Se devo proprio dirla tutta, non ho apprezzato per niente nemmeno il finale.
Sono stata troppo cattiva?
Spero di no.

Voglio specificare che tutte le motivazioni che non mi hanno permesso di apprezzare questo libro sono puramente dovute ad un gusto personale, sicuramente l'autore ha talento e sa scrivere, semplicemente in questo caso non fa per me!
Non mi sento di consigliarlo ma nemmeno di sconsigliarlo, perché la mia opinione è abbastanza inusuale e moltissime persone lo hanno amato.
Quindi se vi va leggetelo e poi tornate a farmi sapere cosa ne pensate.

Se invece lo avete già letto, scrivetemi pure le vostre impressioni, sarebbe bello ne venisse fuori una discussione letteraria!
Magari riuscite pure a spiegarmi le scene che per me non hanno senso. 😂

VOTO: 🌞🌞 e mezzo
2,5

Spero comunque di dare una seconda chance all'autore, e vedremo come andrà.
Vi mando un bacione, vi auguro di nuovo Buon Natale e buone feste (e buone mangiate!),


Silvia 💖

18 dicembre 2017

Esemplare Uno - Veronica Balocco {Recensione no-spoiler}

Buongiorno lettori,
bentornati sul blog! Questo è un periodo di svolta per me: stanno per finire i corsi universitari!! Gioia e giubilo! Il problema è che inizia la sessione d'esami ma spero comunque di tenermi attiva con le letture.
Il libro che vi recensisco oggi mi è stato inviato da Bookabook, una casa editrice molto originale di cui vi parlerò in fondo all'articolo, ed è un libriccino breve ma intenso che mi è piaciuto molto: Esemplare Uno di Veronica Balocco. Se avete poco tempo ma anche voglia di leggere una storia breve e originale prendetelo in considerazione, io ne sono rimasta piacevolmente colpita.


Titolo: Esemplare Uno
Autore: Veronica Balocco
Editore: Bookabook
Data pubblicazione: 2017
Pagine: 86


Olav Bleiki è un uomo tormentato dalla sfortuna: dopo aver perso l'amore e il lavoro gli è rimasto un unico desiderio, quello di riuscire a pescare il più bel salmone del fiume e ucciderlo con le sue mani.
Questo famoso salmone si chiama Esemplare uno, ed è un pesce diverso dagli altri: da qualche tempo sente l'istinto di andarsene, di vivere un'avventura in luoghi diversi. Vuole arrivare al mare.

Esemplare Uno di Veronica Balocco è la storia di questi due antagonisti che non si sono mai incontrati, un uomo scontroso e superstizioso da un lato, e un salmone bello e coraggioso dall'altro.
Le loro vicende si intrecciano con quelle di altri personaggi, sia umani che pesci, e creano una storia tenera e molto originale.

Più che un romanzo, questo libriccino è un lungo racconto, in cui si alternano le vicende dei due protagonisti. In apparenza la storia sembra molto semplice, ma ben presto ci rendiamo conto che è estremamente avvincente.
La contrapposizione uomo/salmone spinge il lettore a fare una scelta: per chi tifare? Per il povero Olav che ha perso tutto e spera di ottenere una soddisfazione nella pesca, l'attività che più ama al mondo? O per Esemplare Uno, che vive la sua vita in acqua, ignaro dei predatori umani che vi sono all'esterno?

Io mi sono schierata dalla parte del salmone e ho sperato fino alla fine che riuscisse a sfangarla. Non posso dirvi come andrà a finire ma una cosa è certa, la curiosità e la voglia di scoprire il finale rendono la lettura ancora più veloce ed entusiasmante.

La cosa che mi ha colpita di più però è la scrittura estremamente comunicativa dell'autrice: con una prosa semplice ed elegante riesce a rendere interessante la vita di un pesce e anzi, dei pesci in generale. Veronica ci fa vedere il mondo con gli occhi e la mente di Esemplare uno, e leggendo sembra davvero di sguazzare nell'acqua insieme a lui, di andare a caccia di prede, di sentire la differenza tra la vita in mare e quella nel fiume, di dover fare attenzione a quei piccoli e misteriosi vermicelli che si arpionano alla bocca e scaraventano fuori dall'acqua per sempre.

In questo libriccino si scopre tutto un altro mondo, un altro modo di pensare, e la vita dei pesci, da questa prospettiva, diventa improvvisamente affascinante. E ve lo dico con certezza perché io amo tutti gli animali, pesci compresi, ma francamente questi ultimi non mi sono mai piaciuti più di tanto né li trovavo particolarmente interessanti. Mi sono sempre sembrati un po' monotoni forse.
Ecco, con questo libro vi assicuro che ho cambiato idea! Credo proprio che mi tornerà in mente ogni volta che osserverò un salmone, una trota, o qualunque altro pesce.
In compenso mi piace ancora meno l'attività di pesca (quella praticata per divertimento e non per necessità)!!

Come avrete capito, la parte che ho preferito è quella narrata dal punto di vista di Esemplare uno, ma anche il resto del libro è piacevole e ben scritto.
L'autrice è sempre molto delicata nella narrazione e crea un intreccio in cui diverse storie si collegano tra loro mostrando come spesso i fatti della vita, che sembrano dovuti al caso, in realtà seguano un filo conduttore nascosto e sottile.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 -
4 -

In conclusione una lettura veloce, che si legge in uno o due giorni, e che mi ha piacevolmente stupita.


La casa editrice:
Vi ho già parlato in un altro articolo di Bookabook, una casa editrice innovativa e originale basata sul crowdfunding, ovvero il raccoglimento di fondi online, tramite brevi somme versate da coloro che sono interessati a sostenere un determinato progetto.
Nel nostro caso parliamo, ovviamente, di libri: dopo una prima selezione, Bookabook avvia le campagne di crowdfunding e pubblica i libri che raggiungono le 200 copie prenotate. In questo modo è il pubblico stesso a operare una cernita e a scegliere quali sono le opere più meritevoli per i lettori.
Credo che il progetto di Bookabook sia molto interessante, soprattutto perché il lettore diventa parte attiva nella pubblicazione del libro. Inoltre con me sono stati gentilissimi e molto professionali, quindi non mi resta che consigliarvi di dare un'occhiata al loro sito qui, dove potete trovare tutte le campagne in corso e i titoli già pubblicati (tra cui Esemplare uno).

Vi mando un grande bacio,
Silvia 💗

11 dicembre 2017

Veronika decide di morire - Paulo Coelho {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Mentre leggete sono a Tenerife, a fare una piccola vacanza, anche se un po' studio anche qua. Avevo bisogno di staccare, ultimamente ho avuto delle giornate troppo piene! Mi sono infatti dedicata a letture abbastanza brevi, come quella che vi recensisco oggi: Veronika decide di morire di Paulo Coelho. Libro che volevo leggere da secoli e che mi aspettava dall'anno scorso sullo scaffale. Se avete bisogno di una ricarica di ottimismo e positività, leggetelo anche voi!

Veronika decide di morire Paulo Coelho recensione felice con un libro

Titolo: Veronika decide di morire
Autore: Paulo Coelho
Editore: Bompiani
Data pubblicazione: 1998
Pagine: 186

Veronika è una ragazza slovena di 24 anni e l'11 Novembre del 1997 decide che ne ha abbastanza della sua vita monotona e sempre uguale. Le sembra di aver vissuto già tutto quello che potrebbe vivere. Così, ingurgita una quantità esagerata di sonniferi e aspetta la morte.
Qualcosa però va storto e Veronika si risveglia a Villete, un ospedale psichiatrico, dove scopre che il suo cuore è stato danneggiato dal tentato suicidio e che le rimangono solo una manciata di giorni da vivere. Giorni che dovrà trascorrere lì, insieme ad altri pazienti, ognuno con il proprio passato alle spalle, ognuno con qualcosa da insegnare e da imparare.

Quello di Veronika a Villete sarà un viaggio che la porterà a comprendere finalmente sé stessa, a rivalutare la propria vita e a capire che può esserci un equilibrio tra follia e normalità.

Quando ho iniziato a leggere questo libro sapevo che sarebbe stata una lettura molto positiva e motivante, quello che mi spaventava era la possibilità che scadesse nel banale, con frasi fatte e insegnamenti tanto facili da scrivere ma un po' più complessi da mettere in pratica. Invece così non è stato.
La trama non è delle più originali e gli eventi principali li avevo facilmente previsti da sola, ma quello che rende bello questo romanzo non è il filo principale del racconto, ma anzi le piccole scene che si susseguono e che, anche prese singolarmente contengono messaggi diversi ma tutti importanti.
Tali scene non riguardano solo Veronika, ma anche gli altri personaggi, i quali diventano così protagonisti della storia insieme a lei.
Mi è piaciuto molto questo fatto, perché permette di vivere tante esperienze da prospettive diverse. I punti di vista infatti cambiano nei vari capitoli, a seconda di quale storia si andrà a raccontare.
C'è la storia del Dottor Igor; quella di Mari, tormentata dagli attacchi di panico; quella di Eduard, affetto da schizofrenia; e così via.

Questo fa sì che il lettore abbia molta più possibilità di immedesimarsi in qualche passo del libro.

Ho già detto che questo è un romanzo positivo e ottimista: a differenza di altre letture recenti che ho affrontato, qui Coelho guarda il lato positivo della follia. Siamo di fronte a persone estraniate, incomprese, che non hanno fatto del male a nessuno ma semplicemente sono state invase dal peso del mondo.
Rappresentando la vita nell'ospedale psichiatrico l'autore ci mostra come queste persone sappiano essere diverse in maniera buona, infrangendo regole inutili imposte dal giudizio della società, abbracciando una maggiore libertà ed esprimendo se stessi al 100%.

Coelho riversa in questa storia la sua esperienza: lui stesso è stato ricoverato per ben tre volte in un ospedale psichiatrico perché considerato diverso in quanto artista. E in una di queste occasioni è stato anche sottoposto ad elettroshock.

E proprio l'autore appare brevemente nel romanzo, spiegandoci il collegamento tra la sua storia e quella di Veronika.

Avendone avuto un'esperienza diretta, Coelho rappresenta fedelmente le condizioni degli ospedali psichiatrici; l'angoscia di trovarsi in un luogo del genere per alcuni, il conforto di essere in un mondo diverso, separato da quello reale, per altri; le amicizie tra i pazienti e i rapporti di questi ultimi con i medici.

Coelho critica il modo in cui queste strutture erano gestite e alcune procedure mediche che vi erano praticate, ma soprattutto sfata il mito secondo il quale i pazienti sono dei pazzi da evitare. La società giudica, rifiuta comportamenti ritenuti folli che in realtà folli non sono e vive seguendo uno schema ripetuto e sempre uguale, Coelho se ne prende gioco e mostra come si possa guarire con un po' di aiuto e anche come la vita, con un po' di follia, possa essere meravigliosa.

Ho apprezzato molto questo romanzo perché con parole semplici comunica speranza e voglia di reagire, di vivere per quello che si è. Credo sia un libro adatto a qualsiasi età, alle persone che hanno bisogno di una spinta in più di ottimismo ma anche a quelle che giudicano o additano gli altri come diversi con troppa facilità.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

In moltissimi mi avete consigliato di leggere anche "Undici minuti" quindi lo farò :)

Voi avete letto questo libro? Vi piace Coelho?

Vi mando un bacione,
Silvia 💕